Post

Visualizzazione dei post da aprile, 2026

Syd Barrett

Biografia Roger Keith Barrett, conosciuto come Syd, chitarrista e leader dello storico gruppo dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, nasce a Cambridge (Inghilterra) il 6 gennaio 1946. Il primo approccio con la musica arriva all'età di 14 anni quando riesce a convincere la madre a comprargli una chitarra. Il soprannome 'Syd' deriva da un anziano musicista jazz di nome Sid Barrett che spesso andava a sentire in un locale della sua zona. Syd rimarrà sempre legato al jazz e al blues: all'inizio della carriera dei Pink Floyd nel repertorio della band vi sono proprio pezzi blues riarrangiati e resi irriconoscibili da lunghi virtuosismi improvvisati di cui Barrett è specialista. E' lui inoltre a scegliere il nome della band ispirandosi ai suoi due bluesman preferiti: Pink Anderson e Floyd Council. Il locale che porta la band al successo è l'UFO: qui iniziano a sperimentare il "Light Show" che diverrà parte fondamentale delle proprie esibizioni, fac...

The Chieftains & Ry Cooder - San Patricio (2010)

Immagine
di Silvano Bottaro Per quanto riguarda la musica popolare, dal 1996 anno di uscita di quel meraviglioso disco che porta il nome di “Buena vista social club” niente è stato pubblicato di così bello e guarda caso anche in quel disco c’era la presenza di Cooder. In realtà non è un caso, nessuno meglio di lui sa raccogliere le radici storico musicali di un popolo. In questo disco il risultato è doppio visto che il suo collaboratore Paddy Moloney (leader dei Chieftains) è altresì un musicista sempre alla ricerca di perle sonore appartenenti al suo popolo d’Irlanda. Due mondi quindi, quello di Ry Cooder e una musica di base messicana e quello dei Chieftains con le loro ballate irlandesi, uniti per raccontare una storia che porta il nome di San Patricio, una guerra avvenuta nel 1846 tra messicani e americani alla quale parteciparono molti irlandesi. Il disco, che i due musicisti poco più che sessantenni hanno inciso, comprende diciannove brani. Tutte le canzoni sono ricche di sonorit...

Outsiders

Immagine
di Ernesto Assante L’artista, quello vero, non dovrebbe preoccuparsi d’altro che essere se stesso, di cantare e suonare quel che vuole, in barba alle classifiche, alle mode e, estremizzando, persino al pubblico. Negli ultimi anni, di certo negli ultimi venti anni, la parola artista è stata usata spesso a sproposito, nel campo della musica popolare. Tutti quelli che cantano e registrano musica su dischi o mp3 vengono, indistintamente, chiamati artisti, al di la delle motivazioni che li spingono a cantare, suonare o registrare musica. E’ artista l’intrattenitore, è artista il cantante, è artista il musicista, che invece andrebbero chiamati con i loro nomi, intrattenitori, musicisti e cantanti, professioni meravigliose, stimabili, essenziali per la nostra vita, e che possono consentire a chi le pratica di trasformarsi in artisti. Artista è il conduttore televisivo, artista è la soubrette che balla seminuda, artista è il rapper che maltratta le donne a parole e nei fatti, artista è il ...

Neil Young + Promise Of The Real - The Monsanto Years (2015)

Immagine
di Paolo Carù Preceduto da feroci critiche ma anche da recensioni positive, il nuovo album di Neil Young non è certo un disco da buttare. L’inglese Mojo, che dà quattro stelle a cani e porci, gli affibbia uno striminzito due e mezzo, altri addirittura due stelle. Onestamente, dopo averlo ascoltato abbastanza velocemente (ne siamo venuti in possesso quando il numero di Luglio era già chiuso), non possiamo definire questo disco brutto, assolutamente no. Ci sono almeno quattro canzoni sopra la media, quindi belle e, anche se qualcuna ha un titolo bizzarro (su tutte A Rock Star Bucks A Coffee Shop) il mio giudizio è decisamente positivo. Neil Young è il solito treno in corsa. Se ne sbatte altamente e va contro tutti: media, corporation, la compagnia agrochimica Monsanto (che opera con biotecnologie agrarie e che, a detta di molti, sta rovinando l’America con gli OGM), Starbucks, Chevron, Wallmart. E, almeno a livello personale, non sono proprio in disaccordo con Young. Wallmart, a...

