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Visualizzazione dei post con l'etichetta king crimson

King Crimson - Island (1971)

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King Crimson - Red (1974)

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Di quella band che nel 1969 sconvolse il mondo della musica con In The Court Of The Crimson King è rimasto solo il genio di Robert Fripp, che in 5 anni cambia 7 formazioni diverse. E il disco di oggi nasce dopo l'ennesimo cambio di formazione. Concluso un tour americano di tre mesi nel 1974, Fripp, Bill Bruford (batteria) e John Kenneth Wetton (basso, voce e chitarra) decidono a maggioranza di allontanare il violinista David Cross. Rimangono un trio, e iniziano a pensare ad un nuovo disco. In Gran Bretagna Fripp ha un incontro che gli sconvolge la vita: legge gli scritti di John G. Bennett, allievo diretto di Gurdjieff. Bennett, che era un matematico, voleva nei suoi lavori integrare il proprio sapere scientifico con le conoscenze acquisite in materia di filosofie orientali e misticismo con la frequentazione del grande maestro greco-armeno. Fripp ne rimase folgorato, e nei decenni successivi organizzerà nei campi studio di Bennett corsi di chitarra divenuti leggendari: non prendere...

King Crimson - Islands (1971)

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La favolosa (per l’epoca, siamo agli inizi degli anni ‘70) fotografia della nebulosa Trifida nella costellazione del Sagittario accompagnò l’uscita dell’edizione europea di questo disco (gli americani, non so perchè, preferirono un disegno con il nome della band e il titolo dell’album, che nell’edizione europea non cerano se non sul retro). I King Crimson di Robert Fripp sono una delle band più visionare, imitate e fenomenali della storia del rock. Fripp è stato per almeno un decennio, diciamo dall’uscita del loro clamoroso debutto, In The Court Of The Crimson King, 1969, fino a Heroes di David Bowie, 1979 (in cui il suo contributo creativo è fortissimo) uno dei pilastri della musica popolare occidentale. Eppure sebbene in due anni i suoi King Crimson sfornino 3 dischi leggenda (non solo il primo, ma poi In The Wake Of Poseidon e l’altrettanto magico Lizard) Fripp è costretto a ben 4 cambi di formazione. Agli inizi del 1971, è ormai solo con Peter Sinfield, fido paroliere, co fondatore...

King Crimson - In The Court Of The Crimson King (1969)

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di Silvano Bottaro Probabilmente il solo album "progressive" in grado di entusiasmare anche i detrattori più feroci del genere, e capitolo di spicco di una discografia mediamente buona, In The Court Of The Crimson King segna l'esordio dei King Crimson, creatura del geniale chitarrista inglese Robert Fripp. Con lui, in questa prima di molte incarnazioni, Ian McDonald ai sassofoni e alle tastiere, Michael Giles alla batteria e il paroliere Peter Sinfield, oltre a Greg Lake (basso e voce), che di lì a poco si unirà in trio con Keith Emerson e Carl Palmer. Non sono proprio dei debuttanti, questi musicisti facenti parte dei King Crimson che, partendo alla grande, entrano in studio e superata una falsa partenza (cambiano produttore) in soli otto giorni registrano un album che trasporta tutti - ascoltatori e musicisti - in una dimensione nuova, forse quella del nuovo decennio in arrivo. Cinque le tracce, tutte a loro modo capolavori: a partire da 21st Century Schizoid Ma...

King Crimson - In The Court Of The Crimson King (1969)

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13 Gennaio 1969. In uno dei sotterranei del Fulham Palace Cafè, sta suonando una band. Ma non è una band qualsiasi, perché di lì a pochi mesi la loro musica esploderà come una supernova, divenendo di fatto in pochi mesi una delle formazioni principe del rock inglese. In quel sotterraneo suonavano Robert Fripp (chitarra), Greg Lake (basso e voce), Mike Giles (batteria) Ian McDonald (tastiere e fiati) a cui si deve aggiungere un paroliere, Peter Sinfield. Qualche tempo prima Fripp e Giles suonavano già insieme, con il fratello di Mike, Pete, nel trio Giles Giles & Fripp. McDonald subentra di lì a poco, portando la fidanzata Judy Dyble, ex Fairport Convention, come vocalist (ma si lasciarono dopo pochi mesi) ma soprattutto l'artista Peter Sinfield, col quale già scriveva canzoni. Quella sera del 13 gennaio la band ha già preso un nuovo nome: King Crimson, inventato da Sinfield come nuova versione di Belzebù, il principe dei demoni. Secondo molti era un omaggio a Federico II di...

13 grandi canzoni dei King Crimson #13

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Dinosaur (THRAK, 1995) Cosa ne è dell’uomo schizoide del Ventunesimo secolo, un quarto di secolo dopo?
Si guarda indietro, prende atto della sua insipienza e si stupisce di non essere estinto. Bellissimo il suo urlo: “sono un dinosauro, qualcuno sta scavando le mie ossa”.

