Mikal Cronin - MCIII (2015)
di Salvatore Setola Non c’è niente di meno rock’n’roll della serenità, e Schopenhauer ha fatto più danni del proibizionismo. Quando scriveva che per condurre un’esistenza felice occorre abbandonare le passioni, i desideri e qualsiasi ambizione, praticamente stava affermando che la felicità non appartiene a questo mondo. Quindi tanto vale mettersi il cuore in pace e accontentarsi del suo surrogato sfigato: la serenità appunto. Grazie per la premurosa dritta, Arthur, ma se proprio dobbiamo viverla, questa cosa inspiegabile chiamata vita, allora vogliamo essere felici, non sereni. E non c’è niente di più rock’n’roll della felicità. Perché comporta il rischio dell’infelicità, il guasto di fallirla. Ecco, tra le insenature di quel guasto si inserisce Mikal Cronin con la sua musica fatta di malinconia gozzaniana per le rose non colte e slanci vitali che - quella malinconia - la inceneriscono sotto il sole di melodie power pop, chitarre basculanti surf-punk e una rabbia esistenziale (p...