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Visualizzazione dei post con l'etichetta neil young

Neil Young - Le Noise (2010)

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di Silvano Bottaro Sorprendente, questo è l’aggettivo più appropriato o per lo meno il primo aggettivo che mi viene in mente dopo l’ascolto di “Le Noise” l’ultimo lavoro di Mr. Neil Percel Young. In questo disco il sessantacinquenne (il prossimo 12 novembre) cantautore canadese si fa aiutare per la prima volta dal produttore Daniel Lanois, canadese pure lui, che in questo caso è anche strumentista. Non è un’opera semplice, ovvia, "La Noise", ci sono otto brani, di cui due ballate e per l’esattezza; Love and War e The Hitchhiker, canzoni acustiche di rara bellezza, e altre sei decisamente elettriche, molto elettriche! Il disco è un fiume in piena, i suoni trasmettono la rabbia, la passione e l’amore di Neil per la vita. A voler marcare ancor di più questi sentimenti, Young scaraventa sulla sua chitarra tutta l’energia possibile, come voler raggiungere il più profondo, come volesse solleticare le viscere di ognuno di noi, il fatto è che ci riesce e ci riesce anche ben...

Neil Young - After The Gold Rush

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Neil Young + Promise Of The Real - The Monsanto Years (2015)

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di Paolo Carù Preceduto da feroci critiche ma anche da recensioni positive, il nuovo album di Neil Young non è certo un disco da buttare. L’inglese Mojo, che dà quattro stelle a cani e porci, gli affibbia uno striminzito due e mezzo, altri addirittura due stelle. Onestamente, dopo averlo ascoltato abbastanza velocemente (ne siamo venuti in possesso quando il numero di Luglio era già chiuso), non possiamo definire questo disco brutto, assolutamente no. Ci sono almeno quattro canzoni sopra la media, quindi belle e, anche se qualcuna ha un titolo bizzarro (su tutte A Rock Star Bucks A Coffee Shop) il mio giudizio è decisamente positivo. Neil Young è il solito treno in corsa. Se ne sbatte altamente e va contro tutti: media, corporation, la compagnia agrochimica Monsanto (che opera con biotecnologie agrarie e che, a detta di molti, sta rovinando l’America con gli OGM), Starbucks, Chevron, Wallmart. E, almeno a livello personale, non sono proprio in disaccordo con Young. Wallmart, a...

Neil Young - On the beach (1974)

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di Silvano Bottaro Se si escludono le estemporanee night-session di Tonight's the night , On the beach è il lavoro più drammatico, triste e doloroso di Young, ma anche quello meno negativo. Neil Young mette a nudo le sue esperienze facendone un punto di forza realizzando sei incubi agghiaccianti, tetri ed impenetrabili e due rifugi malinconici per il cuore. Storie di morte raccontate da chi è sopravvissuto, ricordi vicini e lontani che vengono rivisti con significati rivelatori. On the beach è una introspezione esistenziale con evidenti sottintesi psicoanalitici in un misto di irreale e quotidiano, di bisogno-abbandono, dove per la prima volta Neil Young vive la sua vita e le sue esperienze in prima persona. E' l'impronta esasperata e vera del suo personale modo di intendere il blues: una musica cruda, chitarre sporche e lancinanti, ritmiche squadrate ed essenziali e su tutto la voce cruda di Neil che tesse frenetiche immagini surreali, suonate e interpretate esclus...

Neil Young - Storytone (2014)

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di Gianni Sibilla C’è qualcosa che non ha ancora fatto? Sì, un disco come questo. Il secondo dell’anno, dopo “A letter home”. Il secondo disco “strano” dell’anno. L’ennesimo disco "strano" di una carriera epica, e tante deviazioni dalle due strade principali, quella acustica e quella elettrica. Con Neil Young c’è sempre da tenere le dita incrociate, quando imbocca queste “backstreets” della sua musica. "A letter home” era una presa per i fondelli, con le sue cover monotone registrate in una cabina del telefono degli anni '30, per sfida e per divertimento. Con “Storytone” Neil Young fa le cose sul serio: un disco “orchestrale”, il primo della sua carriera, che esce anche in una versione doppia: un album con le versioni originali, semi-acustiche, e quello inciso con un ensemble di 92 elementi. “Storytone” è un disco in cui l’idea non prende il sopravvento sul contenuto. Non è un esercizio di stile, o una provocazione. E’ un album di buone canzoni, incise in ma...