13 grandi canzoni dei King Crimson #12

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Three of a perfect pair (Three of a perfect pair, 1984) Lei è suscettibile, lui è impossibile; lui è contraddittorio, lei è ciclotimica; un pizzico di schizofrenia li rende una perfetta coppia. Di tre persone.

13 grandi canzoni dei King Crimson #11

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Neal and Jack and me (Beat, 1982) Il secondo album della trilogia degli anni ’80 ha per titolo Beat, in probabile omaggio all’omonima generazione degli anni ’50. A fare vita on the road non sono più gli scrittori ma i musicisti: qua in una Parigi alle quattro del mattino Belew, insonne, tira in ballo una Studebaker Coupé del 1952, in compagnia di Neal (Cassady) e Jack (Kerouac).

13 grandi canzoni dei King Crimson #10

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Matte Kudasai (Discipline, 1981) “Matte Kudasai” non è un anagramma, ma l’equivalente giapponese di “attendere prego”. L’attesa beckettiana è quella di una donna alla finestra, mentre piove. Forse scrive lunghe lettere senza risposta, di sicuro dorme su una sedia, “in her sad America”. Senso di sospensione e malinconia anche nella musica, con chitarre come gabbiani in lontananza.

13 grandi canzoni dei King Crimson #9

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Thela Hun Ginjeet (Discipline, 1981) Adrian Belew sta camminando per le strade di Londra, prendendo appunti vocali sul suo registratore per una canzone sulla violenza urbana. All’improvviso si trova di fronte due rapinatori armati. Uno gli strappa il registratore e preme play: si sente Belew che parla di pistole e posti pericolosi (“this is a dangerous place, this is a dangerous place!”). I due si allarmano, pensano che sia un poliziotto, lui si avvita in una spiegazione senza fine sul fatto che in effetti è solo un musicista, e alla fine in qualche modo li convince. Tremante gira l’angolo, e si imbatte in due poliziotti oltremodo sospettosi a cui riesce con qualche difficoltà a spiegare la stessa cosa. Arriva finalmente allo studio, dove quasi isterico racconta agli altri l’accaduto; l’ineffabile Fripp, a sua insaputa, registra il tutto. Il risultato di questo gioco di specchi sonori è un pezzo frenetico e ansiogeno. “Thela Hun Ginjeet” è l’anagramma di “Heat in the Jungle”. ...

13 grandi canzoni dei King Crimson #8

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Elephant talk (Discipline, 1981) Nel 1981 i King Crimson tornano a sorpresa, con l’album Discipline (in
realtà questo doveva essere il nome
del nuovo gruppo). Ancora Fripp e Bruford, più Tony Levin – poi de-
voto musicista di Peter Gabriel –
che suona lo stick, un nuovo stru-
mento a metà tra basso e chitarra; e soprattutto Adrian Belew, prove-
niente dal giro di Frank Zappa e
poi collaboratore di Bowie e Talking Heads. In “Elephant Talk”,
un elenco alfabetico dalla A alla E 289 delle forme di comunicazione orale, Belew non solo fa “parlare” la chitarra come tanti altri: la fa letteralmente barrire.

13 grandi canzoni dei King Crimson #7

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Starless (Red, 1974) Nel consueto vortice di defezioni, i King Crimson rimangono in tre. E producono un album teso, inizialmente poco apprezzato da pubblico e critica, ma rivelatosi nel tempo tra i più influenti. “Starless” riprende il titolo di un pezzo dell’album precedente, Starless and Bible Black, una citazione da Dylan Thomas che significa in sintesi “buio pesto”. Da molti è ritenuto, non a torto, il brano più bello dei King Crimson: una melodia struggente, Wetton che canta riflessioni amare sul “cruel twisted smile” di certi vecchi amici, e quando la canzone potrebbe essere finita, partono sette minuti di crescendo mozzafiato, con Fripp a esasperare la tensione tramite un incredibile assolo di due note ribattute. Brividi, ed ennesimo sipario.

13 grandi canzoni dei King Crimson #6

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Lark’s tongues in aspic part II (Lark’s tongues in aspic, 1973) Nel 1973 i King Crimson rinascono, col primo album della trilogia che alcuni hanno definito di “progressive metal” a causa dell’inasprimento dei suoni. La compagine è rivoluzionata: alla batteria Bill Bruford, transfuga dagli Yes; al basso e voce John Wetton; è arrivato il violino di David Cross, e si è aggiunto anche un percussionista, Jamie Muir. Il pezzone strumentale che dà il titolo al disco (de gustibus: lingue d’allodola in gelatina) è un altro classico durevole dei King Crimson. Una “Lark’s tongues in aspic part III” è presente sul disco del 1984, una “part IV”, a sua volta suddivisa in quattro sezioni, sul disco del 2000.

