Sprints - Letter To Self (2024)
di Fabio Gallato Il nome di una band spesso suggerisce la sua direzione sonora, e nel caso degli Sprints, che arrivano da quella Dublino che da qualche tempo è città di fuoco e fiamme musicali, ciò è particolarmente vero. Nella gran parte delle tracce del loro album di debutto “Letter to Self” si viaggia infatti a velocità sostenuta, con il piede sull’acceleratore e il cuore in gola, quello che la cantante Karla Chubb sputa fuori a più riprese dimostrando di saper cavalcare un’onda che disarcionerebbe molti tra i più esperti. Attenzione, però: se non per comodità didascalica, non si tratta dell’onda decadente del nuovo post-punk che i concittadini Fontaines D.C. hanno ben contribuito ad ingrossare. Gli Sprints si aggrappano a melodie e sonorità diverse, che vanno dalle Savages – è bello notare come l’influenza della band di Jehnny Beth sia sempre più preponderante nelle nuove leve, prendete le Gènn, altre su cui contare – ai Refused, fino agli Strokes, ai Pixies, a PJ Harvey e alle Hol...