Rockin' In The Free World - Neil Young (1989)

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 Tardi anni ottanta. Neil Young è in tour con i suoi musicisti, fedeli da una vita. Sono in hotel, a rilas-sarsi, mentre fanno colazione. Neil Young prende il giornale. In prima pagina ci sono le foto del funerale dell'ayatollah Khomeini, mentre i suoi seguaci bruciano bandiere americane in strada. Frank Poncho Sampedro commenta: «Qualsiasi cosa vogliamo fare in futuro, ci conviene non andare in Medio Oriente. La cosa migliore è continuare a fare rock nel mondo libero». Keep on Rockin' in the Free World, dove la parola «rockin'» estende il suo significato anche oltre i confini musicali. Neil Young è colpito da quella frase. Ci pensa su un po', poi chiede a Poncho se ha intenzione di usarla in un suo brano. Sampedro risponde che non ne ha la minima voglia. Al che Neil il Giovane di-ce: «Affare fatto. La uso io e ci scrivo sopra un brano». (M. Cotto - da Rock Therapy)

Neil Young - On the Beach (1974)

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Neil Young nel 1974 è ormai un artista pienamente affermato: arrivato dal Canada in California quasi dieci anni prima, nel 1966, attraversa da protagonista la grande stagione del rock californiano, quello legato alla tradizione del folk, che si riafferma dopo la spettacolare, e breve, stagione psichedelica a cavallo tra i due decenni,'60 e '70. Young è protagonista con i Buffalo Springfield, con il più famoso supergruppo degli anni '70, Crosby, Stills, Nash & Young e con la sua parallela attività da solista, che ha inizio nel 1969 quando pubblica il suo prima album a suo nome, Neil Young. È stato anche il fondatore di due gruppi, i Crazy Horse, dall'animo più rock ed elettrico, e gli Stray Gators, più country folk. alternando i due gruppi. Dopo l'uscita dal quartello con David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash, con cui rimane in bellissimi rapporti, nel 1972 pubblica il disco più famoso della stagione folk rock: Harvest (1972) che con le sue canzoni famose an...

Neil Young & Pearl Jam - Mirror Ball (1995)

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di Silvano Bottaro La grandezza di un musicista e in questo caso di Neil Young sta nel non fossilizzarsi in stereotipi musicali. Mirror Ball è il disco che conferma questa regola. L’immagine ancora saldamente radicata nella mente di molti è quella del cantautore triste e solitario di “Harvest” (1972), del cantautore pacato di “Comes a time” (1978), o del vecchio bisonte che combatte la ruggine di “Rust Never Sleeps” (1979). Anche se tuttavia già nel corso degli anni ’70 Young aveva ripetutamente cercato di ridefinire il proprio ruolo e la propria statura umana e artistica attraverso scelte radicali ed estreme, a volte tutt’altro che popolari. Non bisogna dimenticare che all’epoca l’uscita di dischi ora osannati come “Times Fades Away”, “On The Beach”, e soprattutto “Tonight’s The Night” furono salutati come dei funerali artistici del canadese. Negli anni ’80 e successivamente, il compito è stato quello di demolire riuscendoci quella popolarità che gli derivava da un passato cos...

