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Visualizzazione dei post da Giugno, 2014

Cassandra Wilson - Silver Pony (2010)

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di Silvano Bottaro

Grazie a Cassandra Wilson, si sta chiudendo molto bene questo duemilaedieci. Silver Pony, infatti, è un ottimo disco. L’album, il ventesimo per la cronaca, è composto da undici brani, alcuni dei quali sono registrati dal vivo durante il suo tour estivo del 2009. Figlia di un musicista jazz e di un’insegnante appassionata di rhythm and blues, la cinquantacinquenne Cassandra Wilson è tra le più brave e belle voci del panorama musicale internazionale. Dotata di tecnica impeccabile e di una grande comunicatività emotiva, questo Silver Pony ne conferma la veridicità.
Il titolo dell’album prende spunto da un fatto successo alla cantante quando era piccola e lo racconta lei stessa: "Un giorno arrivò un uomo nel mio paese, a Jackson nel Mississippi, con un pony e una macchina fotografica" e continua "Pagando potevi farti fare una foto sul pony". La Wilson riuscì a fare la sua foto nonostante la madre non fosse molto d’accordo "Sono così felice che mi …

Ricky Nelson, Life, 1958

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Accadde oggi...

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30 giugno 1966: i Beatles conquistano anche il Giappone ed eseguono il primo dei loro tre storici concerti alla Budokan Hall di Tokyo.

McCoy Tyner

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David Crosby - Croz (2014)

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di Silvano Bottaro
David Crosby non ci ha abituato a frequenti uscite discografiche, a oltre quarant'anni da If I Could Only Remember My Name del '71, in mezzo ci sono stati solo due dischi: Oh Yes I Can del '89 e Thousand Roads del '93. Se è facile pensare che questo sia il suo commiato musicale le canzoni non lo sono affatto. Undici brani quasi tutti a sua firma, l'aiuto del figlio Raymond, di Mark Knopfer e di Wynton Marsalis, danno un tocco di notevole presenza ad alcuni pezzi dell'album.
Quello che fa "grande" Croz è il suo "spiazzare" che, ancora una volta, è parte integrante della sua vita. David Crosby abituato a continue cadute e continue rinascite non poteva anche questa volta sorprendere critica e fan. L'album infatti, non era previsto e se poteva sembrare come un'operazione commerciale il risultato è invece tutt'altro. "...avevo ancora delle cose da dire" è la sua affermazione all'uscita del disco, e "…

Hüsker Dü - Warehouse: Songs And Stories (1987)

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di Silvano Bottaro
Prima dei R.E.M., dei Sonic Youth e dei Nirvana, un altro grande gruppo del circuito alternativo a stelle e strisce fu ingaggiato da una major, per provare a dimostrare che certo rock nato e maturato nei bassifondi poteva diventare un business: si trattava di un trio originario di Minneapolis, con un nome assurdo - "ti ricordi?" in svedese - e trascorsi di rilievo nell'ambito dall'hardcore più feroce e senza compromessi, la cui leadership era divisa tra due compositori e cantanti impegnati anche alla chitarra (Bob Mould) e alla batteria (Grant Hart). Finì nel peggiore dei modi, quel sodalizio che pure aveva fruttato sette album e mezzo, di cui due doppi, in appena sei anni: con furibondi litigi e tanta amarezza. E finì, ironia del destino, poco dopo l'uscita del capolavoro che ne rappresentò lo zenit qualitativo e che quindi, suo malgrado, interpretò il ruolo un po' sinistro dell'epitaffio. Secondo lavoro marchiato Warner, dopo il quasi…

The Traveling Wilburys - Omonimo (1988)

