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Visualizzazione dei post con l'etichetta Califone

Califone - The Villager's Companion (2025)

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di Stefano Solventi Ogni nuovo album dei Califone conferma che loro, più o meno, ci sono sempre stati pur essendoci in modalità riposta, o se preferite elusiva. Ci sono fin da quando iniziarono a muoversi nella fine dei 90s, rimanendo affare per pochi fino al sussulto di notorietà raggiunto col passaggio a Thrill Jockey, in coincidenza di quello strano meraviglioso album che era Quicksand / Cradlesnakes, anno 2003. Ne scrivevo all’epoca, mi rendo conto, in una sorta di trance agonistica dovuta alle prospettive che molti dischi coevi e affini (simili cioè per quanto concerneva lo spirito liminare e radiante, così come per il senso di steccati che si sbriciolavano grazie a tutto quel triturare e riassemblare forme, col cuore intimorito però anche acceso da una speranza inafferrabile negli sviluppi a medio e lungo termine, eccetera) squadernavano con una certa regolarità e convinzione. Ero irragionevolmente ottimista, d’accordo, tuttavia quei punti di vista non se ne sono mai davvero anda...

Califone - Villagers (2023)

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di Fabio Marco Ferragatta C’è chi dice essere rimasto sotto “All My Friends Are Funeral Singers” e chi mente. Certamente i Califone non sono solo quell’album, ma quell’album fa e farà sempre la differenza, che si parli di post-rock (riduttivo), di alternative rock (ancor più riduttivo) e di qualsiasi altro genere che ci venga in mente di poter accostare alla band di Chicago. Tim Rutilli è ancora qui e lotta con noi, si direbbe, ma la sua è una lotta controllata, una lotta contro l’appiattimento della forma canzone, delle melodie, della capacità di scrivere brani aspri anche nel caso in cui si riesca a fischiettarli oppure ariosi e pacificatori, e con sé stessi e col mondo. Dice: “Sento che combinare elementi di Captain Beefheart, soft rock anni ’70 e suoni digitali rotti è la cosa giusta da fare. Ci sono parole e immagini che messe assieme non funzionano, immagini che accostate non hanno nulla a che vedere le une con le altre, ma sono giuste”. Se osservate bene l’artwork di “villagers”...

E T I C H E T T E

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