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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1981

10cc - Ten Out Of 10cc (1981)

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La scorsa volta ci siamo lasciati con la collaborazione tra Andrew Gold e Graham Gouldman come duo Wax, e di come si fossero conosciuti quando Gold fu chiamato a collaborare con lo storico gruppo di Gouldamn, i 10cc. E proprio di questo gruppo, e di quel disco in collaborazione, racconterò oggi. I 10cc nascono da un nucleo precedente, gli Hotlegs, che ebbero a fine anni '60 un singolo di successo, Neandethal Man. Gouldman, Eric Stewart, Kevin Godley e Laurence "Lol" Creme. Quattro autori, quattro cantanti ma anche quattro sofisticati polistrumentisti per un gruppo che decide di puntare su musica che fa dell'orecchiabilità, delle armonie e dei ritornelli irresistibili il suo marchio di fabbrica, ma lo fa con una bella dose di sarcasmo, giochi di parole, allusioni. Su questo punto, è lampante la storiella che accompagna il loro nome: leggenda vuole che i 10 centimetri cubici del nome fossero un riferimento alla quantità media di liquido seminale in un'eiaculazione m...

Bill Evans - You Must Believe In Spring (1981)

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La primavera solitamente è associata a sentimenti gioiosi, vibranti, positivi. Eppure questo disco pone la primavera come un'esortazione, una speranza, a superare ed uscire dal dolore. Bill Evans è stato uno dei più grandi pianisti jazz di tutti i tempi. Percorrere la sua carriera vuole dire toccare alcune delle vette più grandiose della storia del Jazz, soprattutto tra fine anni '50 e metà anni '60: basta solo citare il ruolo, centrale e decisivo, in Kind Of Blue di Miles Davis (1959) o lo straordinario Trio con Paul Motian alla batteria e Scott LaFaro al contrabasso. Fu la scomparsa, in un incidente stradale, del giovanissimo bassista che diede il primo colpo all'anima di Evans. Legatissimo a Scott, la sua morte lo segnerà spingendolo in un vortice di dolore e, successivamente, di autodistruzione che segnerà il suo lavoro. Va detto che il destino non fu davvero gentile con lui: nel 1973, dopo la rottura della loro relazione, Ellaine Schultz si getta sotto un treno. Er...

Fela Anikulapo Kuti - Black President (1981)

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di Alberto Campo Nella discografia sterminata che Fela Kuti ha consegnato alla storia musicale del Novecento, Black President occupa un ruolo determinante, poichè fu l'album che ne impose definitivamente la figura su scala planetaria. Edito da una major, e perciò reperibile anche fuori dai circuiti specializzati, divulgò il linguaggio sonoro rivoluzionario del Presidente Nero oltre la ristretta cerchia degli appassionati. Accompagnato dagli Afrika 70, l'orchestra dal mutevole organico - qui c'è al sax Lester Bowie dell'Art Ensemble Of Chicago, per dire - che ne assecondava le imprese, in seguito ribattezzata Egypt 80, Fela mette in mostra il meglio di sé. Tanto per cominciare, ripropone due temi classici del proprio repertorio: il mantra anti-imperialista I.T.T. (acronimo di International Thief Thief), 18 minuti di funk africano fiero e polemico, e l'elegiaco Sorrow tears and blood . Un Riders of the storm ambientato in Nigeria, quest'ultimo: cronaca d...

Black Flag - Damaged (1981)

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A me piace poco la musica punk. In primis, perchè nasce sotto aspetti che molto ipocriticamente non si prendono mai in causa (basta sentire quello che dice Malcom McLaren, il deus ex machina dei Sex Pistols in The Great Rock'n'Roll Swindle) rispetto alla vera natura del genere musicale; in secundis perchè si oppose con i suoi modi sguaiati e "puri" contro la grandezza tecnica del prog, soprattutto in Europa. Negli Stati Uniti fu invece un movimento molto più eterogeneo e diffuso, il cui obiettivo trasgressivo era soprattutto artistico (mentre da noi fu sprattutto estetico). Detto ciò, per i gruppi che hanno "black" nel titolo non potevo non parlarvi un po' di loro. Il loro nome, Black Flag, fu suggerito ai fondatori Greg Ginn e Keith Morris dal fratello del primo, Raymond, che aveva un nomignolo curioso, Pettibon: la bandiera nera è il simbolo del movimento anarchico, e lo stesso Raymond disegnò il logo della band, quattro righe spesse che davano la sens...