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di Silvano Bottaro
Questo improvvisato quintetto nato quasi per gioco, altri non sono che Bob Dylan, Jeff Lynne, Tom Petty, Roy Orbison e George Harrison. Un disco nato per scherzo, un nome creato ad arte, ed i protagonisti che non vogliono apparire nella loro reale identità: infatti, si fanno chiamare Lucky, Nelson, Otis, Lefty e Charlie T. Junior.
Disco divertente e poco prevedibile, mette a confronto il lavoro di grandi talenti che, una volta tanto, caso abbastanza raro, funziona molto bene. L'album è bello e molto godibile, con arrangiamenti ad hoc e grandi voci, tra le più belle del panorama "rock classico". Forse il suono della band richiamerà alla memoria stagioni passate da molte lune. Gli anni '50 si mischiano ai rivoluzionari sixties: voci esili e coretti doo-woop insieme ad atmosfere liverpooliane. Rock, calipso, fifties, beat ed altre meraviglie è quello che questo disco propone insieme ad un moderato uso di chitarre elettriche. Vediamo le canzoni.

Handle wi…

Johnny Cash

John R. Cash (1932 - 2003) nasce con sangue cherokee nelle vene in una numerosa famiglia di contadini dell'Arkansas. Fin da bambino aiuta i genitori nella coltivazione del cotone e si appassiona alla musica attraverso i canti di chiesa e il country alla radio. Nel 1950 si arruola in aviazione e compie parte del servizio militare in Germania. Qui acquista una chitarra, si perfeziona nello strumento esibendosi anche per i commilitoni, e continua l'attività compositiva.
Discografia e Wikipedia

Tinariwen - Emmaar (2014)

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di Silvano Bottaro
Dopo l'ennesimo ascolto di Emmaar, il parallelo con Tassili, ultimo lavoro uscito nel 2011, è inevitabile. Il gruppo maliano che ha fatto, e continua a far conoscere la cultura tuareg in giro per il mondo, con questo disco, non si discosta di molto dal suo predecessore. Due sono soprattutto gli elementi in comune: deserto e messaggio. Il primo è stato registrato nel deserto algerino, Emmar invece, in quello nord americano del Joshua tree. Il messaggio: la musica come strumento di ribellione. Il suono invece, pur restando nell'"area" del blues rurale, una delle massime espressioni della musica afro-americana, è leggermente più elettrico, a differenza di Tassili, più acustico. Titolari di un nuovo genere musicale chiamato Tishoumaren, ovvero la musica degli ishumar: ishumar, che significa disoccupato, si riferisce alla generazione di giovani esuli touareg che hanno abbandonato il loro territorio prostrati dalla siccità e dalla repressione delle autorit…

Jimi Hendrix - Electric Ladyland (1968)

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di Musica Dal Pianeta Terra
Il 1968 è un anno cruciale per Jimi Hendrix. Il mancino di Seattle sembra poter raccogliere, in termini di gloria e quattrini, i frutti d'una attività estenuante che lo ha condotto finalmente - meglio tardi che mai - nell'impero del divismo rock. L'anno precedente ha mandato in orbita il pubblico di Monterey con un set destinato alla leggenda: l'uso di distorsori, pedali wah wah e feedback esaltano l'anima sfuggente e psichedelica del suo "sentimento blues"; il simbolismo visivo, culminante con lo stupro e l'incendio della Fender, sublima la potenza della messinscena.  I due primi capitoli discografici, "Are You Experienced?" e il successivo "Axis: Bold As Love", pur accolti con favore, risentono giocoforza dei vorticosi ritmi di lavoro cui l'Experience è sottoposta e, pur contenendo alcune canzoni-manifesto dell'arte hendrixiana, non trovano il passo sciolto della coesione. Adesso Jimi sente il fi…

Warpaint - Warpaint (2014)

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di Silvano Bottaro
Ci sono voluti ben tre anni per pubblicare questo secondo lavoro dal titolo omonimo, il loro debutto "The Fool" infatti, risale alla fine del 2010. Le Warpaint sono quattro ragazze che si sono formate a Los Angeles nel 2004.
Fin dai primi ascolti il sound trasmesso, per usare degli aggettivi poco efficaci, è un mix psichedelico e ipnotico. Le voci sono sicuramente il loro punto di forza ma anche la vivace base ritmica e le esplosioni di chitarre non sono da meno. Per certi aspetti il suono che ne deriva è più adatto ad atmosfere notturne che alla luce del sole. Il non essere facile a paragonare le Warpaint ad altri predecessori sta a significare che il loro stile è abbastanza unico e originale. Le atmosfere a volte serene e volte inebrianti riescono a far breccia ascolto dopo ascolto. Se i testi si focalizzano su tribolazioni amorose e relazioni complicate, la peculiarità sonora è proprio quella di adattarsi a questi contesti, e quindi il creare delle tension…

Accadde oggi...

