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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2021

The Psychedelic Furs

Formazione nata nella seconda metà degli anni '70, con la prima ondata del punk inglese, gli The Psychedelic Furs si distinguono per una musica dominata dal caratteristici timbro vocale di Richard Butler. Il gruppo nasce nel gennaio del 1977 con Richard e Tim Butler, Roger "Dog" Morris e Duncan Kilbum. Discografia e Wikipedia

Musica delle paludi | Ascoltare tre album dei Creedence Clearwater Revival per capire le radici della musica popolare americana

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Non è facile scegliere un solo album dei Creedence Clearwater Revival fra quei cinque (5!) che pubblicano in soli due (2!) anni, fra il 1969 e il 1970, tutti dischi di Platino. La tentazione sarebbe quella di procedere con un Best Of, per esempio “Chronicle: 20 Greatest Hits”, che contiene tutti singoli, i fantastici singoli dei Creedence: una stringa di ben sei 45 giri Top5 consecutivi, con un bonus extra, erano tutti double-sided, cioè doppia facciata A (come avevano spesso fatto quelli traboccanti di creatività, vedi i Beatles); e con una “maledizione”, arrivarono tutti (solo) al no.2. Troppo facile, direte, ma chiunque voglia procedere così, fa una ottima scelta. Però c’è quella triade di Lp in particolare, “Green River”/”Willie and the Poor Boys”/”Cosmo’s Factory”, che è uno sguardo ancor più dettagliato su quella che era l’essenza, la filosofia, e il serbatoio da cui John Fogerty pescava, e cosa era il risultato della sua rielaborazione.  Perché qui il tema è roots music, le radi

Black Sabbath - Paranoid (1970)

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Nel 1968, dopo che risposero ad un annuncio in un negozio di dischi di Birmingham, un gruppo di 4 ragazzi amanti del blues mise su un gruppo che si chiamava Earth: erano Tony Iommi, Bill Ward, Geezer Butler e John “Ozzy” Osbourne. Amanti del blues e della musica che in quegli anni facevano gruppi come i Cream e la Jimi Hendrix Experience, quando iniziano a suonare nei locali si accorgono che esisteva già un gruppo che si chiamava Earth. Butler, amante del gotico, dell’horror, dei libri di Dennis Wheatley, suggerì di cambiare nome con il titolo di un film di Mario Bava, I Tre Volti Della Paura, che nella versione inglese fu commercializzato come Black Sabbath. Inizia qui il percorso di uno dei gruppi cruciali degli anni ‘70, uno di quelli che inventò in pratica un genere e segnò l’immaginario musicale del decennio. Il primo disco è già da KO: Black Sabbath, con la storica copertina gotica, registrato in sole due sessioni, contiene già i semi del loro suono “terrificante”; riferimenti

Captain Beefheart: il testamento del capitano

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Un bel cofanetto della Rhino raccoglie le incisioni della Magic Band nei primi anni Settanta; dopo i capolavori giovanili e prima del controverso finale di partita  di Riccardo Bertoncelli Se qualcuno non manda un fulmine a incenerirmi from the outer space, mi verrebbe da dire che Captain Beefheart è stato per il rock e il blues quello che Sun Ra è stato per il jazz; un geniale visionario scambiato per ciarlatano, un profeta di lingue nuove mortificato a vita dall’ottusità e miopia di tanti addetti ai lavori. Non mi spingo oltre con il parallelo, non è il caso; dico solo che entrambi avevano una comunità di fedeli musicisti apostoli ma il Ra li rispettava e proteggeva, con saggezza e saturnina umiltà, mentre Beefheart da egoico prepotente li vessava, quando non li metteva ai ceppi, e con la sua arte non si poneva questioni di cosmica filosofia ma di molto terrena soddisfazione. Pur con quei modi esagerati e imbarazzanti, Beef sapeva vedere, scrutare «oltre le porte della percezione»; v

David Crosby - Croz (2014)