Down By The River - Neil Young (1969)

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A volte si scrive in preda a febbri malariche, come sotto dettatura, con l'urgenza di raccontare. Altre volte si scrive con febbri vere, alte, che spingono quasi al delirio. Neil Young è nella sua casa a Topanga Canyon, immobile a letto. Per non arrendersi al sonno, prende la chitarra e compone, una dopo l'altra, Cinnamon Girl , Cowgirl in the Sand e Down by the River , roba da benedire il termometro alto. Tre brani spettacolari, ma l'ultimo lo è di più. Oltre nove minuti di cavalcata, in origine era ancora più lunga. La fida chitarra di Neil il Giovane, una Gibson Les Paul chiamata amichevolmente "Old Black" e costata cinquanta dollari, fornisce l'epico accompagnamento alla storia di un uomo che uccide la sua piccola lungo il fiume. Young ha sempre dichiarato di non avere idea del motivo per cui l'abbia fatto. In fondo, poco importa. Anzi, il mistero aiuta l'arte. Qui la canzone scorre come un fiume, a volte impetuoso. Chi ha assistito a una versione...

Neil Young: ritratto per chi cerca un rocker imperfetto e definitivo

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Il rock di Neil Young è legato a doppio filo alla vita, ai sentimenti, e nel suono della sua chitarra, straordinario e lancinante, è raccolto il segreto di 40 anni di storia della musica. E forse anche quello della musica di domani. Ci sono stati Elvis, i Beatles, Dylan, gli Stones, il punk, l’elettronica, il country e la psichedelia, il grunge e la new wave, e il rock è cambiato, è morto e rinato innumerevoli volte. Ma dal 1966 a oggi l’unico personaggio che ha seguito gli alti e i bassi della storia del rock, che ha cantato e vissuto i mutamenti della cultura giovanile, che ha cercato disperatamente e con intelligenza di dare un senso alla parola del rock, al suono del rock, è stato il rocker canadese Neil Young. Cantore della disperazione e della gioia, avventuroso e solitario, Neil Young ha saputo scavare nelle profondità di un linguaggio musicale come pochi altri, è riuscito a essere cantautore e musicista, sperimentatore e tradizionalista, a mettere insieme il meglio e il peggio ...

Neil Young - Before and After (2023)

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di Lorenzo Montefreddo Il buon vecchio Neil è un impulsivo, uno che dice di non seguire logiche commerciali e di affidarsi esclusivamente all’unica musa che lo comanda, l’ispirazione. E se un giorno decide di riproporre una parte del suo infinito repertorio in scheletriche versioni per piano o chitarra e voce scegliendo tra quelle che ritiene siano le tracce che hanno avuto meno popolarità, noi non ci dobbiamo scervellare a chiederci quale siano i motivi di una scelta del genere, anche se la vicinanza di Natale e la conseguente corsa al regalo potrebbe trarre in inganno. “Before and After” è Il frutto dell’operazione, oltre a essere anche la testimonianza del Coanstal tour di quest’anno, in cui Neil si presentava sul palco in perfetta solitudine, svestendo tutti brani di ogni arrangiamento, per presentarli unplugged, alternando chitarra o piano, più l’inseparabile armonica. Certo niente di nuovo nella sua infinita discografia, e infatti la forza di “Before and After” risiede soprattutt...

Neil Young - Chrome Dreams (2023)

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  di Gianluca Livi Diciamo la verità: quando si parla di Neil Young, i "lost album", verosimilmente a vocazione leggendaria, non si contano propriamente sulle dita di una mano.  La questione, alla fine dei conti, si riduce ad una certa ordinarietà dello "straordinario" che non fa più notizia. Prendiamo il caso di "Chrome Dreams", una delle tante "inedite" perle del singer, asseritamente recuperate dagli archivi della sua storica label Reprise (uscita prevista per il prossimo 11 agosto 2023): il brano "Star of Bethlehem", ad esempio, ivi incluso, è stato recuperato dalle sessions di "Homegrown" (1974), poi inserito in "American Stars 'n Bars" (1977); discorso analogo per "Captain Kennedy", "Powderfinger" e "Pocahontas", pezzi incisi nel 1976 e destinati all'album "Hitchhiker", poi confluiti altrove (la prima comparve su "Hawks & Doves" nel 1980, le altre su...

