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Visualizzazione dei post da marzo, 2019

Lost in Transmission No. 10

Tom Waits

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"Dentro un orologio rotto - Spruzzi il vino - Con tutti i cani randagi - Niente taxi, preferiamo camminare - Stretto insieme ai Cani Randagi sulle soglie delle case - Perché anch'io sono un Cane Randagio." Tom Waits è un caso particolare, la sua musica, il suo rapporto con il rock è particolare. Pensa al jazz, canta con la voce roca e profonda, nulla a che fare con quelle dei suoi contemporanei. Suona il pianoforte in compagnia di un contrabbasso senza seguire nessuna mitologia, ostentando percorsi devianti, sporchi e clandestini, straordinariamente fuori moda, fuori tempo, slegato da qualsiasi corrente. Vocalist sbilenco e rauco, Waits canta il suo universo sentimentale fatto di relazioni e disagi della vita urbana americana, creando un sound musicale unico, fatto di percussioni metalliche e vari strumenti a volte 'raccolti per strada'. La peculiarità delle sue opere è l'accostamento di stili e radici diversissimi tra loro, la sua musica crea una propr

Michael Chapman – True North (2019)

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di Massimo Perolini It’s Too Late, è troppo tardi, annuncia il brano d’apertura del nuovo album di Michael Chapman, ma deve trattarsi di un malinteso: come può un simile titolo riferirsi a questo arzillo 78enne che due anni fa ci deliziava con la celebrazione di dieci lustri di carriera che tanto era piaciuta dalle nostre parti, grazie anche all’ottima produzione di Steve Gunn? Eppure, in una discografia sconfinata (una cinquantina i titoli, comprendendo i dischi dal vivo e qualche collaborazione illustre) e pressoché immacolata sotto il profilo della qualità artistica, da sempre devota a un folk di volta in volta innervato di blues, jazz, rock, sperimentazione, avanguardia, l’ascolto attento di “True North” si manifesta sin da subito permeato da un tono più cupo e pensoso rispetto al precedente. Chiaramente ispirato dalla riflessione sul tempo che scorre sempre più veloce, dalla presa d’atto che l’avanzare dell’età è ineluttabile e merita considerazione, questo nuovo lavoro vede n

Lost in Transmission No. 9

The Cinematic Orchestra – To Believe (2019)

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di Lejla Cassia “La miniaturizzazione dell’armamentario di ‘macchine’ che occorrono per registrare album di qualità e il nomadismo globalizzato”, sono due concetti presi in prestito da Valerio Corzani e apparsi nella pagina di Rai Radio 3 per descrivere brevemente la nota introduttiva della trasmissione “L’idealista” del 15 Marzo 2019. Un fortunato incidente ha voluto che esattamente lo stesso giorno in cui il programma di Rai Radio 3 ha mandato in onda una selezione di cinque album, di altissima caratura, registrati in giro per il mondo, i The Cinematic Orchestra, maestri del suono in tutte le sue sfaccettature dal 1999, riappaiano in tutta la loro superiorità dopo un silenzio durato dodici anni. Qual è la connessione tra i due eventi? La circostanza che To Believe, quarto album del progetto londinese, tra i più influenti nella musica elettronica dagli anni ’90 a oggi, sia stato registrato interamente in zone di transito: alberghi, appartamenti e spazi condivisi. Sono tras

Laurie Anderson

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Originaria di Chicago, L.A. nasce nel 1947 e già da giovane, studia e poi insegna storia, arte, scultura, a New York. Scrive pezzi teatrali e articoli per riviste sempre sull'arte. Poco dopo, i suoi interessi si spostano verso la fotografia, la musica d'avanguardia e l'uso dell'elettronica applicata all'arte. Volendo etichettare la sua musica, cosa per altro non facile, si può dire che L.A. crea una fusione tra avanguardia colta e tecnopop. I suoi dischi. Il suo primo album BIG SCIENCE raggiunge il secondo posto della classifica Inglese e la fa conoscere al grande pubblico. La critica specializzata non le risparmia parole di stima, e così anche il pubblico. Il secondo disco MISTER HEARTBREAK dell'84 raccoglie brani scartati in precedenza da BIG SCIENCE e altro materiale, ispirato da Shakespeare a Burroughs. Questo disco rimane sempre sull'onda del primo, con brani di ottimo livello, ma non lo eguaglia. UNITED STATES LIVE dell'85 è una racco

Sun Kil Moon – I Also Want To Die In New Orleans (2019)