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di Silvano Bottaro David Crosby non ci ha abituato a frequenti uscite discografiche, a oltre quarant'anni da If I Could Only Remember My Name del '71, in mezzo ci sono stati solo due dischi: Oh Yes I Can del '89 e Thousand Roads del '93. Se è facile pensare che questo sia il suo commiato musicale le canzoni non lo sono affatto. Undici brani quasi tutti a sua firma, l'aiuto del figlio Raymond, di Mark Knopfer e di Wynton Marsalis, danno un tocco di notevole presenza ad alcuni pezzi dell'album. Quello che fa "grande" Croz è il suo "spiazzare" che, ancora una volta, è parte integrante della sua vita. David Crosby abituato a continue cadute e continue rinascite non poteva anche questa volta sorprendere critica e fan. L'album infatti, non era previsto e se poteva sembrare come un'operazione commerciale il risultato è invece tutt'altro. " ...avevo ancora delle cose da dire " è la sua affermazione all'uscita del

Folk Show: Episode 45

I Genesis? Dilettanti senza futuro…

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Sono tutti studenti diciottenni i cinque componenti dei Genesis, un gruppo sconosciuto che il 22 febbraio 1968  pubblica per la prestigiosa Decca Records il suo primo singolo: un morbido brano acustico intitolato  The silent sun . di Gianni Lucini Una scoperta quasi casuale Il prodotto non sembra di quelli destinati a restare nella storia del rock e negli uffici della casa discografica inglese c’è chi storce il naso: «Dilettanti senza futuro. Ma chi li ha trovati?» La scoperta del gruppo, avvenuta quasi per caso, si deve a Jonathan King, uno degli uomini del reparto artistico della Decca. La storia inizia, infatti, qualche mese prima quando King resta colpito da uno dei tanti nastri quotidianamente inviati alla casa discografica da artisti desiderosi di farsi conoscere. Rintraccia il recapito della band che ancora non ha un nome e invita i suoi componenti a farsi sentire. Scopre così che il gruppo è formato da cinque allievi della Charterhouse Public School di Godalming nel Surrey che

The Besnard Lakes – The Besnard Lakes Are The Last Of The Great Thunderstorm Warnings (2021)

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 di Simone Grazzi  Il giorno non è ancora iniziato. Gli occhi sono rivolti verso l’alto a rimirar le stelle.Corpi celesti risplendenti di luce propria che più li fissi e più si dilatano spandendosi fino a dissolversi nel buio di un’oscurità profonda. Essenze colorate di un acquerello lasciato li, sul tavolo. Incompiuto. L’alba di un giorno invernale squarciata da un sole che cresce fino ad incendiare il cielo prima di una burrascosa tempesta. È questo il ritorno della band canadese The Besnard Lakes. Un attesa durata ben 5 anni, tanti, forse troppi, ma tranquilli, se questo è il risultato che siete stati in grado di regalarci, non c’è nessuna rabbia o risentimento per averci fatto attendere così tanto. Il sestetto composto da Jace Lasek, Olga Coreas, Kevin Laing, Richard White, Sheenah Ko e Robbie MacArthur, ha dato alla luce 9 tracce ricche di una musica capace di strapparti dal suolo, facendoti veleggiare per tutto il tempo della sua durata. Un album diviso idealmente in 4 parti che

Procol Harum

Prima di A Whiter Shade Of Pale e Homburg, due dei più grandi successi degli anni '60, i Procol Harum hanno una piccola storia non banale. Il tastierista Gary Brooker, nativo del Southend, nel 1962 è leader di un complesso locale di r'n'b, i Paramounts. Con Brooker, sono Robin Trower, B.J. Wilson e Chris Copping. Discografia e Wikipedia

Addio alla giovinezza | Per i romantici senza speranza, “Late For The Sky” di Jackson Browne è l’album del secolo

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Per tutti i romantici senza speranza in cerca di un riparo, di una ragione di esistere e di una parola di conforto e chiarezza, “Late For The Sky” di Jackson Browne è l’album del secolo. Un album che racconta l’addio alla giovinezza, e lo fa mischiando insieme quei sentimenti irrazionali e puri che la caratterizzano: la costante sfuggente ricerca di una propria identità, la voglia di andare e la mancanza di direzione, i primi ideali e la difficoltà di trovare un mondo perfetto, là fuori. Il sogno di qualcosa che ti appaghi e quel perenne desiderio di fuga che ti fa sempre correr via, generalmente quando dovresti rimanere. E, sopra tutto, l’Amore: le certezze dell’amore eterno e l’impossibilità di amare davvero, prigioniero senza speranza (appunto) dell’illusione amorosa. Ci siamo passati tutti: la ricerca del grande amore, di quello che darà un senso alla tua vita (non necessariamente alla sua), senza sapere ancora che l’amore è qualcosa di molto più complesso dell’innamorarsi. Richied

