Neil Young - Before and After (2023)

di Lorenzo Montefreddo

Il buon vecchio Neil è un impulsivo, uno che dice di non seguire logiche commerciali e di affidarsi esclusivamente all’unica musa che lo comanda, l’ispirazione. E se un giorno decide di riproporre una parte del suo infinito repertorio in scheletriche versioni per piano o chitarra e voce scegliendo tra quelle che ritiene siano le tracce che hanno avuto meno popolarità, noi non ci dobbiamo scervellare a chiederci quale siano i motivi di una scelta del genere, anche se la vicinanza di Natale e la conseguente corsa al regalo potrebbe trarre in inganno.

“Before and After” è Il frutto dell’operazione, oltre a essere anche la testimonianza del Coanstal tour di quest’anno, in cui Neil si presentava sul palco in perfetta solitudine, svestendo tutti brani di ogni arrangiamento, per presentarli unplugged, alternando chitarra o piano, più l’inseparabile armonica.
Certo niente di nuovo nella sua infinita discografia, e infatti la forza di “Before and After” risiede soprattutto nella scelta dei brani, che pesca tra gemme nascoste o dimenticate che il tempo non ha immortalato.
Il settantottenne cantautore canadese con la sua voce sempre più sgranata prova a fare la pace con le sue figlie incomprese aggiungendo pero qualche classico per cedere all’effetto nostalgia e allargare l’audience.

Si percorre davvero tutta la carriera del loner di Toronto, dal 1966 con i Buffalo Springfield in “Burned”, al periodo nei CSN&Y con brano di apertura dello storico live "On the Way Home", passando per una toccante "Birds" da "After The Gold Rush” agli anni ‘90 di “Ragged Glory” e "Sleeps With Angels” atterrando su "Don't Forget Love" estratto da "Barn” del 2022

Il trattamento “Before and After” avvolge di una luce insolita le canzoni ripescate. Alcune ne traggono giovamento come l’iniziale "I'm the Ocean" registrata originariamente in “Mirror Ball” che senza la propulsione dei Pearl Jam appare più dolente e diretta, o “When I Hold You In My Arms” che ritrova un nuovo calore grazie alla voce dolcemente invecchiata di Young .

E se invece l’assenza delle chitarre distorte penalizza brani come “Mother Heart”, è la versione spogliata di “Mr. Soul” che regala il momento più solenne del album.
Per la gioia dei collezionisti non manca l’inedito. È “If You Got Love” scritto durante la gestazione di “Trans” il contradittorio l’album della svolta elettronica del 1982 ed eseguita in “Before and After” rigorosamente con organo a pompa e armonica.

I brani di “Before and After” scorrono in un flusso ininterrotto in cui Neil suona come in una sorta di riflessione sulla sua lunga carriera e forse traspare un po’ l’amarezza di chi voleva trasmettere al mondo la sua spinta verso un cambiamento e invece dopo essersi sgolato per tutta la vita, anche se profumatamente pagato, si rende conto che le cose sono addirittura peggiorate.
L’immagine che si stampa nella mente è quella di un ex giovane che canta con voce tremolante curvo sulla chitarra acustica o voltato di spalle sul piano facendo scintillare i suoi capolavori denudati di ogni arrangiamento, un momento che sa di raccoglimento e di resa dei conti e non può lasciare indifferenti.

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