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26 giugno 1965: "Mr. Tambourine Man" dei Byrds arriva al numero uno delle classifiche americane. La canzone è stata scritta da Bob Dylan e qualcuno nel testo ci vede un esplicito inno all'uso di sostanze stupefacenti.

The Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967)

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di Musica dal Pianeta Terra
Il diario sentimentale di una generazione e il compendio cultural-musicale della musica rock. Una sorta di glossario di melodie da riesaminare sempre con cura. Questo lavoro è l'itinerario della canzone pop giovane ed illusa, quella da ascoltare con gratitudine e attenzione. I Fab Four riscrivono il pop e traducono l'astrazione della canzone, che doveva raccogliere idee e concetti, in una soluzione unica, in qualcosa di tangibile e concreto. Una musica che dalla ricerca della melodia seducente giunge alla costruzione sofisticata dello spartito in un miracolo estetico replicato solo in parte con il White Album. Quindici brani di sublime bellezza concepite come un'unica suite, di cui le canzoni, unite tra loro, costituiscono i vari movimenti. Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band è l'elogio dell'assurdo e delle allucinazioni del mondo tramutato in composizioni che sfilano via una dopo l'altra tanto è intensa la loro sequenza.
Dopo il…

Max Roach, Down Beat, 1958

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Neil Young - Le Noise (2010)

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di Silvano Bottaro
Sorprendente, questo è l’aggettivo più appropriato o per lo meno il primo aggettivo che mi viene in mente dopo l’ascolto di “Le Noise” l’ultimo lavoro di Mr. Neil Percel Young. In questo disco il sessantacinquenne (il prossimo 12 novembre) cantautore canadese si fa aiutare per la prima volta dal produttore Daniel Lanois, canadese pure lui, che in questo caso è anche strumentista. Non è un’opera semplice, ovvia, "La Noise", ci sono otto brani, di cui due ballate e per l’esattezza; Love and War e The Hitchhiker, canzoni acustiche di rara bellezza, e altre sei decisamente elettriche, molto elettriche!
Il disco è un fiume in piena, i suoni trasmettono la rabbia, la passione e l’amore di Neil per la vita. A voler marcare ancor di più questi sentimenti, Young scaraventa sulla sua chitarra tutta l’energia possibile, come voler raggiungere il più profondo, come volesse solleticare le viscere di ognuno di noi, il fatto è che ci riesce e ci riesce anche bene! Questa la …

Violent Femmes - 3 (1989)

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di Silvano Bottaro
Dopo due anni di silenzio, l'esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di "3". In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica. Gano è tornato in gran forma, compone bene, e la band lo segue a menadito, colorando le sue canzoni con argute sonorità, talvolta grezze e dure come la roccia, talvolta raffinate e circonstanziali. Avevano inciso tre dischi, belli, il primo addirittura è un capolavoro (Omonimo del 1982), con quel suono spartano, elettroacustico, duro, quasi feroce, il secondo ed il terzo più studiati, curati, quasi levigati, ma taglienti come una lama affilata. "3" ha forza ed impeto, non è un disco facile, non piace al primo ascolto anzi, ne ha bisogno di diversi, ci sono degli accenni free, grazie all'uso del sax e …

Accadde oggi...

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24 giugno 1944: nasce Jeff Beck, chitarrista degli Yardbirds e, a detta di molti critici, genio incompreso della chitarra elettrica. Oggi taglia il traguardo dei 70 anni. Auguri!

