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Visualizzazione dei post con l'etichetta cowboy junkies

Cowboy Junkies - Demons (2011)

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di Silvano Bottaro Nella seconda metà degli anni ottanta i fratelli Timmins si fecero conoscere grazie ad una manciata di buoni dischi, tra cui gli ottimi The Caution Horses, Black Eyed Man e il superlativo The Trinity Session dell’88. Negli anni successivi, per una serie di coincidenze, non ultima la mancanza di “creatività” sonora, non li ho più seguiti se non “per sentito dire”. Ora, come è successo per i R.E.M., ho ascoltato questo loro ultimo lavoro e la sorpresa è stata più che buona. Il disco in origine doveva essere una collaborazione con l’amico Vic Chesnutt ma, la sua morte avvenuta prematuramente il giorno di Natale del 2009, ne ha cambiato le sorti, facendolo diventare un tributo allo stesso artista canadese. La band non estranea alla rielaborazione di brani altrui, vedi “Dead Flowers” dei Rolling Stones o “Sweet Jane” di Lou Reed (la più bella versione in assoluto a detta dello stesso autore) ha trovato tanto e ottimo materiale da arrangiare nell’archivio musical...

Cowboy Junkies - The Trinity Session (1988)

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di Silvano Bottaro Questo secondo disco dei tre fratelli canadesi Timmins ; Margo alla voce, Peter alla batteria, John alla chitarra, più A. Anton al basso e J. Bird al mandolino e armonica, resta senza dubbio il disco più bello e suggestivo che abbiano inciso. The trinity session è inciso dal vivo, in presa diretta, in una chiesa di Toronto ( Holy Trinity ) nel novembre del ’87. La principale peculiarità che il disco riesce a trasmettere è l’atmosfera tenue e rarefatta. Il suono prodotto è esclusivamente acustico, gli strumenti; chitarre, steel guitar , armonica, violino e fisarmonica, la voce quasi flebile di Margo (è una donna) fanno di quest’album un’opera splendida, da avere nella nostra raccolta musicale. Il primo brano “ Minin for gold ” crea subito una atmosfera magica, che già ci fa capire con che “genere” musicale abbiamo a che fare. Il secondo “ Misguided angel ” leggermente più country , ma molto personale, con armonica in evidenza, comincia già ...

Cowboy Junkies - Such Ferocious Beauty (2023)

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di Laura Bianchi Ecco di nuovo, dopo cinque anni, un disco di nuove canzoni dei Cowboy Junkies, ossia i fratelli Timmins (Margo, Michael e Peter) accompagnati dal bassista Alan Anton, a dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, che sono tornati per restare. A dire il vero, nel 2020 c'era stata una sorta di EP, Ghosts, uscito solo in digitale, in cui veniva affrontato il lutto per la perdita della madre. La demenza senile del padre, invece, ha segnato questo Such Ferocious Beauty, ricco di echi nostalgici, come in What I Lost, il brano che significativamente apre il disco e che immagina gli stati d'animo sia del genitore, che lentamente scivola nell'oblio, sia dei figli, che restano orfani di lui prima del tempo. Per certi versi, i Cowboy Junkies sono rimasti la stessa band che conosciamo da quasi quarant'anni. La voce di Margo Timmins è il marchio di fabbrica delle atmosfere del gruppo, mentre la scrittura e il tocco chitarristico di Michael Timmins sono sinceri, a volte ...

Cowboy Junkies - Songs Of The Recollection (2022)

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  di Ignazio Gulotta “Songs Of The Recollection” è un album di cover, nove canzoni di autori molto amati dai Cowboy Junkies che vengono reinterpretati con passione e amore, sentimenti che riescono a trasmettere in chi ascolta. La band composta dai tre fratelli Timmons, Margo, Michael e Peter, e dal loro fedele amico, il bassista Alan Anton, infatti non smentiscono se stessi e ci danno un’opera di pregevole fattura, ispirata e godibilissima. Ci sono band, i Cownoy Junkes sono fra queste, a cui non si chiede tanto di operare chissà quali cambiamenti, ma di riuscire sempre a mantenere quel livello, quel tono, quell’atmosfera che ce le hanno fatte amare. Ed è un piacere ritrovare i quattro in perfetto affiatamento con la sezione ritmica che conferisce quel ritmo cadenzato che evoca grandi spazi e tempi distesi, le chitarre espressive e inventive sia nell’arpeggio che nell’uso di feedback e distorsioni e soprattutto la voce dolce di Margo che qui si colora spesso di toni scuri e perfino...

