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The Jesus And Mary Chain - Darklands (1987)

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di Silvano Bottaro Quando ascoltai per la prima volta i “ The Jesus And Mary Chain ” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai - lo ammetto - nel ‘77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine - consideravo tra me e me - come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis? Ripensandoci, ho commesso lo stesso imperdonabile errore: dietro a quell’atteggiamento cinico, come sovente accade, si nasconde il vero amore e l’atteggiamento giusto, in grado di “preservare la specie”; nel senso di rock, quello genuino e privo da qualsiasi contaminazione che non abbia bisogno di scaricare le proprie sensazioni, frustrazioni, urgenze. Dietro a quel rumore apparentemente “maleducato”, dunque, ecco la stoffa, il sincero e sentito bisogno di recitare la propria parte per il gusto di conservare l’attitudine, di non snaturare il vecchio significato di una musica adulta che rifiuta la maturità; il rock’n’roll, dunqu...

Just Like Honey - The Jesus and Mary Chain (1985)

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Nessuno meglio dei Jesus and Mary Chain dei fratelli Reid ha saputo attualizzare la lezione di Suicide e Velvet Underground, ovvero trasmettere il senso del rock attraverso il furore e la dolcezza, la perversione del noise e il candore delle armonie vocali. Armati di feedback e di abrasioni, hanno siringato l'incoscienza dei vent'anni (i Reid erano poco più che adolescenti quando diedero alle stampe Psychocandy) in pillole pop-punk davanti alle quali ci si può solo arrendere, perché velate di carta dark. Questa è la grandezza della band di Glasgow: agitare l'ascoltatore e al tempo stesso cullarlo, tra suggestioni lisergiche e riverberi, istantanee di desolazione e improvvisi muri di chitarre. Just Like Honey è, probabilmente, il più grande inno rock-punk-pop-dark-new wave degli anni ottanta. Racchiude il nocciolo di ogni stile e al tempo stesso li trascende. L'intro alla Phil Spector, il basso cupo e dark, la voce spettrale di Jim Reid, le chitarre che tagliano l'ar...

The Jesus And Mary Chain - Psychocandy (1985)

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La Scozia è patria di cose meravigliose: il single malt, il tweed, il mostro di Lochness e nella Glasgow enigmatica e pazza degli anni '80 di un duo di fratelli che mettono su una band che, nel modo apparentemente più facile del mondo, cambia in parte la storia del rock. William e Jim Reid sono dell'East Kilbride, la periferia desolata della città, ma sanno suonare di base la chitarra. Sono di poche parole, ma un giorno William, leggenda vuole mentre legge un annuncio sulla confezione del latte (usanza molto comune nei paesi anglosassoni) metta insieme, senza un motivo apparente, le parole Jesus, Mary e Chain: The Jesus And Mary Chain. Non c'è nessuna correlazione religiosa o ideologica, e dopo un po' di tentennamenti, riconoscono che suona bene e non ha nessun riferimento ad altre band. Poche settimane dopo trovano un batterista, Murray Dalglish e un bassista, Douglas Hart. Autoproducono il primo brano, Upside Down, che racchiude tutta la pazzia semplice ma destabilizz...

The Jesus And Mary Chain - Glasgow Eyes (2024)

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di Tommaso Iannini «La gente dovrebbe aspettarsi un disco dei Jesus and Mary Chain e questo è certamente ciò che è Glasgow Eyes.» Grazie Jim, in quanto a tautologie noi “critici” andiamo forte, ma se anche gli artisti da questo punto di vista ci danno una mano è più un indizio di mala sopportazione o di solidarietà? Qualunque sia la motivazione, questa esternazione di Jim Reid è a suo modo illuminante. La chiave di lettura di questo nuovo disco dei Jesus and Mary Chain è da un lato la più semplice. Ma una volta che siamo tutti d’accordo che Glasgow Eyes porti la firma riconoscibile dei suoi autori, cosa ci si aspetta allora da un disco dei fratelli Reid? Un sound? Veramente ne hanno cambiati almeno tre o quattro: Psychocandy è stato quello che è stato, Darklands aveva volutamente un altro suono, Automatic un altro ancora, per non parlare di Stoned and Dethroned. E per limitarci ai tempi più recenti questo non è nemmeno un remake di Damage and Joy, l’unico altro album nato dalla reunion...

Jesus and Mary Chain. 30 anni dopo

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di Vittorio Psichocandy, dei Jesus and Mary Chain è uno dei dischi più belli e importanti della musica contemporanea di fine millennio scorso. Per celebrarlo il gruppo si è ricostituito e ha deciso di portarlo in tour… Uno dei dischi più belli e più importanti della musica contemporanea della fine del millennio scorso è Psichocandy, dei Jesus and Mary Chain. Per celebrarlo il gruppo si è ricostituito e ha deciso di portarlo in tour, la cui unica data italiana è a Ferrara, il 19 luglio, nell’ambito della sempre più gloriosa rassegna Ferrara sotto le stelle. La band prende vita a Glasgow, in Scozia, nel 1984 attorno alle figure dei fratelli Jim e William Reid, affiancati dal bassista Douglas Hart e da una girandola di batteristi che vede una prima stabilizzazione quando prende in mano le bacchette un certo Bobbie Gillespie (si proprio lui, ne parleremo in futuro) che di lì a poco cederà il posto ad una batteria elettronica e quindi a John Moore. In pochi mesi realizzano una...

The Jesus And Mary Chain – Damage And Joy (2017)

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di Franco Dimauro Onestamente non so dire perché la gente sia tanto affascinata dalle reunion. Tanto più in ambito rock, dove tutto spesso viene bruciato in un momento che è quell’esatto momento in cui la storia accade. E che è un attimo magnifico o terrificante, comunque irripetibile. I J&MC quel momento lo hanno avuto nel 1985. A non voler essere avari diciamo dall’estate del 1984 a quella del 1987, che pur presagendone già la fine disastrosa, ci appassionammo anche a Darklands. Nonostante qualche buon spunto, fu molto difficile affezionarsi ai successivi. Quali aspettative ci possano essere dunque per un disco che arriva a quasi venti anni dall’ultimo, modestissimo Munki è per me difficile da comprendere. Tanto più che ad annunciarlo viene scelto uno dei pezzi dei Freeheat (la band post-J&MC messa su da Jim Reid assieme alla sezione ritmica dei Gun Club) che all’epoca a nessuno piacque (tanto da ridurre in polvere la band e convincere i fratelli Reid che, da soli, no...

The Jesus and Mary Chain - Psychocandy (1985)

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L'idea è far pensare a chi ascolta che c'è qualcosa che non va nell'impianto stereo (o nella radio, se mai qualcuno decidesse di trasmettere la loro musica alla radio): tecnicamente, gli effetti che loro usano si chiamano feedback, o interferenze, se si preferisce. Interferenze all'interno dell'impianto di amplificazione, impulsi elettrici che diventavano suono e ridiventano elettricità pura e si autoalimentano, si moltiplicano, si rigenerano anche senza l'intervento dell'uomo. Disturbi che coprono la musica suonata, quella in teoria «buona», quella che i musicisti intendono produrre e far ascoltare. Ma in questo caso, i musicisti (i fratelli Reid, scozzesi, e altri piú o meno occasionali compagni d'avventura) vogliono produrre proprio questo: interferenze, feedback, in una parola, rumore. Non solo, però: sotto uno strato di rumore, ci sono canzoni, pure e semplici canzoni, alla maniera di Phil Spector, alla maniera della Motown. Just Like Honey, per ...

E T I C H E T T E

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