Deep Purple - In Rock (1970)

Immagine

Heartless Bastards - Restless Ones (2015)

Immagine
di martchelo Il quinto album degli Heartless Bastards è uno splendido esempio di gruppo che gradualmente giunge a una completa maturità artistica. A differenza di band il cui talento emerge da subito in maniera più cristallina gli Heartless Bastards hanno dovuto fare parecchia strada per trovare la loro dimensione ideale dopo aver oscillato tra post-punk e country. Il gruppo guidato da Erika Wennerstrom e dalla sua voce bella, profonda ed espressiva con Restless Ones codifica un suono rock americano di stampo tradizionale con evidenti rimandi country ed un'energia di fondo convogliata attraverso strofe e ritornelli dalle dinamiche interessanti. E' l'equilibrio tra le componenti della band a colpire in Restless Ones, la qualità della scrittura, magari non geniale ma mai banale, sono l'intensità e la pulizia dell'esecuzione vocale a rapire la nostra attenzione. Gli Heartless Bastards ci regalano un ottimo album dal sapore classico: in un mondo ricco di inutili...

Joan Baez

Biografia Nata il 9 gennaio 1941 a Staten Island, New York, Joan Baez è la seconda di tre figlie di Albert Baez, un dottore in fisica, e di Joan Bridge, una donna di origini scozzesi figlia di ministro della chiesa episcopale e professore di drammaturgia emigrato negli Stati Uniti. L'attività professionale del padre come scienziato, ricercatore e consulente dell'Unesco, portò la famiglia Baez a numerosi spostamenti lungo tutto il continente americano, tanto che i Joan e i suoi fratelli spesero la prima parte del loro tempo nella piccola cittadina di Clarence Center, nei pressi di New York, e poi, dopo varie vicessitudini, a Redlands, in California. Fin da giovane la sua coscienza sociale a base di pacifismo e non violenza ed il suo amore per la musica sono piuttosto forti. Il battesimo musicale avviene ad una manifestazione per gli studenti delle scuole superiori, dove Joan ha modo di fare il suo debutto suonando con l'ukulele "Honey Love". Dopo quest...

Tedeschi Trucks Band - Future Soul (2026)

Immagine
di Matteo Bossi Era ipotizzabile che I Am The Moon si rivelasse un progetto spartiacque nella discografia della Tedeschi Trucks Band e per più di una ragione. Si trattava di una tetralogia con pochi precedenti per estensione e modalità di pubblicazione, che riusciva a tenere insieme, grazie alla rilettura del poema di Nezami, una musica stratificata e piena di tanti elementi diversi insiti nella loro musica, dal blues al gospel, passando per le componenti soul e orientali. Immaginavamo dunque che, per dare un seguito a quest’opera così particolare, avrebbero scelto di distaccarsene, imboccando un’altra direzione, fin dalla copertina. E il contrasto rispetto al precedente non poteva essere più netto. Laddove il tema lunare era declinato in evocativi chiaroscuri, ispirati alla storia di Layla e Majnun, per il nuovo lavoro, “Future Soul”(Fantasy), invece l’elaborazione grafica fumettistica vede Susan e Derek inseguiti da robot, dischi volanti e mostri. Ed è anche la prima volta, almeno da...