A Maid That's Deep in Love - Pentangle

Sono una fanciulla perdutamente innamorata
Ma ho qualcosa che mi fa soffrire.
Ho in questo mondo, nient'altro che un unico vero amore
E Jimmy è il suo nome
E se non trovo il modo (di avere) il mio amore
non smetterò di piangere
E io cercherò e inseguirò Jimmy
Nella terra della libertà

Allora ho tagliato i miei biondi capelli
Ho indossato abiti da uomo
Ho firmato con un brillante capitano
Per il mio passaggio lavorerò senza stipendio
E io cercherò e inseguirò Jimmy
Nella terra della libertà

Una notte sul mare in tempesta
mentre stavamo andando a dormire
il capitano gridò: "Addio ragazzo mio
vorrei che tu fossi una fanciulla
le tue gote rosse, le tue labbra color rubino
mi attirano verso di te
Ed io vorrei, mio Dio, con tutto il mio cuore
che tu fossi una ragazza per me."

"Frena la tua lingua, caro capitano
questo discorso è completamente vano
Riderebbero e ci scherzerebbero sopra molto
Perché quando raggiungeremo la costa della Columbia
tu troverai molte ragazze…

Bruce Springsteen - High Hopes (2014)

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di Silvano Bottaro
Le pubblicazioni discografiche nell'ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling. A sessantaquattro anni, Bruce Springsteen ha imparato che "la vita ha i suoi paradossi", così come il rock'n'roll, che "porta con se una certa gioia, una felicità che è ciò per cui vale la pena vivere". Ma parla anche sempre di gelo e della solitudine che abbiamo dentro". In questo diciottesimo album in studio, riesce a farci stare dentro tutto, la felicità e la solitudine, l'oscurità ai bordi della città ma anche l'energia che trasforma i suoi concerti in quanto di megl…

Laurie Anderson - Homeland (2010)

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di Silvano Bottaro
Laurie Anderson con i suoi 40 anni di carriera, mancava dalla scena musicale da un decennio. L’uscita di un nuovo disco da parte dei suoi fans, come il sottoscritto, era quindi molto attesa. Per chi non conoscesse la sua musica e volendo catalogarla con dei generi, i tag: avanguardia e sperimentazione sono quelli più appropriati. Come sarà ovvio pensare, i suoi dischi quindi, non sono mai stati di facile ascolto ma, ascoltati diverse volte e soprattutto con un orecchio attento riescono a fare breccia anche agli ascoltatori più ostili. Anche questo suo ultimo “Homeland” rientra in questo “quadro”. Per semplificare in breve le canzoni di Homeland possiamo dire che sono una sommatoria di: parole, suoni, testi, polemiche, poesie e riflessioni. L’opera è assai altalenante. Momenti di profonda arte sonora vengono affiancati a “parlati” di marcata noia. Le liriche affrontano temi sociali assai attuali e importanti come la politica e le problematiche relative ad una società c…

Mavis Staples – You Are Not Alone (2010)

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di Silvano Bottaro
Il gospel è nel sangue di Mavis Staples ma “You Are Not Alone” non è un disco di solo gospel, anzi. Dopo il bellissimo "We’ll Never Turn Back" del 2007, disco prodotto dallo straordinario talento di Ry Cooder, la Staples per questo album si fa aiutare da Jeff Tweedy leader di quella formidabile band chiamata Wilco. Come successe con il disco precedente, anche Jeff Tweedy, estroverso e geniale chitarrista, non impone il suo suono e, come fece Cooder, accompagna solamente la cantante di colore, ricucendole attorno delle sonorità rock e blues per poi intrecciarle alla profonda e bellissima voce gospel della Mavis. A differenza di "We’ll Never Turn Back", dove la Staples recupera brani del periodo della lotta per i diritti civili e i testi parlano di lotta e di emancipazione, in questo suo ultimo lavoro le tredici canzoni si orientano verso un repertorio più classico e sacro. Un disco importante, bello e profondo. (Valutazione: Buono)

Jethro Tull - Thick as a Brick

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Grinderman – Grinderman 2 (2010)

