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Ryley Walker - Primrose Green (2015)

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di Ricardo Martillos Il secondo disco dell'uomo di Chicago, Ryley Walker, era uno dei lavori più attesi di questo 2015, dopo il suo bellissimo album d'esordio, "All kinds of you". Walker ha un passato, nemmeno troppo lontano, di chitarrista acustico, sulle tracce dei vari Fahey, Basho e di tutta la Takoma family. Nel 2011 erano uscite, in copie limitatissime, 2 cassette, una delle quali in compagnia di Daniel Bachman, altro virtuoso della sei corde acustica. Il suo primo album raccontava di un musicista ancorato ad un suono prettamente acustico, debitore di un suono recuperato da un grande come Bert Jansch, sia strumentalmente che vocalmente. Per il nuovo disco, "Primrose green" il giovane chitarrista ha arricchito in diverse tracce l'impasto musicale, facendosi accompagnare da uno stuolo di strumentisti fra i migliori in circolazione. Una operazione che ricorda da vicino quella effettuata quasi 50 anni prima da Van Morrison ai tempi della pietr...

Ryley Walker And Kikagaku Moyo - Deep Fried Grandeur (2021)

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di Valerio D'Onofrio, Gianfranco Marmoro Assistere a un live di Ryley Walker è un'esperienza totalmente differente da quella dell'ascolto di un suo Lp. I brani si dilungano sino a rasentare i venti minuti e si trasformano in enormi fiumi carsici dove le melodie del brano registrato spariscono e riemergono continuamente per raggiungere trance psichedeliche non percepibili nelle versioni in studio. Inoltre, una delle qualità di Walker, sperimentata anche durante uno dei suoi tour italiani, è la capacità di interagire con altri musicisti con una naturalezza impressionante, ed è quello che è accaduto sul palco di Utrecht nel 2018 nell’ambito del festival “Le Guess Who?”. “Deep Fried Grandeur” è il frutto di una jam session tra il musicista di Chicago con la propria band e i giapponesi Kikagaku Moyo, gruppo di musica psichedelica che vanta ben cinque album realizzati a partire dal 2013. Con qualche rimaneggiamento in sede di produzione, il set è stato trasformato in due lunghe c...

Ryley Walker – Course In Fable (2021)

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di Davide Cedolin Dopo le pubblicazioni di album live (Bozo in Big Smoke), e le collaborazioni trasversali degli ultimi anni (su tutte Little Common Twist in duo con il batterista Charles Rumback), il ritorno di Ryley Walker con full band ripristina l’ordine delle cose tra l’anima e il corpo del ragazzo prodigio di Chicago, disegnando un paesaggio favolistico polimorfico in cui pennellate materiche cullano l’ascoltatore, svincolando ulteriormente Course In Fables dagli schemi di genere e costruendo una riuscita alchimia tra i diversi lati della personalità del talentuoso songwriter americano. Il team coinvolto nella realizzazione di Course In Fable è formato da musicisti di alto livello: gli amici e collaboratori di lunga data Andrew Scott Young (basso e piano), Bill MacKay (chitarra e piano) e Ryan Jewell (batteria e percussioni), insieme alla Portland Cello Orchestra, nelle persone di Nancy Ives e Douglas Jenkins, mentre alla regia e alle tastiere c’è il noto John McEntire dei concit...

Ryley Walker – Deafman Glance (2018)

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di Gianfranco Marmoro, Massimiliano Speri Anima sfuggente del panorama musicale a stelle e strisce, Ryley Walker è il classico personaggio amato dalla critica perché facilita enormemente il compito del recensore: si inizia l'articolo meravigliandosi della sua giovane età e di quanto il suo approccio paia provenire "da un’altra epoca", si tirano in ballo i riferimenti sin troppo palesi che sicuramente lo hanno ispirato (a partire dalla sacra triade Morrison-Martyn-Buckley), si chiude con una banalità a effetto su quanto questa musica "metta d'accordo due o tre generazioni", e il gioco è fatto. Nessuna interpretazione, nessuna ricerca, nessun ascolto analitico: un artista trasparente e rassicurante, ideale quando il lavoro abbonda e una scrittura a stampo è provvidenziale per non ingolfare la lista delle recensioni arretrate. Il voler frettolosamente catalogarne l'essenza artistica ha fatto sì che ci si soffermasse sugli elementi più volatili della sua...

Ryley Walker – Golden Sings That Have Been Sung (2016)

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di Lorenzo Righetto Nuovo punto di riferimento per la comunità "classic (folk)-rock", Ryley Walker è certamente uno dei nuovi nomi "da copertina" del cantautorato americano, posizione conquistata con il bell'esordio dell'anno scorso, con la forza imponente dei suoi riff acustici, delle sue eloquenti interpretazioni, che hanno fatto richiamare John Martyn, Roy Harper, Nick Drake, Van Morrison, molti grandi che probabilmente lo apprezzano, o l'avrebbero apprezzato. In "Golden Sings That Have Been Sung" è impossibile non ravvisare un netto imborghesimento della proposta di Walker: è un disco che ha la misura e il portamento di un piatto di alta ristorazione, con la sua erudita gestione degli spazi sonori, la forbita alternanza di sospensioni mistiche e rapidi accessi visionari, orchestrati con l'aiuto ben percepibile di LeRoy Bach, polistrumentista degli Wilco. Continua a leggere:  Fonte

E T I C H E T T E

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