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di Giuseppe Loris Ienco Caro Mark Kozelek, quando ti deciderai a prendere un piccolo periodo di vacanza? Negli ultimi anni l’ex leader dei Red House Painters ha pubblicato talmente tanti album da aver praticamente ridotto a zero l’attenzione che il pubblico, fino a non troppo tempo fa, riservava alle sue uscite. Che con questo “I Also Want To Die In New Orleans” possa esserci un’inversione di tendenza? Può darsi; d’altronde, non capita di certo tutti i giorni di ritrovarsi a registrare musica con artisti del calibro di Jim White (il batterista dei Dirty Three) e Donny McCaslin, sassofonista di estrazione jazz noto soprattutto per la sua collaborazione con David Bowie nell’epitaffio “Blackstar”. I due nuovi compagni di viaggio contribuiscono in maniera determinante all’ennesima trasformazione del progetto Sun Kil Moon che, sempre più lontano dai lidi folk di gioielli quali “Ghosts Of The Great Highway” e “Benji”, prosegue indisturbato il suo viaggio nelle verbosissime acque di

Keith Jarrett

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"E' diventato uno dei più coerenti sostenitori del suono pulito e naturale. Ha studiato a fondo la tradizione del piano jazz per rinnovarla; è diventato con il tempo concertista ricercato, vero e proprio oggetto di culto".   M.  Donà Jarrett è un pianista impeccabile, vero teorico del tocco e del suono. Nel jazz vero e proprio ha lavorato in periodi diversi, negli anni settanta con il quartetto americano con D. Redman , C. Haden e P. Motian , poi con Jan Garbarek , e dal 1983 nello splendido trio con G. Peacock e J. Dejohnette , ancora oggi in attività. Ma la leggenda di Jarrett è cresciuta soprattutto per la sua attività solista, dove il jazz è solo una parte del tutto. L'inizio è con ' Facing You ', del 1972, da allora in poi realizza dischi e concerti in perfetta solitudine, nei quali alterna composizioni, riletture e fantastiche improvvisazioni, in una "formula" che ha convinto e coinvolto un pubblico forte e appassionato, spe

Lost in Transmission No. 8

Fotheringay - Fotheringay (1970)

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Il folk rock inglese nel suo periodo d’oro (1967-1975) è stato uno dei momenti più creativi, interessanti ed emozionanti della scena musicale europea. Ed è uno dei miei periodi musicali preferiti. La voce femminile regina di tutto il movimento è stata quella di Sandy Denny, personaggio per tempo dimenticato e a cui solo ultimamente sono state riconosciute le indiscusse qualità di una voce portentosa nella storia della musica britannica. Sandy inizia giovanissima in una formazione del cosiddetto neo-tradizionalismo, cioè la ripresa e la rielaborazione di canti e musiche tradizionali inglesi: il debutto è con Alex Campbell, The False Bride è la prima traccia per mettere in luce la sua voce, ancora acerba ma emozionante. Nel 1967 un secondo album, registrato in Danimarca con Johnny Silvio e una partecipazione nel primo disco degli Strawberry Hills Boys, futuri Strawbs. Nel 1968 l’incontro decisivo: i Fairport Convention di Richard Thompson la ingaggiano al posto della incerta Judy Dyb

Somatic Spirit by - The Weekenders

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Lost in Transmission No. 7

Derek & The Dominoes - Layla And Other Assorted Love Songs (1970)

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A 24 anni aveva già rivoluzionato il blues mondiale, aveva già suonato con i più grandi musicisti dell’epoca, aveva fondato e sciolto due super gruppi, i Cream e i Blind Faith, e sui muri di Londra campeggiavano ogni tanto inni alla sua natura divina (Clapton is God, cosa che la ha sempre intimorito). Perchè Eric Clapton, una delle più grandi leggende del rock, è in fondo un personaggio fragile e complesso. Dopo la fine inaspettata di quella macchina di successo che erano i Cream, Clapton passa mesi inquieti inseguendo nuove strade. Inizia una collaborazione con Delaney & Bonnie and Friends, gruppo che supportò un breve tour americano dei Blind Faith. Per varie vicissitudini, il superbo gruppo strumentale che supportava Delaney e Bonnie Bramlett abbandona i due, e Bobby Whitlock (voce e tastiere), Carl Radle (basso) e Jim Gordon (batteria) si uniscono a Clapton per un breve tour. Durante un concerto, uno della band dice al presentatore che sono pronti i Del & The Dominoes, m