Lenny Kaye

Immagine
"L'America è la patria del rock'n'roll; e sebbene abbia dilagato per tutto il mondo, la natura di "crogiolo in cui tutto trova posto" di questa musica rimane specifica di una tipica promessa del Nuovo Mondo. Il rock'n'roll contiene i semi e i percorsi di innumerevoli musiche etniche, da cui attinge a piacimento indipendentemente dal loro segno - nero, bianco, verde o ben che sia. Ma, ancora, non importa quante derivazioni, genealogiche riuscivano a estrapolare da quel genitore che chiamiamo rock; esso continua a rimanere un'invenzione alla Frankenstein, disposta a saccheggiare il recente passato tanto quanto ad abbracciare tutti i party di domani." (da "La terra promessa" di Gino Castaldo)

Moby - Future Quiet (2026)

Immagine
di Angela Denise Laudato are Moby non ne vuole proprio sapere di smettere di comporre musica e, infatti, apre questo 2026 con un nuovo album in studio (ventitreesimo, per l’esattezza!) dal titolo “Future Quiet”. Musicista e cantautore statunitense, Moby è certamente un artista eclettico e versatile, capace di fondere elettronica, blues, gospel e rock con uno stile intimo e malinconico. La sua voce ruvida e sincera, quando presente, è capace di creare atmosfere profonde e sognanti.  “Little idiot” ci sarà riuscito anche stavolta? Scopriamolo insieme. Ad anticipare, in un certo senso, sulle scene “Future Quiet” è stata la traccia divenuta celebre hit nelle stagioni uno, quattro e cinque della serie fenomeno Netflix “Stranger Things”, When It’s Cold I’d Like To Die con Jacob Lusk, già noto per il felice sodalizio con i Gabriels. Da questa premessa appare immediatamente chiara l’inclinazione visionaria di questo nuovo capitolo nel mondo della musica elettronica. Undici tracce che parla...

The Doors - In Concert (1970)

Immagine

Dawes - All Your Favorite Bands (2015)

Immagine
di Blackswan La difficoltà di raccontare questo disco è che ogni cosa possa dire sui Dawes in parte è vera e in parte non lo è. A esempio, si potrebbe affermare con una certa sicumera che i Dawes non hanno fatto altro in tutta la vita che ascoltare i dischi di Jackson Browne (che peraltro ha suonato nel loro secondo disco in studio, Nothing Is Wrong) e che Late For The Sky sia il mantra salvifico che determina l'esistenza in vita della loro musica. Poi, dopo due o tre ascolti, ti rendi conto invece che il citazionismo avviene senza forzature, ma con la naturalezza di chi, da un lato, è riconoscente verso le proprie fonti di ispirazione, e, nel contempo, è anche consapevole di aver creato ormai un proprio, e ben definito, stile. Si potrebbe aggiungere poi che questo disco possiede un suono estremamente vintage, che ci riporta direttamente agli anni '70, Stati Uniti, versante californiano. Vero, ma non completamente: Things Happen, primo singolo tratto dall'album, non è s...

The Third Mind - Spellbinder! (2026)

Immagine
 Il supergruppo psichedelico ideato da Dave Alvin e comprendente Jesse Sykes, David Immerglück, Victor Krummenacher e Michael Jerome pubblica un supplemento all'ultimo album di studio "Right Now!": "Spellbinder!" è un EP di quattro brani che da quel disco riprende tre titoli, uno solo dei quali (la cover di "Reap What You Sow" scritta da Mike Bloomfield e Nick Gravenites per Otis Rush) nella stessa versione. "Darkness, Darkness" degli Youngbloods e "The Creator Has A Master Plan" del sassofonista jazz Pharoah Sanders sono remixate dal celebre fonico Tchad Blake, che si occupa anche del missaggio di una inedita reinterpretazione di "Spellbinder" del chitarrista jazz ungherese-americano Gábor Szabó, idolo di Immerglück. Completa il programma una versione di "Before We Said Goodbye" riarrangiata per archi, che trasforma un pezzo concepito come "una combinazione tra Haight-Ashbury e una ballata r&b" in ...