The Pentangle - Sweet Child (1968)

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La musica folk britannica della fine degli anni ‘60 non è solo uno degli momenti musicali che amo di più, ma è a mio parere uno dei più alti picchi qualitativi della musica popolare del ‘900 europeo. Il folk britannico fu riacceso comunque dalla spinta di quello che Dylan in primis, insieme ad altri, aveva fatto per il folk americano: gruppi di musicisti favolosi iniziarono a scavare nel pozzo infinito delle ballad tradizionali britanniche, e non solo, riarrangiando, includendo momenti moderni, in un mix davvero favoloso. Verso la fine degli anni ‘60 due gruppi si contendevano lo scettro di band regina del folk: i Fairport Convention e i Pentangle. I primi virarono all'elettrificazione del folk, con risultati leggendari; oggi parlerò dei secondi, che rimasero fedeli alla natura acustica della loro musica, ma con risultati altrettanto straordinari. The Pentangle era il simbolo sullo scudo di Sir Gawain nell’epopea di Sir Gawain e il Cavaliere Verde (importante poema cavalleresco

Bob Dylan ‎– The 1966 Live Recordings (2016)

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di Riccardo Bertoncelli  Questo goffo cubotto strapieno di musica (quasi trenta ore complessive) completa la ricognizione dei due anni chiave nella vita artistica di Bob Dylan, 1965-66, iniziata lo scorso anno con il monumentale cofanetto di «The Cutting Edge». Là c’era l’integrale delle registrazioni in studio, diciotto cd, con il bonus digitale di numerosi show registrati nel 1965; qui i nastri di parte delle esibizioni dal vivo del 1966, da White Plains, 5 febbraio, a Londra, 27 maggio (tutto quello che in qualche forma esiste – circa il 60 per cento). Si sa che l’anno live dovrebbe essere molto più ricco ma due mesi dopo la fine del tour europeo Dylan ebbe il fatale incidente in moto che lo fermò e gli diede tregua. Saltò il resto della massacrante tournée, mai più recuperata, e si chiuse un’epoca. Va da sé che questa Treccani dylaniana è materia per studiosi e super appassionati. Buona parte dei nastri è di buona qualità, direttamente dal soundboard e in qualche caso stereo, ma al

Hüsker Dü - Warehouse: Songs And Stories (1987)

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di Silvano Bottaro Prima dei R.E.M., dei Sonic Youth e dei Nirvana, un altro grande gruppo del circuito alternativo a stelle e strisce fu ingaggiato da una major, per provare a dimostrare che certo rock nato e maturato nei bassifondi poteva diventare un business: si trattava di un trio originario di Minneapolis, con un nome assurdo - "ti ricordi?" in svedese - e trascorsi di rilievo nell'ambito dall'hardcore più feroce e senza compromessi, la cui leadership era divisa tra due compositori e cantanti impegnati anche alla chitarra (Bob Mould) e alla batteria (Grant Hart). Finì nel peggiore dei modi, quel sodalizio che pure aveva fruttato sette album e mezzo, di cui due doppi, in appena sei anni: con furibondi litigi e tanta amarezza. E finì, ironia del destino, poco dopo l'uscita del capolavoro che ne rappresentò lo zenit qualitativo e che quindi, suo malgrado, interpretò il ruolo un po' sinistro dell'epitaffio. Secondo lavoro marchiato Warner, dopo

Folk Show: Episode 44

Bob Dylan - The Bootleg Series Vol.4 “The Royal Albert Hall Concert” (1998)

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Tutti i dischi che scelgo per questa piccola rubrica non solo sono importanti per il sottoscritto, ma sono generalmente considerati importanti per la musica popolare del ‘900 e degli anni 2000. Conseguentemente lo sono anche gli autori. Ogni tanto però capita di scegliere qualche disco che davvero ha una dimensione storica e leggendaria superiore. Quello di oggi l’acquisisce per due motivi: il primo è che testimonia il periodo di fervore creativo e geniale che Bob Dylan attraversava nel 1966, appena dopo la svolta elettrica; il secondo è che questo disco contiene in sé una leggenda che per decenni fu pensata falsa ma che poi è stata confermata in modalità del tutto curiose. Ma andiamo con ordine. Nel 1965 il primo delitto alla musica folk (secondo i detrattori) Bob Dylan lo dà dando alle stampe Like A Rolling Stone, unanimemente considerata la canzone simbolo della musica rock. Cinque giorni dopo, il 25 luglio, si presenta al Festival di Newport con una band elettrica, capeggiata da

