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Visualizzazione dei post con l'etichetta vari autori

AA.VV. - The Indian Runner (O.s.t.) (1991)

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La colonna sonora di oggi ha una storia davvero particolare. Sean Penn, al suo primo film da regista, ha una folgorazione ascoltando un disco, tanto che decide di scrivere una sceneggiatura basandosi sulla storia raccontata da un brano in particolare: Highway Patrolman di Bruce Springsteen, da quel capolavoro che è Nebraska (1982). Il film, The Indian Runner (1991, in italiano intitolato Lupo Solitario) racconta di Joe e Frank Roberts. Joe è lo sceriffo di una piccola cittadina agricola del Nebraska, Plattsmouth, Frank è un soldato dell'esercito degli Stati Uniti. La vita dei due fratelli separati è scossa dalla morte della madre prima e poi dal suicidio del padre. Frank incontra il fratello dopo essere tornato dalla guerra in Vietnam. È diventato un uomo scontroso e cupo, incapace di starsene fuori dai guai. Joe cerca di ricostruire una vita per lui e per suo fratello, Frank ha una relazione con una ragazza del posto, Dorothy,  con cui avrà un figlio. Quando tutto sembra mettersi ...

Artisti Vari - No Nukes (1979)

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di Silvano Bottaro La storica "cinque giorni" di New York contro il nucleare, tenutasi nel settembre del '79, divenne un triplo album live con straordinarie esibizioni. La festa al Madison Square Garden dal 19 al 23 settembre, fu una festa di suoni di canzoni senza frontiere, di jam sessions e di speranza per un futuro in cui, come disse Stephen Stills, " sia possibile costruire un'industria sulla forza benefica del sole. E per far questo partiamo da una chitarra". La cinque giorni di No Nukes fu una Woodstock "per una causa", per l'altra generazione, quella dell'impegno degli anni Settanta, meno ottimista, ma altrettanto carica di motivazioni. La organizzarono quelli del Muse (Musicians United for Safe Energy), un gruppo di musicisti animati dal sano desiderio di cambiare prima l'America e poi il mondo. Capeggiati da Jackson Browne e Graham Nash, allestirono la più grande festa musicale dei nostri anni (e anche l'ultima di ...

AA.VV. - Easy Rider (O.s.t.) (1969)

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Le storie di musica di Maggio le ho scelte pescando da un oceano immenso: le colonne sonore. Sono comparse già in passato in questa rubrica, ma non in senso organico. Nemmeno stavolta sarà possibile essere esaustivi, occorrerebbero centinaia di domeniche, ma ne ho scelte 4, particolari, dove il rapporto con la canzone rock è decisivo, anche e soprattutto come genesi dell’intero accompagnamento musicale al film. Easy Rider era uno slang un po’ sboccato per definire un playboy, ma dopo che Dennis Hopper decise di usarlo per il titolo del suo primo film, è divenuto sinonimo di motociclista, che vive la vita in libertà da antieroe. Hopper insieme a Peter Fonda firma la sceneggiatura di uno dei più grandi film degli anni ‘60, manifesto della stagione hippie americana, e nel 1969 esce nelle sale Easy Rider (che in italiano ha un sottotitolo Libertà E Paura): Wyatt e Bill, dopo avere trasportato un carico di cocaina dal Messico agli Stati Uniti, investono parte del guadagno in due motociclett...

AA.VV. - Romeo + Juliet (music from the motion picture) (1996)

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La serie maggiaiola di dischi colonna sonora volge al termine. Per mia scelta iniziale, non ho considerato i classici opere di quei grandiosi giganti che hanno fatto delle colonne sonore quasi un nuovo ramo artistico (penso a Morricone, Zimmer, Williams, Rota, Badalamenti per dire i primi che mi vengono in mente), ho considerato alcuni lavori dove l’uso del brano rock fosse alquanto innovativo, direi di costruzione delle scene e non di semplice accompagnamento, e che furono anche motore di successo sia per il film che per le canzoni che compongono la colonna sonora. La scelta di oggi è caduta sul film di Buz Luhrmann, Romeo + Juliet, del 1996, una ripresa quasi del tutto integrale del classico dramma di William Shakespeare: il regista utilizza in maniera quasi identica trama e dialoghi, cambiando solo l’ambientazione, spostando le vicende dalla splendida Verona italica a Verona Beach, sobborgo di Los Angeles, negli anni ‘90 del ‘900, dove Montecchi e Capuleti sono due potenti famiglie ...