Simple Minds - New Gold Dream (81-82-83-84)

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Se in un ipotetico cruciverba la definizione chiedesse: Famoso gruppo rock scozzese degli anni '80 (10 lettere) la risposta è una sola. Simple Minds. Tutto comincia a Glasgow quando tre ragazzi, Jim Kerr, Charlie Burchill e Brian McGee fondano nel febbraio del 1977 un gruppo a tre, Johnny & The Self Abusers, nome in pieno stile punk. Pubblicano anche un singolo, Saints & Sinners / Dead Van Dals, ma l'insuccesso li porta a sciogliere il gruppo. Un anno più tardi ci riprovano, ma scelgono come nome Simple Minds, partendo da un verso di The Jean Genie di David Bowie, He's so simple-minded, he can't drive his module. Si uniscono le tastiere di Michael McNeil e il basso di Derek Forber, e firmano con la Zoom Records, una etichetta in orbita Arista. Suonano come gruppo di apertura a diverse band, come Siouxsie & The Banshees, gli Ultravox di Midge Ure, e pubblicano il primo disco, nel 1979, Life In A Day, dalla stupenda copertina. Vivono in maniera turbinosa il pa...

Brian Eno & David Byrne - My Life In The Bush Of Ghosts (1981)

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di Silvano Bottaro Quando uscì Remain In Light dei Talking Heads nel 1980 si disse: " Non è un disco del passato né del presente. Viene dal futuro ". Ecco, questo giudizio va esteso a My Life In The Bush Of Ghosts . Pietra miliare per la musica degli anni Ottanta, concepito da Eno e Byrne prima di Remain In Light e uscito dopo per problemi di natura legale. Brian Eno prima di inventare l' ambient music e di contribuire in misura decisiva alla trilogia berlinese di David Bowie, ha suonato con i Roxy Music. David Byrne è il leader dei Talking Heads, con i quali ha appena finito di girare il mondo per il tour post Fear Of Music . Insieme lavorano a un'idea: scomparire per un po', e tornare a New York dicendo di aver trovato per caso l'album di musica etnica in un Paese che non c'è, e che solo loro conoscono (cit.) L'idea di partenza è che il rock'n'roll sia diventato conservatore e noioso, e che forse sia necessario un balzo i...

Giuni Russo - Energie (1981)

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La storia di oggi è quella di uno degli album italiani più belli di tutti i tempi, ma ai più misconosciuto. Autrice è stata una delle voci più incredibili e tecnicamente favolose del patrimonio musicale non solo italiano, ma quantomeno europeo. Giuseppa Romeo è una palermitana di famiglia piccolo borghese che ha una passione sin da piccola per il canto, soprattutto lirico. A 16 anni, nel 1967, vince insieme ad Elio Gandolfi (all’epoca una sorta di alter-ego di Gianni Morandi) il Festival di Castrocaro con l’interpretazione di A Chi, poi resa famosa da Fausto Leali. All’epoca si faceva chiamare con il nome d’arte di Giusy Russo. L’anno successivo la partecipazione al Festival di Sanremo, con il brano No Amore, che ebbe pochissimo successo. Nel 1969 si trasferisce a Milano, dove incontra Maria Antonietta Sisini, musicista e produttrice, che sarà la sua compagna di lavoro e di vita per i successivi 36 anni. Inizia qui un percorso di gavetta tra i più lunghi e formativi: come corista ...

Black Flag - Damaged (1981)

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La «bandiera nera» dietro alla quale si schierano i Black Flag riprende il nome di un noto insetticida americano, ma è anche un omaggio obliquo ai Black Sabbath. Raymond Pettibon, che dall'invenzione del logo della band, fondata da suo fratello Greg, parte per una lunga e fortunata attività nel mondo dell'avanguardia artistica, dice che «se la bandiera bianca simboleggia resa, quella nera vuol dire anarchia». Anarchia musicale, prima e piú di ogni altra: il suono — soprattutto all'inizio della storia della band — è esattamente quello che verrà chiamato punk hardcore, cioè chitarre distorte e atonali al massimo del volume, piú liriche urlate e ritmiche senza tregua, Una versione accelerata e arrabbiata del punk, un punk a cui sono stati somministrati gli estrogeni della società americana, nel loro caso bianca e middle class. L'epicentro del terremoto è la California del Sud, da dove in effetti vengono i Black Flag, che però decollano veramente solo quando incontrano s...

Brian Eno - David Byrne - My Life In The Bush Of Ghosts (1981)

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Prima di inventare l'ambient music e di contribuire in misura decisiva alla trilogia berlinese di David Bowie, Brian Eno ha suonato con i Roxy Music. David Byrne è il leader dei Talking Heads con i quali ha appena finito di girare il mondo per il tour post Fear Of Music, Insieme (all'inizio c'è anche Jon Hassell), lavorano a un'idea: scomparire per un po', e tornare a New York dicendo di aver trovato per caso l'album di musica etnica di un Paese che non c'è, e che solo loro conoscono. Oppure vogliono solo staccare per qualche mese, e andarsene in California a prendere il sole e registrare musica che nessuno vorrà ascoltare. Infatti in California ci vanno, e incontrano Toni Basil, la coreografa, e immaginano che il loro album possa diventare la colonna sonora di un suo spettacolo. L'idea di partenza è che il rock'n'roll sia diventato conservatore e noioso, e che sia necessario un balzo in avanti, o forse di fianco, per creare con piú libertà. L...

E T I C H E T T E

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