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di Silvano Bottaro
Prosegue il progetto Grinderman e dopo un primo disco ne esce un secondo che porta il titolo assai fantasioso di "2". Il lavoro non si discosta molto dal primo, il suono è più elettrico e chitarristico, del pianoforte neanche l’ombra.
In quanto progetto, Grinderman è sperimentazione. Nelle nove canzoni Cave e soci sembrano cercare nuove forme sonore e frantumando la melodia in favore di schizzi punk, le canzoni diventano 'rumore', un rumore razionale sia chiaro, dove nulla è suonato a caso ma tutto appartiene ad un filo musicale ragionato. Il disco a molti potrà non piacere ma sarà solo per una questione di gusti e non di intelligenza. Cave rimane ancora un musicista e un interprete di prim'ordine e ancora una volta attraverso i Grinderman dimostra il suo essere ancora presente, per niente stanco ma ancora con molte cose da dire. (Valutazione: Buono)

The Everly Brothers, Dig, 1958

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Accadde oggi...

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20 giugno 1942: nasce Brian Wilson, leader dei Beach Boys e genio del pop. Oggi compie 72 anni: auguri!

Nick Cave & The Bad Seeds - The Good Son (1990)

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di Silvano Bottaro
Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”. La sua discografia, sei album in otto anni, due eccezionali “The Firstborn is Dead” e “Kicking Against The Pricks” album di cover, bello e non ovvio, tre più che validi “From Her To Eternity”, “Your Funeral… My Trial” e “Tender Prey” e questo “Buon Figlio” targato 1990. Il cambio di rotta è evidente, Cave abbandona i suoni spigolosi e irrequieti e intraprende la strada della melodia, dell’intimismo, della spiritualità. La bellezza dell’album è racchiusa nelle nove canzoni, dove non ci sono cadute di tono, anzi, tutto il disco è un continuo emozionante flusso sonoro, un alternarsi di ballate una più bella dell’altra. Proprio per questo le vediamo una ad una. Foi Na Cruz – Lenta ed inesorabile con ritornello in portoghese, splendido decadentismo sulle note di un amore che doveva essere e non è stato; non resta che sognare sulle magiche note di accompagnament…

John Mayall with Eric Clapton - The Bluesbreakers (1966)

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di Silvano Bottaro
Erano trascorse a malapena un paio di settimane dalla separazione con gli Yardbirds che John Mayall ingaggia Eric Clapton con i Bluesbreakers (aprile 1965). Il gruppo comprendeva, allora, John McVie al basso e Hughie Flint alla batteria. Furono proprio i Bluesbreakers a portare dentro il british blues una briosità tecnica ed un virtuosismo sconosciuto prima. Dal vivo diventarono una autentica attrazione, ed a proposito di Clapton, non era inconsueto sentire nei concerti qualche fan gridare a Mayall: "give a God solo!" Il produttore Mike Vernon riuscì però a combinare la prima session di quella favolosa line-up solamente nel luglio del '66. E nell'agosto, quando il disco era pronto, Clapton non faceva già più parte del gruppo. "John Mayall with Eric Clapton" è un album seminale nel vero senso della parola. Esso rappresenta una piccola rivoluzione nel mondo del rock. La musica suonata era uno dei primi grandi e straordinari incontri tra il blues …

Pere Ubu - The Tenement Year (1988)

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di Silvano Bottaro
A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po' storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years - e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali - fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura. Fa un certo effetto risentire la voce strozzata di un David Thomas che canta, al solito, come se stesse camminando sui chiodi o Allen Ravenstine sbuffare con rinnovata violenza nel suo intasatissimo sax: tutto a prima vista pare immutato rispetto al passato, per entrambi dieci anni sembrano trascorsi come una ibernazione. Il disco nel complesso risulterà traumatico per chi non si è mai avventurato in passa…

Phil Woods

Sax alto (1931). Il suo primo sax lo ereditò da uno zio deceduto. Studiò quattro anni alla Juilliard School of Music, e compì le prime esperienze professionali con Charlie Barnet, Neal Hefti e Jimmy Raney, prima di incidere l'album del suo debutto discografico da tempo fuori catalogo con il trombettista John Eardley.
Discografia e Wikipedia