Billy Bragg

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Esponente della canzone di protesta degli anni ottanta (nato nel 1957, vero nome Steven Williams) è una sorta di Bob Dylan inglese vent’anni dopo. Cresce col primo punk inglese, ama i clash e ha idee vicine a quelle del partito laburista. La sua peculiarità è soprattutto la sua lingua lunga, schietta e incisiva, le frecciate al potere. La stampa inglese lo definirà Billy il terribile. E’ Peter Jenner, manager dei Pink Floyd e dei Clash, che gli procura un contratto. Bragg ne esce con sette brani solo chitarra e voce, tra queste A New England (capolavoro) entra nelle classifiche indipendenti inglesi. A questo punto Bragg pubblica un (mini) disco “Life’s a riot with spy vs. spy” nel ’83, che balza al primo posto delle classifiche indipendenti ed entra in quelle nazionali. A questo successo seguono lunghi mesi di tournees in tutta Europa e america. E’ del ’84 il suo primo vero disco “Brewing up with Billy Bragg”. Da quel momento la fama dell’artista cresce vertiginosamente e Bragg

Il grande Charles Mingus

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Link per vedere e ascoltare i sette brani

Nina Simone - I Put A Spell On You (1965)

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La storia di Nina Simone rappresenta un unicum nelle vicende musicali femminili sia per le qualità artistiche ma soprattutto per una vita privata davvero sofferta, che spesso si è espressa nelle sue interpretazioni. Eunice Waynon sin da piccola rivela un talento precoce, suonando e cantando in chiesa con le due sorelle, le Waynon Sisters. Una benefattrice a otto anni le paga una borsa di studio per imparare a suonare il pianoforte, così Eunice va a New York per diventare una pianista eccellente, con una profonda conoscenza anche classica dello strumento. Inizia ad esibirsi in locali cantando e suonando il piano. Sceglie il nome d’arte di Nina Simone in omaggio all’attrice francese Simone Signoret. Trova ispirazione nella figura e nell’arte di Billie Holiday, avvicinandosi al jazz. Nel 1958 la Bethlem la scrittura per due dischi, Little Girl Blue è l’esordio. Il suo repertorio è legato ai grandi standard jazz di Duke Ellington e dei Gerswhin. Passa alla Colpix, e nel 1960 Nina Simone

Lost in Transmission No. 6

Bobby Fuller Four - I Fought The Law

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Antonello Venditti - Le Cose Della Vita (1973)

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Sarà stato per la neve a Roma dei giorni scorsi, ma sono giorni che penso che quell’Antonello Venditti di questo disco avrebbe potuto scriverci una bellissima canzone. Nato l’8 Marzo del 1949, vero nome Antonio, sotto il segno dei Pesci come canterà in una sua celeberrima composizione (dall’album omonimo del 1978) cresce in una famiglia medio borghese romana, nel Quartiere Trieste. Inizia da subito ad interessarsi alla musica, e secondo numerose biografie inizia a scrivere al pianoforte le prime canzoni a 14 anni: una di queste, Sora Rosa, diventerà uno dei suoi primi classici. Frequenta il Liceo Giulio Cesare, luogo che gli segnerà la formazione tanto che dedicherà all’Istituto una canzone, Giulio Cesare. Frequenta con profitto l’Università, dove si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza nel 1973, prendendo una specialistica in Filosofia del Diritto: ritirerà la laurea in una toccante esibizione nel 1999 nell’Aula Magna della Sapienza in occasione del suo 50° compleanno. La sua car

Official Reggae Jam Artist Mix 2014

Jimi Hendrix

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Di sicuro una cosa c’è: un prima e un dopo Hendrix .  Jimi Hendrix irruppe sulla scena del rock come una meteora incandescente che trasformò l’idea stessa della chitarra elettrica. A tutti gli effetti è stato un musicista simbolo di quegli anni. Nessuno meglio di lui ha incarnato un tratto ineliminabile degli anni Sessanta, ovvero quella sensazione di rincorsa creativa. Tutto correva, i cambiamenti sembravano a portata di mano, gli eventi si succedevano ad un ritmo febbrile. Questa ebbrezza collettiva, Hendrix cercò di interpretarla in una stravolta improvvisazione sonora. I suoi “voli” solistici sembravano sfuggire ai consueti piani narrativi musicali. Le sue invenzioni, i furori creativi, le visioni folgoranti, imponevano continue sfaccettature. Sempre “in fuga” tra progetto e spontaneità, caos e ordine, allo stesso tempo. Capirne oggi la portata è più difficile, perché ormai tutto è già stato assimilato, digerito, trasformato in ovvio, ma, se pensiamo a quel tempo, quando per