Louis Armstrong

Biografia Louis Daniel Armstrong, trombettista jazz, è uno dei massimi esponenti di questo genere di musica e colui che ha dato un'impronta del tutto nuova alla musica afroamericana. Per quanto concerne la sua nascita vi è un piccolo retroscena che definisce anche un piccolo giallo. Armstrong ha sempre dichiarato di essere nato il 4 luglio (giorno di festa nazionale negli Stati Uniti) del 1900 ma, in realtà, studi recenti hanno dimostrato che il grande trombettista è nato il 4 agosto del 1901. In particolare, sono da segnalare le ricerche sovvenzionate proprio da New Orleans, la sua città natale, ed effettuate da Tad Jones, il quale sembra che abbia trovato i certificati originali di battesimo del "re del jazz". Secondo questi atti, "Satchmo" (questo il soprannome che gli verrà affibbiato: significa, grosso modo, "bocca a sacco"), si era invecchiato di un anno e un mese, forse per risolvere alcuni problemi legati ai suoi esordi giovanili a Chica...

Mary Gauthier – The Foundling (2010)

Immagine
di Silvano Bottaro Anche la Gauthier come Roky Erickson non ha avuto certamente una vita facile, infatti, The Foundling (Il Trovatello) altro non è che la sua biografia in musica. Abbandonata fin dalla nascita in un orfanotrofio ci rimane fino all’età di quindici anni e quando esce imbocca immediatamente la strada della droga. Queste esperienze com’è logico immaginare lasciano un segno profondo nella sua vita, The Foundling parla di questo. Un disco triste quindi, estremamente personale e catartico dove la cantautrice attraverso le canzoni racconta parte dei suoi ricordi delle sue vicissitudini e delle sue speranze. The Foundling è un concept album, dove le musiche bene s’intrecciano con le liriche che esplorano la sua identità, il lavoro, l’amore, la maternità e momento assai profondo e commovente la recente scoperta della madre biologica che ancora una volta per telefono le conferma il suo ennesimo addio. Un suono malinconico pervade per l’intero album, dove le atmosfere ...

The Vaccines - English Graffiti (2015)

Immagine
di Fuori Posto Graffitismo: la pratica di disegnare immagini sul tessuto urbano. Si fa per lasciare il segno, per non rimanere nell’anonimato. Una manifestazione sociale e culturale diffusa in tutto il pianeta e che da sempre si pone al centro di una sottilissima linea che separa arte e vandalismo fine a se stesso. Un eterno conflitto che di certo non spetta a noi risolvere. La posizione dei The Vaccines è invece molto decisa a riguardo: Justin Young, il simpatico frontman del gruppo, sostiene che in un’epoca in cui l’uomo è in grado di comunicare con un’altra persona dall’altra parte del mondo così facilmente, spesso le parole dette risultano vuote e senza significato. A volte, quindi, è meglio affidarsi a parole ferme, solide, scritte sui muri: Graffiti (appunto). È proprio per questo che il terzo lavoro dei Vaccines s’intitola “English Graffiti“. Con quest’album oggetto della recensione di oggi, la band inglese cerca di confermare il successo ottenuto negli ultimi anni e il s...

Bonnie Prince Billy - We Are Together Again (2026)

Immagine
di Stefano Solventi Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa. Nelle canzoni di Oldham a cavallo tra i due secoli, a quel punto già ribattezzatosi Bonnie “Prince” Billy, potevi avvertire il rimbombo cupo di un’epoca morente, ovvero la forma sonora del vuoto che albergava al centro stesso della cosiddetta retromania: come se quel suonare e quel cantare accadessero a pochi passi dalla propria dissolvenza, così vicino a una qu...