13 grandi canzoni dei King Crimson #5

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Ladies of the road (Islands, 1971) Una canzone abbastanza esplicita sui numerosi incontri femminili di un musicista in tour; non serve un esperto di strumenti musicali per cogliere i doppi sensi di un verso come “just love to feel your Fender”. Nonostante Fripp abbia sempre sottolineato la sua distanza dal blues e forme derivate, questa è l’eccezione che conferma la regola. A tratti sembra “Come Together” dei Beatles, che risuonano anche nell’apertura melodica dell’inciso, ma poi interviene la solita chitarra sghemba a rimettere le cose a posto.

13 grandi canzoni dei King Crimson #4

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Prince Rupert awakes (Lizard, 1970) Lizard, un album ricco di influenze jazzistiche grazie alla presenza di ospiti come il pianista Keith Tippett, è occupato per metà dall’omonima (e un po’ datata) suite medievaleggiante, cantata in parte da Jon Anderson degli Yes. Il nuovo bassista e cantante dei King Crimson fu invece Gordon Haskell, che non ebbe in seguito una carriera all’altezza del suo predecessore Lake: lasciato il gruppo con un codazzo di beghe legali, cadrà nel dimenticatoio per trent’anni di fatiche economiche, per infilare nel 2001 un singolo e un album che andarono a ruba in Inghilterra.

13 grandi canzoni dei King Crimson #3

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I talk to the wind (In the court of the Crimson King, 1969) Dopo le discese agli inferi tutte bordate di mellotron, sax imbizzarriti e chitarra distorta, una parentesi di arpeggi e flautini eterei: l’altra anima, rarefatta e melodica, del gruppo. Qua ben impersonata dalla voce cristallina di Greg Lake, primo bassista e cantante che lasciò i King Crimson di lì a poco per mettersi con Emerson e Palmer, e prendere qualche chilo di troppo.

13 grandi canzoni dei King Crimson #2

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In the court of the Crimson King (In the court of the Crimson King, 1969) “Re Cremisi” dovrebbe essere una definizione poetica di Belzebù, come conferma il famosissimo e angoscioso faccione paonazzo in copertina; ma è diventato impossibile non riferire il nome a Fripp con la sua corte di musicisti. Il primo cortigiano fu Pete Sinfield: scriveva tutti i testi, curava la scenografia e le luci, si dava talvolta da fare al VCS3, uno dei primi sintetizzatori. Dopo la rottura con Fripp lavorò con Emerson, Lake and Palmer, e scrisse anche la versione inglese dei testi della nostra PFM, per la sua fugace avventura americana con l’album Photos of Ghosts.

13 grandi canzoni dei King Crimson #1

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21st century schizoid man (In the court of the Crimson King, 1969) Cominciarono così. Una voce distorta dipinge la visione apocalittica di un futuro dove i poeti muoiono di fame, il napalm stermina innocenti, e l’uomo schizoide del titolo possiede solo quello di cui non ha bisogno: “nothing he’s got he really needs”.
Una versione molto bella e grezza di questo pezzo è su Earthbound, il primo disco live, noto più che altro per la pessima qualità dell’incisione; poi un recente cofanetto della DGM (la casa discografica di Fripp, che sta pubblicando a puntate incisioni di tutte le epoche, per la gioia e il tormento economico dei collezionisti) ne ospita ben dodici versioni dal vivo. Ci siamo capiti.

King Crimson - In The Court Of The Crimson King (1969)

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Quando arrivano al primo album della band, i musicisti che fanno parte dei King Crimson non sono proprio dei debuttanti: i fondatori del gruppo, Robert Fripp, chitarrista, e Michael Giles, batterista, hanno già alle spalle un album; Ian McDonald, che suona molti strumenti a fiato e il mellotron, è con loro da qualche tempo: è lui che recluta Peter Sinfield, che suona il sintetizzatore e sarà autore dei testi del loro primo album. In ultimo, si aggiunge Greg Lake, al basso, un amico d'infanzia di Fripp. Partono subito alla grande: la prima uscita live significativa è quella di fronte ai 600 mila che riempiono Hyde Park per sentire i Rolling Stones nei giorni che seguono l'improvvisa scomparsa di Brian Jones. Entrano in studio poco dopo, e superata una falsa partenza, con un produttore che evidentemente non va, in soli otto giorni registrano un album che trasporta tutti - ascoltatori e musicisti — in una dimensione nuova, forse quella del nuovo decennio in arrivo. E una realtà...

Accadde oggi...

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16 maggio 1946: a Wimborne Minster, nel Dorset in Inghilterra, nasce Robert Fripp, chitarrista e leader dei King Crimson. Uno dei personaggi più intelligenti e autorevoli del rock.

E T I C H E T T E

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