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Visualizzazione dei post con l'etichetta phosphorescent

Phosphorescent - Revelator (2024)

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di Fabio Cerbone  Non mandava segnali artistici da quasi sei anni Phosphorescent, pseudonimo dietro il quale si cela da due decenni il songwriting di Matthew Houck, musicista originario di Athens, Georgia, che ha diviso la sua ispirazione fra i poli di New York e Nashville, quest’ultima la città che lo ha accolto e dove attualmente Houck risiede e incide nel suo studio personale. D’altronde non si è mai mosso frettolosamente il nostro protagonista, tanto è vero che anche dopo gli apprezzamenti generali ottenuti con Muchacho, ancora oggi il suo album più rappresentativo, aveva atteso altri cinque anni per dare alle stampe C’est la Vie, disco di compromesso fra passato e presente dal punto di vista stilitisco, un po’ irrisolto o forse soltanto troppo ambizioso nei suoni perché i singoli pezzi del puzzle musicale riuscissero a incastrarsi alla perfezione. Non a caso la prima impressione che restituisce Revelator, titolo dall’afflato spirituale, è quella di un parziale ritorno a casa, ...

Phosphorescent - Muchacho (2013)

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di Silvano Bottaro Devo sinceramente ammettere che i Phosphorescent sono stati la più bella scoperta di questo duemilatredici, anche se questa band statunitense originaria di Athens in Georgia è attiva da un decennio e questo Muchacho è il loro sesto album. Ascoltati per caso in una radio on-line, fin dalle prime note ho capito di aver trovato uno di quei gruppi che ti rimangono dentro, e così sono andato alla scoperta dell'intero album di questo ennesimo gruppo. Traccia dopo traccia erano sempre più soddisfacenti, non chiedetemi perché le ballate di Matthew Houck colpiscano la mia emotività in maniera così forte e lascino un segno che decine di altri musicisti non hanno capacità di incidere nel profondo neppure dopo decine d canzoni. Chiamatelo "colpo di fulmine" se volete. I Phosphorescent se la cavano proprio bene sia dal punto di vista musicale che vocale: riescono ad imprimere ai loro pezzi pathos e sensibilità e l'ascolto è stimolato da diverse contaminazio...

Phosphorescent – C’est La Vie (2018)

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di Giulia Rossi «Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie. I dubbi erano semmai su come avrebbe fatto Matthew Houck, con quel timbro vocale così adatto al folk e al country, e quel buon gusto negli arrangiamenti, a distinguersi da tutto il resto, a sfuggire alla banalità, a darsi una identità precisa. L’impressione è che, a un certo punto, lui per primo se ne sia fregato e che gli sia venuto del tutto naturale scrivere queste nuove canzoni, senza stare per forza dentro certi ...

I dischi più belli del 2013 per gli ascoltatori di NPR

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12) Phosphorescent – Muchacho

E T I C H E T T E

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