Jethro Tull - Aqualung (1971)

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Una delle più grandi e fondamentali band della musica rock inglese nasce dalle idee di un personaggio mitico e fantasioso, lo scozzese Ian Anderson. Trasferitosi con la famiglia da giovanissimo da Edimburgo a Blackpool, il giovane Anderson inizia a fare mille lavoretti, tra cui l’edicolante. Lì legge ed inizia ad appassionarsi alle storie delle grandi riviste di musica inglese di quel periodo. Inizia da autodidatta ad imparare a suonare, e la leggenda vuole che vedendo un giovanissimo Eric Clapton già divinità della chitarra, siccome ”nessuno potrà essere mai bravo come lui” , diventa un eccellente poli strumentista, in particolare un virtuoso del flauto traverso. Anderson insieme a Glen Cormick inizia a suonare e cantare nei John Evan’s Smash. Dopo pochi concerti, conosce Mick Abrahams e Clive Bunker che provenivano dai McGregor’s Engine di Luton. Nel novembre 1967 formano i Bag Of Blues, ma cambiano il nome poco dopo scegliendo quello di uno dei più grandi agronomi della Storia, l

14 grandi canzoni dei Led Zeppelin

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Link per ascoltare e vedere i 14 video

Lost in Transmission No. 5

Tedeschi Trucks Band – Signs (2019)

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di Fabio Cerbone La direzione era in qualche modo già segnata con il precedente Let Me Get By, album della consacrazione per il numeroso collettivo della Tedeschi Trucks Band: una musica che serrava le fila degli arrangiamenti e si concentrava sulla visione d’insieme, sulla qualità delle canzoni prima ancora che su quella naturale propensione alla jam, da cui attinge l’educazione di questi musicisti. Signs, a tre anni di distanza, è la conferma che da quelle intuizioni non si torna indietro, accentuando semmai il ruolo di protagonsita della voce di Susan Tedeschi e del suo potere interpretativo, ormai incontrastata signora del soul. Tra alti e bassi nella solidità compositiva, ma disciplinata nella tessitura sonora, capace comunque di mantenere la colorita agilità della band anche fra le mura di uno studio, la dozzina e passa di elementi che arrichiscono la Tedeschi Trucks Band porta a termine un album indubbiamente luminoso, ricco di gioia r&b, di trame e ritmiche funkeggi

Snudge by - Night Panther

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Frank Zappa

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Il duca della prugne, così era chiamato Frank Zappa, dal brano omonimo che comparve nel suo ce lebre secondo album "Absolutely Free". Nessuno prima di lui fu maestro della sovversione musicale, il più illuminato e multiforme dei musicisti generati dalla rivoluzione degli anni sessanta. La parte più ludica e irriverente della cultura rock, l'esempio indomabile di una coscienza scomoda e indigesta al perbenismo americano.  Alla cultura rock, Zappa ha insegnato cinismo e parodia, una visione fortemente laica e demitizzata della realtà, mescolando musica e rumori, parole e gemiti, telefonate e sirene. Con pari dignità dimostrava che si poteva eseguire un jodel tirolese e Stravinskij, un chicchirichi e il jazz. Come per tutti i grandi della musica del nostro tempo, continueremo a domandarci se sia stato o meno un raro, isolato genio del bricolage musicale, oppure un perfetto prodotto della sua epoca, di quegli anni sessanta e settanta così sbeffeggiati dai suoi dischi. Di

Peter Gabriel - So (1986)

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Nel 1974 i Genesis pubblicano The Lamb Lies Down On Broadway. Il concept, spettacolare e complicato, è l’ultimo lavoro di Peter Gabriel con la leggendaria band inglese. Gabriel abbandona il resto della truppa dopo il tour conseguente al disco, nel 1975. Inizia così il suo percorso musicale, convinto che ci sia altro da scoprire oltre la formula progressive, che va detto con i Genesis ha raggiunto il suo apice concettuale. Gabriel si sa è un istrionico perfezionista, e lavora molto al suo prima lavoro d solista. Peter Gabriel esce nel 1977: è un tentativo di abbandonare la gloriosa macchina musicale progressive, travolta anche dai primi vagiti del punk, per una via più personale, e che testimonia la sua curiosità musicale, con canzoni in diversi stili, dall’elettronica a certe idee hard rock. Prodotto con Bob Erzin con l’aiuto di Robert Fripp e Tony Levin, passa alla storia per due stupendi brani, Salsbury Hills e Here Comes The Flood ma anche per la prima di una serie di meraviglios

E T I C H E T T E

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