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Steve Earle & The Dukes - Terraplane (2015)

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di Gianfranco Callieri Casomai qualcuno se lo chiedesse (ma il dato possiede anche un suo senso “narrativo”), la Terraplane, fino al 1934 EssexTerraplane, era un modello di automobile prodotto da una casa di Detroit, la Hudson Motor Company, e molto diffuso negli Stati Uniti ai tempi della Grande Depressione. La vettura, assai simile a quelle che potete vedere in una qualsiasi puntata di Boardwalk Empire, divenne, in virtù del costo accessibile, una delle più comprate, anche in tempo di crisi, e contribuì a fare della Hudson (sopravvissuta per altri vent’anni) una delle poche aziende davvero floride del paese. La Terraplane ispirò persino il primo successo di Robert Johnson, la Terraplane Blues uscita su 78 giri (etichetta Vocalion) nel 1937, con Kind Hearted Woman sul lato-b, e registrata l’anno prima in quel di San Antonio, Texas. Il brano di Johnson era in pratica un riassunto, più sfacciato di qualsiasi altra cosa pubblicata fino a quel momento, della capacità, tipica dei blues...

Steve Earle & The Dukes - The Low Higway (2013)

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di Silvano Bottaro A due anni dall'ottimo I'll Never Get Out of This World Alive, Steve Earle ritorna con una altro bel disco "The Low Higway". Quindicesimo lavoro in studio, l'album si mantiene nella sua collaudata sfera folk/country/rock, senza particolari peccati ne virtù. Niente di marcatamente nuovo quindi, ma dodici brani firmati da grande autore. Da scrittore qual'è, (è uscito da pochi mesi un romanzo dal titolo "Non uscirò vivo da questo mondo") il cinquantottenne cantautore statunitense, non ha difficoltà ad esprimere attraverso la forma artistica della "canzone" versi, pensieri e idee soprattutto sociali.  Da sempre impegnato politicamente Earle, attraverso i testi, sottolinea disagi e invia segnali di protesta, facendosi portavoce anche di chi voce non ha. C'è in questo album tutto il succo dell'arte del musicista, il suo muoversi e il suo cantar vigorosamente accoppiando spunti ritmici a momenti melodici. Il...

Steve Earle - I'll Never Get Out of This World Alive (2011)

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di Silvano Bottaro Ognuno ha il suo ‘metro’ per valutare un disco, ognuno lo può ‘criticare’ attraverso le sue priorità. Personalmente uso sempre questo mio teorema: “La somma di quante volte un cd suona nel tuo lettore musicale è uguale alla somma di quanto il disco ti piace”. Al di là quindi di ogni razionale ricerca sonora, quello che conta, alla fine, riguarda una più semplice questione di ‘pelle’ o meglio di ‘udito’. In base al suddetto teorema, ‘I'll Never Get Out of This World Alive’ è l’album più ascoltato in questo primo quadrimestre del 2011 e per un semplice motivo: è bello! Non ci si aspetti niente di straordinario, sia chiaro, nessuna rivoluzione sonora, anzi, il contrario. Folk, Country e simili, sono i generi suonati, e, sarà la produzione di T-Bone Burnette, sarà il momento felice di Steve, il disco suona bene, ha grande carisma, ed è un piacere ascoltarlo. Non si può certamente dire che Earle abbia avuto una vita monotona: sposato sette volte e c...

Steve Earle - Jerry Jeff (2022)

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  di Gianfranco Callieri «In questo mondo colpevole, che solo compra e disprezza», scriveva Pier Paolo Pasolini nei versi della Religione Del Mio Tempo (1961), «il più colpevole sono io, inaridito dall’amarezza». Ma è un’accusa, quella del farsi spegnere dalla disillusione dilagante e da un incombente senso di vuoto, che di certo non si può rivolgere a Steve Earle. Bollito, secondo alcuni, da una routine ormai composta dal mestiere (e dalla necessità di provvedere al figlio autistico) anziché dall’ispirazione e quindi occupato a produrre, l’una di seguito all’altra, opere assolutamente estemporanee; sempre fedele, secondo chi scrive, all’imperativo di riannodare con costanza i fili del passato, all’obbligo interiore di instaurare un dialogo ininterrotto col proprio immaginario e i suoi elementi costitutivi allo scopo di esorcizzarne ricordi e rimpianti. E così, dopo essersi misurato col blues attraverso una vitalità quasi punk in Terraplane (2015), dopo aver ragionato sullo scorrer...