Traveling Wilburys - Volume 1 (1988)

Immagine

Bill Callahan – My Days of 58 (2026)

Immagine
 di Alberto Campo Bill Callahan continua a fare dischi e noi insistiamo a occuparcene. Come mai? Perché le qualità che esprime in termini narrativi e musicali lo rendono autore raro nel panorama contemporaneo. Alla soglia dei sessant’anni, nel nono album a suo nome, dopo quelli marchiati Smog, racconta – dichiara il titolo – i suoi giorni da 58enne in una dozzina di brani appena oltre l’ora di durata complessiva. In “Pathol O.G.”, descrivendo la “creatività come patologia”, confida con rassicurante voce baritonale: “Sapete, scrivo canzoni e le canto da quasi trent’anni, mi piace!”. E nell’iniziale “Why Do Men Sing” ne indaga il movente, fra un avvertimento rivolto a Van Gogh (“Occhio all’orecchio!”) e l’immagine di un incubo notturno nell’aldilà: “Lou Reed mi stava aspettando, tutto vestito di bianco” (del resto, intervistato da “Uncut”, ha detto di lui: “Mi ha mostrato la via, per me è come Gesù”). Il pensiero della fine affiora nitidamente in “The Man I’m Supposed to Be”, ombrosa...

Bill Fay - Who Is The Sender? (2015)

Immagine
di Ricardo Martillos Davvero sfortunata la storia musicale di Bill Fay. Dopo due ottimi dischi ad inizio degli anni settanta, "Bill Fay" e "Time of the last persecution", entrambi usciti per la Deram, è scomparso per lungo tempo dai radar per riapparire con l'avvento di internet e della rete. Se parliamo di musica certamente il web ha contribuito a riportare alla luce dei veri e propri gioielli nascosti. Quelli di Bill Fay appartengono a questa categoria ma, collezionisti e cultori di oscuri solisti folk a parte, furono pochi all'epoca del vinile quelli che tennero nella giusta considerazione i suoi primi lavori. La Dead Oceans ha avuto ottimo fiuto nel riportarlo alla luce tre anni fa, con il bellissimo "Life is people", a continuazione di varie antologie d'inediti e lost tracks. Come è già successo col disco di Ryley Walker, altro bravo artista della stessa etichetta, anche questo nuovo album di Bill è circolato liberamente in rete anche...

Sufjan Stevens

Biografia Sufjan Stevens (Detroit, Michigan, 1 luglio 1975) è un cantante e musicista statunitense. Caratterizzata da uno stile minimalista e folk, con temi riguardanti la famiglia, la fede o le piccole storie di tutti i giorni, la musica di Stevens utilizza, tra gli altri, strumenti tradizionali come il banjo o arrangiamenti orchestrali che mischiano jazz, musical, swing e cori tradizionali. Nato e cresciuto nel Michigan, Stevens inizia la carriera musicale come componente dei Marzuki, una folk band di Holland, per poi passare ai Danielson Famile, dove ha suonato diversi strumenti musicali. Nel 2000 avviene il suo debutto solista, con l’album A sun came. Successivamente, per motivi di studio, si trasferisce a New York, dove nel 2001 pubblica il suo secondo disco Enjoy your rabbit, dedicato agli animali dell’oroscopo cinese. Nel 2003 è la volta di Greetings from Michigan: The Great Lake State, dedicato al suo paese natale e primo disco di un progetto ambizioso, quello di pubbl...

The National - Hight Violet (2010)

Immagine
di Silvano Bottaro A tre anni di distanza da “The Boxer” è uscito “Hight Violet”, quinto disco dei The National, band originaria di Cincinnati. Il disco pur senza particolari originalità è senz’altro tra i più ascoltabili di questo ultimo periodo. La particolarità del suono “The National” è la bella voce baritonale di Matt Berninger che attraverso il suo modo di cantare ha creato un marchio di forza appiccicato al gruppo. “High Violet” è un disco molto piacevole, e volendo inquadrarlo in qualche stile sonoro, per quanto non sia facile, nel loro sound riecheggia un misto di New wave con qualche spruzzatina di folk il tutto innaffiato da un buonissimo easy-rock. Tutte le undici canzoni del disco sono di buona fattura, non ci sono quindi momenti di “stanca” e l’album si fa ascoltare dall’inizio alla fine. Ascoltandolo e riascoltandolo molte volte e in situazioni diverse, la cosa che si evidenzia è la peculiarità del suono che sembra appartenere effettivamente alla realtà de...

E T I C H E T T E

Mostra di più