Eric Clapton - Slowhand (1977)

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di Silvano Bottaro
I settanta furono anni drammatici ma importanti per Clapton. Egli vinse la propria battaglia contro l'eroina e risorse a nuova vita con un album come "461 Ocean Boulevard", scoprendosi, poi, un redditizio hitmaker ed autore di ellepi che - minimo - divennero d'oro, per non dire di platino. "Slowhand" è uno di questi. Il titolo coincide con il nomignolo che gli avevano affibbiato i fans. Da tempo Clapton nutriva una passione speciale per JJ Cale. Almeno dal periodo di “After midnight”, che egli aveva portato in classifica nel ’70. Ed è proprio dall’ascolto della musica di quello schivo e solitario eroe dell’Oklahoma che egli si decide a dare una sterzata alla sua produzione incidendo “461 Ocean Boulevard”. Lo stile diventa leggermente più commerciale, ma mantiene sempre il feeling del blues, pur facendo a meno – talvolta – della sua struttura. Il gruppo che accompagna Clapton è collaudato e sa riservare al leader gli spazi necessari per le lumi…

Jolie Holland - Wine Dark Sea (2014)

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di Marco Boscolo
C’è un luogo della musica americana che oggi solo Jolie Holland riesce ad abitare. Non che siano mancati i precedenti illustri, come per esempio il Nick Cave dei Grinderman o il Tom Waits più polveroso e ingrugnito. Ma la cantautrice texana, come nessun altro oggi, fa rilucere di abbagli nerissimi e profondi la materia sonora che risulta dallo stritolare nelle sue corde vocali dotatissime e duttilissime l’americana, il blues, il folk, il country, il jazz. Insomma: il Sud in versione New Orleans in spasmo gotico. Ascoltate le chitarre del singolo Dark Days (che dà l’atmosfera a tutto il disco): mai così elettriche, mai così grasse, mai così “importanti” e necessarie. Wine Dark Sea scontenterà chi ha ascoltato superficialmente la Holland finora, ritrovandosi confortato da una reinterpretazione della tradizione americana che si configurava – apparentemente – come una rilettura colta, condita di elementi jazz e cantautoriale, di una solida sicurezza. Quasi una coperta di …

Accadde oggi...

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16 giugno 1980: a Chicago fa il suo debutto nelle sale il cult-movie "The Blues Brothers", diretto da John Landis con protagonisti John Belushi e Dan Akroyd. Nel cast anche James Brown, Ray Charles, Aretha Franklin e Cab Calloway.

The Chieftains & Ry Cooder - San Patricio (2010)

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di Silvano Bottaro
Per quanto riguarda la musica popolare, dal 1996 anno di uscita di quel meraviglioso disco che porta il nome di “Buena vista social club” niente è stato pubblicato di così bello e guarda caso anche in quel disco c’era la presenza di Cooder. In realtà non è un caso, nessuno meglio di lui sa raccogliere le radici storico musicali di un popolo. In questo disco il risultato è doppio visto che il suo collaboratore Paddy Moloney (leader dei Chieftains) è altresì un musicista sempre alla ricerca di perle sonore appartenenti al suo popolo d’Irlanda. Due mondi quindi, quello di Ry Cooder e una musica di base messicana e quello dei Chieftains con le loro ballate irlandesi, uniti per raccontare una storia che porta il nome di San Patricio, una guerra avvenuta nel 1846 tra messicani e americani alla quale parteciparono molti irlandesi. Il disco, che i due musicisti poco più che sessantenni hanno inciso, comprende diciannove brani. Tutte le canzoni sono ricche di sonorità folk, …

Dave Brubeck, Time, 1954

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Mary Gauthier - Trouble & Love (2014)