Cowboy Junkies - The Trinity Session (1988)

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La serie di storie di musica che si inaugura oggi, giorno di Pasqua (Auguri!) seguiranno un percorso particolare: ho scelto delle storie di dischi caratterizzate dal modo unico, economico e a volte totalmente improvvisato con cui vennero registrati. Il primo ci porta al 27 Novembre del 1987, dove in una chiesta di Toronto, la Santa Trinità, un gruppo sta iniziando a suonare, usando solo un microfono. Questo gruppo ha le sue origini una decina di anni prima, quando Michael Timmins e Alan Anton formano un duo, gli Hunger Project, e partono per la Gran Bretagna, dove si uniscono ad un gruppo rock sperimentale, i Germinal. Tornati in Canada, Timmins chiama ad unirsi alle sue imprese musicali la sorella Margot e il fratello minore Peter, e formano un gruppo, a cui danno il nome strano di Cowboy Junkies. Inizia qui, siamo a metà anni ‘80, la parabola di uno dei gruppi alternativi più talentuosi della sua generazione, sia per le scelte stilistiche che per canzoni da interpretare. Il primo dis...

Cowboy Junkies – Ghosts (2020)

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di Tino Montanari Nell’ultimo periodo c’è stata una notevole uscita di dischi “fantasma” (nel senso che fisicamente non sono reperibili in CD, ma si possono scaricare o ascoltare nei vari siti di musica digitale), e noi sul sito ci siamo occupati dei lavori dell’ultimo Matthew Ryan, di Jeff Black, Natalie Merchant, con la speranza prossimamente di recensire anche Amidst The Alien Cane di William Topley (parlo per me), e per stare in tema non poteva certamente mancare anche questo inaspettato Ghosts dei Cowboy Junkies.  A soli due anni di distanza dall’ottimo All That Reckoning (18), questo Ghosts non è altro che una raccolta di canzoni su cui i Cowboy Junkies avevano incominciato a lavorare mentre erano in giro in tournée per promuovere il citato ultimo lavoro in studio, e l’improvvisa morte della madre due mesi dopo, è stata la scintilla che ha portato i tre fratelli Timmins ad elaborare il lutto portando a termine questi otto brani, decidendo poi di farli ascoltare in “stre...

Cowboy Junkies – All That Reckoning (2018)

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di Blackswan Sono trascorsi ben sei anni da The Wilderness, quarto volume della Nomad Series, uscito nel 2012, senza che si avessero notizie dei Cowboy Junkies. Un lasso di tempo considerevole, soprattutto per gli attuali standard dell’industria discografica, ma sei anni, a dire il vero, spesi benissimo (suonando molto dal vivo, registrando talvolta in studio), visto che il risultato è un disco splendido, uno dei migliori nella carriera della band canadese. Se l’esperienza con la Nomad Series aveva condotto i Cowboy Junkies su strade diverse, decisamente più sperimentali, At The Reckoning segna, invece, una sorta di ritorno al passato, a un suono che potremmo definire come classico, e a cui la band ha lavorato con lentezza, limando note e arrangiamenti, e prendendosi, come dicevamo, tutto il tempo necessario perché il risultato fosse quello voluto. Non aspettatevi però un disco che suoni esattamente come Trinity Sessions (1988) e The Caution Horses (1990), i due dischi più rap...

Misguided Angel - Cowboy Junkies

Ho detto "Mamma, è un pazzo e mi fa paura ma io voglio lui al mio fianco anche se è un cattivo soggetto e un selvaggio e qualche volta è semplicemente folle ho bisogno di lui per sentirmi a posto" Ho detto "Papà, non piangere, va tutto bene ed io vedo te in qualcuno dei suoi modi di fare anche se lui potrebbe non darmi la vita che volevi per me io lo amerò per il resto dei miei giorni" Angelo deviato attaccato a me un cuore come Gabriele, puro e bianco come l'avorio un'anima come Lucifero, nera e fredda come un pezzo di piombo Angelo deviato, ti amerò fino a che vivrò Ho detto "Fratello, tu mi parli di passione mi avevi detto di non accontentarmi mai di nulla che valesse meno Bene, è nel modo in cui cammina è nel modo in cui parla il suo sorriso, la sua rabbia e i suoi baci" Ho detto "Sorella, non capisci? Lui ha tutto quello ho sempre desiderato in un uomo sono stanca di sedere davanti alla TV tutte le sere sperando d...

I vecchi Cowboy Junkies #9/9

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One (Early 21st century blues, 2005) Le cover di “One” degli U2 sono ormai infinite. Ma c’è da dire che i Cowboy Junkies sanno cowboyjunkizzare qualsiasi cosa, col trucco di tenere a bada la voce di Margo Timmins dall’inizio alla fine – appena un tono in più dopo tre minuti e mezzo – senza indulgere in nessuna tentazione di andar dietro al ricordo dell’originale.

I vecchi Cowboy Junkies #8/9

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The slide (One soul now, 2004) Questa sembra di nuovo una canzone di Black eyed man, ma erano già passati dodici anni. Tra le canzoni notturne dei Cowboy Junkies, e le loro canzoni più ottimiste, sta con le seconde. Quelle che “sto passando un brutto momento”, ma magari ci si può fare qualcosa. “Gesù, caro Gesù, se mi senti, puoi farmi parlare con tuo papà? Non riesco a capire perché il suo amore è così crudele e faticoso”.