Steve Earle & The Dukes – J.T. (2021)

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 di Nicola Corsaro Guardando la prima stagione della serie televisiva “Tales From The Tour Bus” (prodotta da Mike Judge, quello di “Beavis & Butt-Head”) si ha una visuale abbastanza chiara su quello che fu il movimento dell’Outlaw Country: a parte la musica, rivoluzionaria espressione di rivolta contro la banalità dell’establishment del country rappresentato da Nashville e dalla sua rigidissima serie di regole inviolabili (pena l’ostracismo da detto establishment, con tutte le conseguenze che ne comportava per la propria carriera), i personaggi protagonisti del movimento erano ribelli veri, insofferenti alle regole dell’America bigotta che vivevano la vita un giorno alla volta, senza voltarsi mai indietro, senza mai pensare alle conseguenze. Steve Earle era certamente uno di questi ribelli, come del resto il suo idolo e mentore Townes Van Zandt; il nome di Townes divenne anche il secondo nome di Justin, primo figlio del cantautore, contro i desideri della madre. Non è difficile...

Steve Earle & The Dukes – Ghosts Of West Virginia (2020)

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di Fabio Cerbone Steve Earle l’outlaw socialista, l’incorreggibile rivoluzionario del country, il texano più odiato a Nashville: ci domandavamo quando avrebbe deciso di alzare la voce, e cosa avrebbe avuto da spiattellare in faccia all'attuale amministrazione americana, e se avesse o meno ripreso la lotta. Il tempo passa, la saggezza mitiga gli animi, o forse, meglio, scava in profondità, dando all’autore la consapevolezza di poter incidere con parole e musica che guardino direttamente nell’anima del suo avversario. Ed è nell’anima (e nel corpo) dell’America divisa di questi giorni che Ghosts of West Virginia prova a volgere lo sguardo: invece della battaglia, a sorpresa Steve Earle cerca il confronto, la rinconciliazione, si mette nei panni di quella gente che non la pensa come lui, che non vota come lui, che non crede in ciò in cui crede lui, ma resta comunque popolo, spesso povero, emarginato anche nell’arretratezza dei mezzi culturali, confinato in terre martoriate, sfrutta...

Steve Earle & The Dukes – Guy (2019)

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di Ermanno Labianca "Qualche settimana dopo che Guy aveva lasciato questo mondo ci riunimmo tutti, noi amici più stretti, nello studio fotografico di Jim McGuire, a Nashville. Jim stese un po' di foto su un tavolo. Queste viste tutte insieme formavano la storia della vita di Guy. Io lo conobbi che ero giovanissimo, infatti in alcune di quelle foto ero solo una silhouette sfuggente, ai margini di qualche inquadratura. Era appena trentatreenne quando lo conobbi, io vent'anni o qualcosa di meno. L'ho sempre visto giovane e incapace di invecchiare. Me lo sono goduto, il mio amico. So che lascerò questo mondo con un solo rimorso: quello di non aver mai composto una canzone intitolata 'Guy Clark'". Ha scritto questo Steve Earle, a New York City, nel novembre dello scorso anno, in chiusura dei lavori per il suo disco "Guy", dedicato al songwriter, texano come lui, che più lo ha ispirato. Non una canzone, ma un intero album, nel pensiero di Guy C...

Steve Earle & The Dukes – So You Wannabe An Outlaw (2017)

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di Marco Verdi Dopo il piacevole ma piuttosto disimpegnato disco di duetti con Shawn Colvin di un anno fa, torna Steve Earle con uno degli album più belli della sua ormai più che trentennale carriera. So You Wannabe An Outlaw è un CD di brani originali che, come lascia intuire il titolo, è anche un sentito tributo ad una certa musica country texana dei seventies, meglio conosciuta come Outlaw Music, che aveva i suoi massimi esponenti in Willie Nelson, Waylon Jennings e Billy Joe Shaver, un country robusto ed elettrico e non allineato con i precisi dettami commerciali di Nashville. Ma questo album è anche un omaggio di Steve alla sua gioventù, ed ai suoi primi passi come songwriter, quando venne preso dal grande Guy Clark sotto la sua ala protettiva (e Guy viene ricordato in una delle canzoni più intense del disco). Dal punto di vista sonoro So You Wanna Be An Outlaw è il lavoro più country di Earle da moltissimi anni a questa parte, se escludiamo il disco The Mountain inciso con l...

E T I C H E T T E

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