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di Nicola Gervasini
Ci vuole anche una certa non comune abilità nel rifare sempre la stessa canzone, nel cantarla sempre con lo stesso tono lento e strascicato, nell'adottare sempre lo stesso concetto di arrangiamento minimale (chitarra che arpeggia, batteria che accarezza e non batte mai, un piano che contrappunta, un violino che segue la melodia e pochissime altre variazioni) e nel rimanere uguale a sé stessa nonostante il passaggio di diversi e capaci produttori (Joe Henry, Gurf Morlix). Ci vuole la bravura di Mary Gauthier per non sbagliare mai veramente disco, nemmeno quando magari il concept del progetto un po' sovrastava il songwriting come nel precedente The Foundling. Ma con Trouble & Love non ci sono distrazioni: otto canzoni per 38 minuti di musica, e davvero paiono le solite otto canzoni già sentite in grandi titoli come Mercy Now o Between Daylight and Dark, ma, chissà perché, poi ogni volta ognuna sembra sempre nuova, irrinunciabile, talmente intensa da rich…

Laurie Anderson - Strange Angels (1989)

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di Silvano Bottaro
Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando "Language is a virus" farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di "Mr Heartbreak", ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all'intelligenza e al cuore. Nessun taglio netto con il passato: la Anderson di oggi (1989) è la stessa di sempre, solo discorre con maggior semplicità, con dolcezza e malinconia. Accarezza le tradizioni musicali del centro e del sud America, le culla con sguardo ironico (ma non cinico), le riveste d'eleganza europea e ce le porge cantando con grazie inaudita. Si Laurie canta e lo fa divinamente, abbandonandosi senza freni ad un'ondata melo…

Joe Henry - Invisible Hour (2014)

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di Fabio Cerbone
Lungo viaggio attraverso le parole e l'anima di Joe Henry, Invisible Hour è quello che si potrebbe facilmente definire il personale stream of consciusness del folksinger americano, insomma quel famigerato "flusso di coscienza" che dal padre James Joyce a Van Morrison si è spesso trasposto anche nella musica popolare, con risultati "astrali". L'idea non è forzata, a patto certo di distinguere linguaggi e stili, che nel caso di Henry significano una forma di ballata elegante e scarna al tempo stesso, una perfezione quasi formale raggiunta dal suo modo di cantare, mai troppo lodato eppure riconoscibilissimo, e di raccontare i versi, tra schegge acustiche e delicate decorazioni degli strumenti a fiato. Divenuto un po' esteta di se stesso, questo va detto, l'artista di Pasadena - dove per quattro giorni alla fine di luglio del 2013 è stato inciso il nuovo ciclo di brani - rivendica la particolarità di Invisible Hour, un album assai inti…

Conor Oberst - Upside Down Mountain (2014)

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di Gabriele Benzing
A zig-zag verso la luce. In fondo è tutto qui il percorso attraversato da Conor Oberst nei suoi ultimi dieci anni di carriera: frammentario, sfuggente, eppure sempre proteso verso qualche lampo nell’ombra, proprio come suggerisce il titolo di uno dei brani più emblematici del nuovo “Upside Down Mountain”. Era il 2004 quando i Bright Eyes scalavano le classifiche di Billboard con la memorabile accoppiata di singoli tratti da “I’m Wide Awake, It’s Morning” e “Digital Ash In A Digital Urn”. A un decennio di distanza, Oberst sembra ritrovarsi con un grande avvenire dietro le spalle: lasciata da parte (definitivamente?) la sua più fortunata ragione sociale, non sono bastate a riportarlo ai fasti dell’era Saddle Creek un paio di altalenanti prove soliste, né la partecipazione al supergruppo Monsters Of Folk. Così, ormai convolato a nozze e dismessi i panni ingombranti dell’iperprolifico enfant prodige, Oberst decide di affrontare la sfida più difficile: quella di misurar…

Accadde oggi...

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13 giugno 1979: in una clinica di New York, stroncato da una leucemia, muore Demetrio Stratos, cantante degli Area e uno fra gli artisti più eclettici e sperimentali degli anni ’70 italiani.