I vecchi Cowboy Junkies #7/9

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Thousand year prayer (Open, 2001) Morbido e geniale consuntivo di due millenni: “ci siamo mangiati tutto quello che ci hai dato, il resto lo abbiamo buttato. Abbiamo intrappolato i tuoi fiumi, lastricato ogni via, tirato il cielo fino a strapparlo. Ma tu ti sei preso Jimi Hendrix, quindi siamo pari”.

I vecchi Cowboy Junkies #6/9

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Beneath the gate (Open, 2001) A un certo punto, la monotonia diventa monotona. I Cowboy Junkies smisero di essere i pupilli della critica e i campioni dei loro fans. Proseguirono a fare canzoni e dischi alla loro maniera, con belle musiche e con la voce di Margo Timmins, ma era tutto già visto e sentito. Ignorarono il mondo, e il mondo li ignorò. A cercar bene, in quei dischi che continuarono a fare, si trovano però ancora delle cose.

I vecchi Cowboy Junkies #5/9

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If you were the woman and 
I was the man (Black eyed man, 1992) Somiglia molto a “Blue moon revisited (Song for Elvis)”, incisa nel loro secondo EP. Il tema è molto country, con “l’uomo” e “la donna”: ma si inventarono l’idea di chiedersi l’un l’altro cosa farebbero se i ruoli fossero scambiati.

I vecchi Cowboy Junkies #4/9

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To live is to fly (Black eyed man, 1992) Due canzoni di Black eyed man erano di Townes Van Zandt, popolarissimo autore country che sarebbe morto pochi anni dopo. Una è questa. Dice che la vita è una lotta, ma bisogna godersi l’attimo, prendere le cose al volo, e non guardare mai indietro. To live is to fly: stropicciatevi gli occhi e scuotete via la polvere dalle ali.

I vecchi Cowboy Junkies #3/9

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A horse in the country (Black eyed man, 1992) A questo punto, le canzoni se le scrivevano quasi tutte da soli. E gli era venuto anche un po’ di buonumore. Un po’. Quanto basta per tirarsi su da un matrimonio con l’uomo sbagliato pensando al cavallo, in campagna, su cui “un giorno salirò in sella, e ce ne fuggiremo assieme”. Quanto basta per tirarsi su dal vedere gli amici diventare uguali a come erano i loro genitori, e pensare a Cathy che si è comprata un biglietto di sola andata e ha mollato tutto questo.

I vecchi Cowboy Junkies #2/9

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Powderfinger (The caution horses, 1990) Questa invece era di Neil Young, e anche a lei toccò lo stesso trattamento. Da grande pezzo rock divenne una ballata lentissima e lamentosa e commovente. Forse a sottolineare il rischio sonnolenza, nell’attacco formidabile sostituirono “look out mama…” con “wake up mama there’s a white boat coming up the river”.

I vecchi Cowboy Junkies #1/9

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25 anni fa, l’11 febbraio 1992, uscì Black eyed man, il quinto disco e uno dei più belli dei Cowboy Junkies, band canadese che contribuì tantissimo tra gli anni Ottanta e Novanta al successo di un genere (chiamato a volte “indie”, a volte “americana”, a volte “alternative”) che ebbe molte declinazioni diverse ma che si rifacevano ai suoni del rock tradizionale e alle tradizioni di cantautori e band americane. Nel caso dei Cowboy Junkies, tra il country, il blues, le ballate americane e certe cover rock. Si erano formati nel 1986 e avevano registrato nel 1987, trent’anni fa, il loro primo disco di successo The trinity sessions. Da Black eyed man Luca Sofri, peraltro direttore del Post, scelse tre canzoni per una playlist dei Cowboy Junkies nel suo libro Playlist, la musica è cambiata. Cowboy Junkies (1985,Toronto, Canada) I tre fratelli Timmins erano di Toronto, e il bassista Alan Anton pure. Alla fine degli anni Ottanta furono, assieme ai 10,000 Maniacs, una delle band più popol...

Cowboy Junkies - Demons

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Sweet Jane - Cowboy Junkies

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I n piedi in un angolo, valigia in mano Jack nel suo cappotto, e Jane Con una camiciola, e io Io sono in una rock'n'roll band Quando giravamo su una Stutz-Bearcat, Jim, sai, erano altri tempi Tutti i poeti hanno studiato Le regole dei versi E le donne, loro giravano gli occhi Ti dirò una cosa Jack fa il banchiere E Jane è un’impiegata Entrambi risparmiano i loro soldi E quando tornano a casa Dal lavoro Seduti vicino al fuoco La radio suona Musica classica qui, Jim “La Marcia dei soldatini di legno” Tutti voi ragazzi protestate Puoi sentire Jack dire Fate presto Dolce Jane! dai bambina! dolce Jane! Ad alcune persone piace andare a ballare E altre persone devono lavorare Però guarda me adesso! Ci sono ancora alcune cattive madri, loro ti diranno che Tutto è spazzatura. Sai Che le donne non svengono mai veramente, e che i criminali battono le palpebre E che, sai, i bambini sono Gli unici che arrossiscono, Che la vita è solo morire, e, tutti quell...

E T I C H E T T E

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