Cortez The Killer - Neil Young (1975)

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Cortez The Killer è un esempio perfetto della grandezza di Neil Young, ma anche dell'epoca in cui è emersa e della follia del personaggio. Vado in ordine sparso: il canadese scrisse questo capolavoro mentre frequentava ancora il liceo; il cantato inizia a 3'23", un'eternità (oggi sarebbe impensabile a ogni latitudine); la canzone parla del conquistador spagnolo che sottomise il Messico nel XVI secolo (Hernan Cortés) e di Montezuma, ma, a un certo punto, nel testo compare misteriosamente una donna, probabile riferimento all'atttrice Carrie Snodgress: durante il regime di Franco, il brano fu masso al bando. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Like A Hurricane - Neil Young (1977)

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di Enrico Giani Dato che tutti celebrano il 75° compleanno di Neil Young con dei ricordi, scavo nella memoria per ricordare il rapporto morboso che ho avuto con lui durante la mia adolescenza. Rimasi folgorato da una Like a Hurricane ascoltata in radio. Mia madre era ricoverata a Perugia per un intervento e, ritornando a casa da una visita in ospedale, mio padre mi vide un po’ triste e mi chiese se volevo fermarmi in un negozio stranissimo di elettrodomestici a Corciano che aveva anche un’ala coi CD. Spulciando tra le file di dischi, presi Rust Never Sleep. Amore puro. Dalla provincia remota non era facile reperire CD. C’era un negozio con un’ottima offerta, gestito alla grande, ma la bulimia musicale di un adolescente squattrinato aveva bisogno anche delle grandi ceste con le edizioni economiche che si trovano in città. Quando qualche parente doveva andare a Firenze, supplicavo di poter saltare la scuola e farmi lasciare in centro. Conoscevo Alberti e Ricordi. Schizzavo da un negozio ...

Neil Young & Crazy Horse - Weld (1991)

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di Silvano Bottaro Neil Young è un artista imprevedibile, poliedrico, eclettico, dalle mille personalità.  Un musicista che non finirà mai di stupire. Così come alle sue produzioni più celebri degli anni settanta, dense di sapori e climi californiani, fece seguire musica sperimentale, uscendo poi con un disco di country nashvilliano e subito dopo con un episodio di hard rock, ora (siamo nel 1992) dopo "Freedom" (quasi interamente acustico) spiazza tutti con un doppio album dal vivo con il suo gruppo storico, i Crazy Horse, di tagliente, violento, sudatissimo rock americano. Da subito ci si accorge che il sound è tirato, tostissimo, con chitarre elettriche lancinanti accompagnate da una asciutta ma potentissima ritmica. Questa immediatezza comunicativa, questo mostrarsi nelle intenzioni fin dalle prime note, questo stravolgimento dei vecchi hits, questa personalissima interpretazione dei brani lo fa accostare in maniera inequivocabile al miglior Bob Dylan, dal quale ...

Neil Young & Crazy Horse – Toast (2022)

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 di Edoardo Siliquini Meglio tardi che mai, è il caso di dire. Dopo vent’anni e più il “disco perduto” di Neil Young & Crazy Horse viene alla luce. Sarà valsa la pena di aspettare? Che il rock sia pieno di aneddoti e storie da raccontare è un dato di fatto. Non è la prima volta, tra l’altro, che il buon vecchio Neil Young è riuscito a deliziarci con improvvisi ripensamenti e cambi di direzione. Ne è un esempio Toast, album registrato insieme ai fedelissimi Crazy Horse (Frank Sampedro, Billy Talbot e Ralph Molina) nel 2001 presso i Toast Studios di San Francisco e pubblicato ventuno anni dopo, l’8 luglio 2022, per l’etichetta Reprise. Una storia semplice, comune a molti artisti, ma che nel corso degli anni ha generato aspettative e curiosità nei fan, alimentate dai numerosi rumors sulla presunta uscita dell’album e da una miriade di dichiarazioni rilasciate proprio dal suo autore. Tormenti e jam session finite male Più che una sessione di registrazione in uno studio frequentato ...