John Prine

Nato a Maywood, Illinois, John Prine (1946 - 2020) si accosta alla musica a quattordici anni quando suo padre gli insegna a suonare la chitarra e comincia l'attività professionale nel 1969, facendo serate nei club di Chicago mentre di giorno alvora all'ufficio postale. Viene scoperto, come il suo amico Steve Goodman, da Kris Kristofferson e Paul Anka. Discografia e Wikipedia

Natural woman | Con Tapestry, Carole King ha creato il modello della cantautrice anni 70

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Questo è l’album con cui non solo Carole King reinventa la sua carriera, ma quello che crea il modello di “cantautrice anni 70” (insieme a Joni Mitchell). Non una cosa da poco per questa ragazza newyorkese, autrice pop di primo livello per molti anni, che emigrata a Los Angeles decide a 31 anni di uscire dal meccanismo “scrivo solo per altri” e comincia a cantare le sue stesse composizioni.  Quello che è evidentemente un desiderio esistenziale e artistico si trasforma in qualcosa che va aldilà di ogni aspettativa, i numeri (al femminile) raccontano qualcosa di indiscutibile: primo posto in classifica per 15 settimane consecutive, record superato solo 22 anni dopo da Whitney Houston; nei top 200 per 318 settimane (ci vorranno 46 anni perché Adele la superi), 25 milioni di copie vendute. Vien da chiedersi come prima cosa: come è stato possibile? Qual è stato il segreto? Che Carole Joan Klein abbia un talento naturale è chiaro da subito, in famiglia. Nasce a New York nel 1937, alla fine d

Shawn Phillips - Second Contribution (1971)

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Se esistesse una fantomatica classifica degli artisti più talentuosi ma più dimenticati, l’artista di oggi starebbe, a mio parere, nelle prime posizioni. Shawn Phillips è semisconosciuto ai più, nonostante sia uno dei più grandi cantautori degli ultimi 50 anni. Texano, Shawn è figlio di uno scrittore e giornalista, James Atlee Phillips e nipote di un pezzo grosso della CIA, David Atlee Phillips, che fu accusato di essere uno dei cospiratori che armarono la mano di Lee Oswald per uccidere il Presidente Kennedy, accusa che fu ritrattata. Vive una infanzia ed una adolescenza avventurosa, passando di Stato in Stato, e acquisendo una passione per la chitarra, soprattutto per quella a 12 corde, di cui diventerà un virtuoso. Esordisce come cantante nel 1964 con I’m A Loner, primo disco in cui esibisce la sua abilità con la chitarra. Si trasferisce giovanissimo in Inghilterra, dove a metà degli anni ’60 è strettissimo collaboratore di Donovan: con il folletto gallese suonerà nei dischi deg

Roy Harper: un uomo e un mito

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Un grande individualista della scena Brit tornò a registrare dopo aver scelto la pensione. Si tratta di uno dei più bei dischi del 2013 di Riccardo Bertoncelli  A volte la definizione «artista di culto» assume sfumature beffarde. Roy Harper è un artista di culto: il suo nome non manca mai nei tomi di musica alternativa, è stimato amico di potenti rocker come Jimmy Page, McCartney, David Gilmour; eppure fece passare tredici anni da quando pubblicò l’ultimo cd, di cui non dico il nome perché sfido i lettori, anche uno solo, a ricordarne il titolo. Per fortuna è cresciuta una generazione di musicisti che hanno davvero amore per il passato, specie se minore ed eccentrico, e dei cult artists sanno cosa fare. Così uno di loro, Jonathan Wilson, venerato maestro di futuro remoto, ha travolto Roy con il suo entusiasmo, lo ha portato nel suo studio a Laurel Canyon e lo ha convinto a riprendere il discorso interrotto nel 2000. L’album uscito nel 2013 si chiama «Man And Myth» e solo due spunti per

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