The Jesus And Mary Chain - Darklands (1987)

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di Silvano Bottaro
Quando ascoltai per la prima volta i “The Jesus And Mary Chain” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai - lo ammetto - nel ‘77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine - consideravo tra me e me - come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis? Ripensandoci, ho commesso lo stesso imperdonabile errore: dietro a quell’atteggiamento cinico, come sovente accade, si nasconde il vero amore e l’atteggiamento giusto, in grado di “preservare la specie”; nel senso di rock, quello genuino e privo da qualsiasi contaminazione che non abbia bisogno di scaricare le proprie sensazioni, frustrazioni, urgenze. Dietro a quel rumore apparentemente “maleducato”, dunque, ecco la stoffa, il sincero e sentito bisogno di recitare la propria parte per il gusto di conservare l’attitudine, di non snaturare il vecchio significato di una musica adulta che rifiuta la maturità; il rock’n’roll, dunque, ha ci…

Yann Tiersen - ∞ (Infinity) (2014)

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By Achab
Il polistrumentista bretone Yann Tiersen, uno dei più importanti compositori in attività, è sempre stato un instancabile sperimentatore di soluzioni musicali e di linguaggi sonori: nel corso della sua carriera è infatti passato dal minimalismo alle colonne sonore (celeberrima è quella de Il favoloso mondo di Amélie), dalla classica contemporanea a forme più vicine alla canzone, da suggestioni folk al post-rock venato di elettronica degli album Dust Lane e Skyline.
(Per un più ampio discorso sull’itinerario artistico di Tiersen, e sul suo affrancamento dall’essere solo “quello di Amélie”, si rimanda a questo live report, pubblicato su queste pagine poco meno di due anni fa.)
Con la sua ultima fatica in studio, ∞ (Infinity), il Nostro prosegue il suo percorso di ricerca, con un lavoro che – pur recuperando e rielaborando alcuni elementi della sua precedente produzione – si rivela un nuovo, originalissimo tassello della sua inesauribile creatività.
Per inquadrare il disco, mi pa…

Freddie King (I tre King #3)

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I King non sarebbero al completo senza Freddie King, chitarrista il cui stile ha influenzato tantissimo Eric Clapton (che, quando militava nei Bluesbreakers di John Mayall, lo cita, nota per nota, nella famosa Hideway) e anche l’albino Johnny Winter. Poco da fare, anche lui su palco era una bestia. Soprannome “the Texas Cannonball”, aiutato anche dalla sua altezza: 2 metri con un torace di 150 cm per 110 chili! La chitarra quasi spariva nelle sue mani. Aveva un senso innato del pubblico, era una forza della natura anche se spesso penalizzato da degli accompagnatori non alla sua altezza. Texano di origine, fu influenzato dal grande T-Bone Walker e ovviamente da B.B. King, anche se la sua lunga permanenza nelle bettole di Chicago gli conferirà una mano rude completamente assente in B.B. King. Dischi consigliati qualche best dei primi anni sessanta. In America uscì a suo tempo un ottimo best per la Shelter. (Max Stèfani)

The Antlers - Familiars (2014)

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Quarto album per i The Antlers. “Familiars” dimostra quanto la formazione newyorkese sia cresciuta nel corso degli anni. Un percorso artistico che li ha visti plasmare un sound elegante, al limite tra dream pop e folk, e dare alle stampe album come “Hospice” e “Burst Apart”, che si collocano di diritto tra i dischi più interessanti degli ultimi anni. Oggi il progetto di Peter Silberman pubblica il suo disco più bello, in cui le ambizioni pop presenti nei due lavori precedenti, vengono filtrate da un suono ancor più sofisticato e godibile. È un barlume malinconico di note al velluto capaci di colpirti nel profondo; canzoni incantevoli che sembrano immerse nell’azzurro del cielo. Tutto fragile come il cristallo. Tutto pronto a sgretolarsi da un momento all’altro. Le composizioni di Familiars sono dipinti sonori di nostalgia sognante: Palace, Director, Revisited, Refuge, sprofondano in abissi di malinconia. Doppelganger, Hotel, Parade, restano sospese come nuvole. Una lentezza solenne,…

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