La band dei sogni
Sono arrivati come un fulmine a ciel sereno, e per un attimo sono stati – e non ho certo mancato di trasmetterlo – la band dei miei sogni. Perché solo miei, poi? Una band così non può essere la band dei sogni di chiunque? Intanto, il contesto. Primi anni ‘80, li ricordate? Da una parte i reduci della disco, dall’altra gli esegeti del post-punk, poi ovviamente quelli che nel punk c’erano rimasti, il reggae in crisi con la morte di Bob e l’esplosione della musica elettronica, tastierine tech e campionatori ovunque. Mica finito: vestiti tutti con le spallone, capelli cotonati, bei ragazzi che sembravano ragazze, make-up esagerati, creste dovunque. Parola d’ordine, il look. Ecco, la “band dei miei sogni” con tutto questo condivideva solo l’ultima cosa. Per il resto, Kid Creole & the Coconuts non avevano nulla da spartire con tutto il resto. Erano la fantasia estrema di uno scienziato pazzo, con un frullatore gigante (con la fettina d’ananas sul bordo) nel quale aveva buttato...