AA.VV. - Pretty In Pink (o.s.t.) (1986)

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John Hughes non suona famosissimo oggi, ma per 15 anni, dal 1980 al 1995 è stato una sorta di gallina dalle uova d’oro per un genere cinematografico, i film per i ragazzi, collezionando successi che ancora oggi ricordiamo: basta dire che è lo sceneggiatore di Mamma Ho Perso L’Aereo e Beethoven. Ma prima ancora fu anche regista, a metà degli anni ‘80, di una serie di film sugli adolescenti che hanno segnato un certo tipo di immaginario, come Una Pazza Giornata Di Vacanza del 1986 (che la Biblioteca del Congresso USA ha deciso di inserire nella lista dei film da preservare per i valore artistico, culturale o estetico del lavoro) e una serie di film con protagonista una giovane attrice, Molly Ringwald, che con i suoi capelli rossi e il broncio naturale fece innamorare una generazione intera di ragazzi. Tra i film, Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare del 1984, The Breakfast Club del 1985 (un culto, anch’esso nel Registro di conservazione della Biblioteca del Congresso) e il film d...

In ricordo di George Martin: lo Zio Scarafaggio

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 di Riccardo Bertoncelli  Se Brian Epstein fu “il papà” dei Beatles, per usare il termine affettuoso coniato dagli stessi figlioli, Martin è stato lo zio saggio e complice; chiamato da subito a consigliare, a controllare, fondamentale trait d’union fra il mondo a colori di quei geniali scapestrati e il bianco-e-grigio dei burocrati delle Industrie Elettriche Musicali. Produttore scrupoloso e arrangiatore di talento (basterebbe il ricordo famoso di Yesterday o di Eleanor Rigby), stimolato dai suoi pupilli a vere e proprie missions impossible; come la famosa volta che John gli chiese di suturare due versioni di Strawberry Fields Forever non solo diverse ma proprio con un altro tempo e lui eseguì, con forbici, pecetta e dito sul nastro, consegnando quel brano alla storia – le necessità pre-tecnologiche aguzzavano l’ingegno. Martin era già qualcuno quando i Beatles arrivarono, nel 1962, anche se non c’è dubbio che senza di loro oggi non saremmo qui a scriverne. Era entrato alla EM...

AA.VV. - Dylan In Jazz. A Jazz Tribute To Bob Dylan (2018)

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Wagram è un sobborgo austriaco, appena fuori Vienna, e fu teatro di una delle più grandiose battaglie napoleoniche: il Generale Bonaparte conseguì una delle sue più grandiose vittorie, in una sanguinosa battaglia contro l’esercito degli austriaci comandati dall'Arciduca Carlo. È anche il nome di una stazione della metropolitana parigina, ed è lì che nacque ai suoi fondatori l’idea di fare una etichetta discografica indipendente, nel 1999. Fautrice di numerosi progetti interessanti, nel 2018 quelli della Wagram hanno pescato nel mare magnum delle cover di canzoni di Bob Dylan (sebbene il calcolo è per forza di cosa approssimativo, si contano accreditate cover su 300 canzoni con autore o co-autore Dylan da parte di oltre 1500 artisti) delle riedizioni particolari dei classici del menestrello di Duluth. Ne è uscita fuori una compilation dal grande gusto e dalle scelte niente affatto scontate, che è il piccolo regalo di Natale di questa rubrica. Il titolo, Dylan In Jazz, spiega solo in...

Il sound di domani...

Difficilissimo dire quale sarà il sound di domani. L’udito della gente è oggi infinitamente più sofisticato e ricettivo di ieri. Oggi tutti ascoltano tutto. Dov’è il silenzio? Sparito. La musica, il ritmo pervadono tutto il tempo. A volte servono per eccitarsi, ma spesso anche per rilassarsi, per farsi viaggi in fuga dal ritmo velocissimo del videoclip, della tv e dello stesso cinema, ormai un inferno. Ho visto Armageddon: ogni scena dura pochi secondi fra altissimi fragori. Insomma, il suono e la visione a volte sono in combutta, esplodono insieme, a volte sono agli antipodi per bilanciarsi. E tante persone si fanno la loro musica da sé: bastano quindici milioni per metter su uno studio completo, con sintetizzatore, computer e tutto quanto. Un fenomeno molto democratico. Ma c’è il problema che ci son fuori troppe etichette discografiche, migliaia e migliaia, e la concorrenza è spaventosa. Il risultato è una confusione totale, la globalizzazione non c’è soltanto in economia. A Londra,...