Pocahontas - Neil Young (1979)

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Neil Young, canadese errante, ha sempre tenuto fede al proprio cognome solo con il movimento; fermarsi avrebbe significato perdersi, straniarsi, introdurre punti interrogativi in frasi affermative, in una sola parola: invecchiare. Per questo è sempre stato in strada, diretto in avanti, oppure à rebours , all'indietro, ma senza nostalgie o ricerche di un tempo perduto. Ogni suo disco mostra l'atto di far cadere dalla tasca i sassolini della fiaba, piccole canzoni lasciate come tracce del passaggio. Sempre senza curarsi della moda, perché il percorso di Young è costruito sulla roccia della coerenza e della qualità, non sulla sabbia del trend. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Neil Young & Crazy Horse - Americana (2012)

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di Silvano Bottaro Il panorama musicale di questo duemiladodici non brilla certo di nuove stelle se, dopo Bruce Springsteen, Willie Nelson, Patti Smith ora è il turno di Neli Young... Nel bene o nel male comunque, se riescono a far parlare di sè, un motivo ci sarà, e, molto probabilmente, questo motivo è dato dalla non banalità dei loro dischi. Dopo il bel "Le Noise" del 2010 in collaborazione con Daniel Lanois e dopo "A Treasure" (un bootleg) del 2011, questa volta Neil Young si fa aiutare dai suoi Crazy Horse (Billy Talbot, Ralph Molina e Poncho Sampedro) amici che non si vedevano in studio dai tempi di Greendale del 2003. L'album è formato da undici brani tradizionali, un viaggio di duecento anni nella storia della canzone "americana". Un disco delle radici quindi, dove Neil per nulla nostalgico, rivisita molti classici folk americani come “Oh Susannah”, "Clementine, “Tom Dula”, "Jesus' Chariot" e "God Save The ...

Young Neil & Crazy Horse - Barn (2021)

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 di Stefano Solventi A pensarci bene, Neil Young è anche un luogo. Intendo dire, alcuni suoi dischi – i migliori? – sembrano avere tra gli obiettivi quello di definire un perimetro, la dimensione e l’atmosfera in cui certi timbri, certe cadenze, la densità degli spazi e delle vibrazioni, possano accadere. Come a sottolineare la natura stessa del suo fare musica: sostanzialmente una situazione, una quadratura di spazio e tempo, un momento insomma, l’unico che renda possibile il gesto semplice e inesplicabile del suonare. Questo spiega forse la sua prolificità, tutti quei dischi snocciolati anche a dispetto dell’ispirazione, persino tutti quei recuperi di esibizioni spesso – diciamolo – ripetitive ma collocabili in un punto esatto sulla linea del tempo, testimoni di un frangente irripetibile.  Se il tema del tempo (e quindi della memoria) nel canzoniere sconfinato di Young meriterebbe un vero e proprio studio, possiamo affermare che – come è naturale – con l’avanzare dell’età si...

Neil Young & Crazy Horse – Return To Greendale (2020)

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di Mario Turco Inarrestabile Neil Young. Alla vigilia dei settantacinque anni d’età che compirà il 12 Novembre il cantautore oramai statunitense – naturalizzato soltanto nel 2020 – ha usato l’anno in cui questa pandemia di Covid-19 ha imperversato sul pianeta per fare ordine nella sua immensa carriera. Dopo la pubblicazione a Giugno di uno degli album più desiderati della storia del rock – quell’Homegrown registrato nel 1975 e tenuto nascosto per quattro decenni perché ritenuto troppo personale dato che verteva sulla dolorosa rottura con l’attrice Carrie Snodgress – dopo aver fatto causa all’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per l’utilizzo delle sue canzoni nei suoi comizi, il musicista ha infine reso disponibile nei negozi di tutto il mondo Return to Greendale, testimonianza live di Greendale, venticinquesimo album in studio del rocker. Registrato all’Air Canada Center di Toronto il 4 settembre 2003, Return to Greendale è disponibile come cofanetto in due dischi o in edizio...

E T I C H E T T E

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