AA.VV. - Singles (O.S.T.) (1992)

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Nel 1992 il grunge era il genere musicale ed estetico imperante nell’universo della musica pop. Qualcuno dall’occhio lungo se ne accorse per tempo e proprio a metà del 1992 mandò nelle sale cinematografiche un film girato a Seattle in cui non solo il mondo delle band della città è lo sfondo alle dinamiche dei protagonisti, ma addirittura alcuni dei nuovi eroi fanno dei piccoli cameo. Cameron Crowe è stato prima che un grande regista un giornalista musicale prodigio: a 15 anni scrive recensioni per riviste come Creem e Playboy, a 16 diviene firma del magazine Rolling Stone, che lo manda ad intervistare gente del calibro di Dylan o Neil Young. È anche appassionato di scrittura e il suo primo romanzo Fast Times At Ridgemont High (in italiano Fuori Di Testa e che vede il debutto di tre futuri premi Oscar, Sean Penn, Nicholas Cage e Forest Whitaker) si trasforma in un film scritto e diretto da Crowe. Arriveranno poi alcuni titoli fortunatissimi, come Non Per soldi… Ma Per Amore (titolo orig...

AA.VV. Summer Of Soul (...Or, When The Revolution Could Not Be Televised) OST (2022)

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di Francesco Pandini Ci vogliono meno di due minuti perché “Summer Of Soul” agganci anche lo scettico, il cinico e il distratto: è il tempo che serve a uno Stevie Wonder appena diciannovenne per lanciarsi in uno scatenato quanto inatteso drum solo, furente di gioia e rivoluzione. Con questa scelta - l’idea di mostrare un lato nascosto di un’icona della black music pronta a farsi adulta e spiccare il volo - Ahmir Khalib Thompson (aka Questlove, batterista dei Roots) mette subito in chiaro che la sua prima fatica da regista è ben più di un semplice documentario che recupera le memorie di un festival dimenticato. Sì, certo: per le due ore del film si respira un autentico senso di meraviglia e scoperta, alla maniera che gli appassionati di musica avranno imparato a conoscere con “Searching For Sugar Man”; per il cinefilo, invece, sarà automatico associare il salvataggio rocambolesco di materiale audiovisivo alle pellicole abbandonate sul fondo di una piscina ghiacciata alla base di “Dawson...

American Epic: un viaggio nella preistoria discografica

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Un viaggio nella preistoria discografica in compagnia di Jack White, T-Bone Burnett e di un impianto di registrazione riemerso dalla leggenda  di Riccardo Bertoncelli Potrebbe essere un quiz. Cos’hanno in comune T-Bone Burnett, Robert Redford, Jack White e Robert Johnson? La risposta sta in un documentario TV della PBS e in un doppio CD appena pubblicato dalla Columbia, «American Epic», e riguarda una monumentale macchina di registrazione risalente agli anni Venti che un innamorato ossessionato tecnico del suono, Nicholas Bergh, ha pazientemente ricostruito pezzo dopo pezzo con un lavoro durato dieci anni. Una volta completato quel labour of love, Bergh ha messo a disposizione il suo mostro addomesticato e il trio di cui sopra ha pensato bene di costruirci un progetto audio/video: convocare una serie di musicisti del nostro tempo e farli registrare come novant’anni fa, senza rete, senza possibilità di errore o correzione, con gli impotenti mezzi di uno stilo incisore che, mentre l’...

Lo Human Be In, il primo Festival Rock

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di Gianni Lucini Il 14 gennaio 1967, al Golden Gate Park in San Francisco, si svolge lo “Human Be In”, un evento che poi verrà considerato il primo vero Festival Rock della storia. Psichedelia e acidi Tra i promotori c’è anche Timothy Leary, fondatore della rivista di contro-cultura “San Francisco Oracle”. Lo Human Be In mescola musica, poesia e psichedelia. Migliaia di giovani ascoltarono poeti come Allen Ginsberg declamare le loro opere dal palco assumendo gli acidi lanciati dal palco da Augustus Owsley Stanley III, un chimico di San Francisco considerato tra i veri artefici della psichedelia statunitense. Tra poesia e musica Oltre alla poesia c’è la musica. In quella giornata suonano i Jefferson Airplane, i Grateful Dead di Jerry Garcia e i Qucksilver Messenger Service. Inizia così quello che verrà ritenuto un anno magico e ricchissimo dal punto di vista musicale. Fonte originale dell'articolo

Dieci capolavori di musica jazz

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MY FAVORITE THINGS Scritto e composto per il musical “Tutti insieme appassionatamente” (messo in scena nel 1959), la versione jazz ha avuto fortuna grazie a John Coltrane che l’ha modificata, accorciandola e dividendola in due sezioni. La bellezza del brano sta nella libertà espressiva di Coltrane che durante i live riusciva ad allungarla fino a un’ora (come nel live in Giappone). Un pezzo suonato da moltissimi musicisti dopo Coltrane: “Molti pensano che sia una mia composizione”, disse il sassofonista americano: “vorrei tanto averla scritta io.” SOMEDAY MY PRINCE WILL COME Anche questo brano nasce dal mondo dello spettacolo, in particolare da un famosissimo cartone animato: Biancaneve e i sette nani. È diventato, per la sua carica espressiva e dolcezza, uno dei brani più belli e famosi del jazz. Tra le versioni più delicate e sublimi c’è sicuramente quella del grande pianista Bill Evans (anche quel genio di Miles Davis ne ha eseguita una). TAKE FIVE Scritto da...

1968, la prima volta dei Pink Floyd in Italia

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di Alessio Bardelli 18 aprile 1968: una decina di giorni dopo l’annuncio ufficiale dell’uscita di Syd Barrett dal gruppo, i Pink Floyd sono in Italia per la prima volta per suonare nella capitale. La band inglese è attesa al Piper Club di Via Tagliamento il 18 e il 19 aprile (per due concerti al giorno). In un locale storico, punta di lancio per artisti come Patty Pravo, Equipe 84 e moltissimi complessi beat degli anni ’60, i Pink Floyd faranno il loro debutto in Italia. Ma cosa era arrivato in Italia della musica dei Pink Floyd fino alla primavera del 1968? Da noi venne pubblicato solo il primo singolo See Emily Play / Scarecrow del 1967, che vendette non molte copie, ed è oggi rimane una rarità tra i collezionisti. Timida ma comunque presente la stampa italiana nel 1967: la rivista Ciao Amici nel settembre 1967 pubblicò un pezzo sulla band inglese dal titolo “Anche la musica come droga” firmato da Otis Pencill, in cui l’associazione “musica = droga” viene fatta forse...

Progback!

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I nuovi dischi degli inglesi Marillion e Van Der Graaf Generator stanno riscuotendo un buon successo ed entrambi strizzano l'occhio al proprio passato. Altri seguiranno? di Claudio Todesco Starà mica tornando il progressive? La musica analogica e immersiva per eccellenza si sta forse rianimando? La verità è che il prog non se n’è mai andato. E siccome oggi in musica, a meno che non siate Taylor Swift o Adele, le nicchie ti pagano pranzo e cena, e magari in anticipo grazie al crowdfunding, ecco che un gruppo che aveva messo alle spalle il progressive torna a casa, più o meno. Loro sono gli inglesi Marillion, l’album s’intitola F.E.A.R., che sta per Fuck Everyone And Run. Contiene cinque brani appena, durata media tredici minuti e mezzo, piccoli viaggi pieni di curve e cambi di scenario, come piace agli appassionati. Dal prog i Marillion prendono il carattere narrativo e qualche digressione strumentale, però usano tinte scure e sostituiscono l’enfasi romantica con suoni che ...

Le 10 canzoni che hanno definito il rock

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La playlist all-time di uno dei più grandi critici musicali viventi, Greil Marcus, raccolta in un libro appena uscito in Italia grazie a Il Saggiatore, non è la playlist della storia del rock che vi aspettate, anzi probabilmente non indovinereste nemmeno una canzone di Giulia Cavaliere Quanto bisogna essere monumentali per pubblicare un’opera in cui si racconta a tutto il mondo la propria personale playlist di canzoni rock che hanno fatto la storia? Moltissimo, ovviamente, ma non solo: diremmo, piuttosto, che per risultare credibili in un’operazione tanto complessa e – oggettivamente – soggettiva, è necessario essere i numeri uno, i primi, non solo per talento, affermata attendibilità e statura autoriale ma anche nella pura cronologia della storia dello scrivere il rock. Niente appare al mondo tanto soggettivo, aleatorio e mutevole come il gusto e il giudizio musicale, specie se parliamo di musica leggera, e solo chi ha visto il grattacielo nascere dalle fondamenta può per...

E T I C H E T T E

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