Nathaniel Rateliff & The Night Sweats - The Future (2021)

di Fabio Cerbone

Gioiosa macchina del soul revival di queste stagioni, i Night Sweats vengono rimessi in moto da Nathaniel Rateliff dopo una pausa solista e interlocutoria, quella rappresentata dall’album del 2020 And It’s Still Alright, troppo personale e riflessivo per confrontarsi con la dinamiche della band. Tornano così le ritmiche accese e le grasse sezioni fiati, le melodie tinteggiate di nostalgia pop degli anni Sessanta e le pulsazioni del funk dei Settanta, in un matrimonio ideale fra Muscle Shoals e Detroit, fra Stax e Motown, con qualche digressione country soul e i colori Americana che si abbeverano direttamente alla fonte di The Band. Insomma, lo stesso stile che ha fatto la fortuna dell’omonimo esordio e del successivo Tearing at the Seams, portando il gruppo ad essere uno dei più richiesti dal vivo, con tour di successo e un logico “sfruttamento” della dimensione live anche su disco (i due album incisi a Red Rocks, l’ultimo dei quali pubblicato pochi mesi fa, probabilmente a preparare il terreno per il qui presente ritorno discografico).
Quella che è cambiata è la consapevolezza del potenziale a disposizione, che in The Future si è trasformata in una maggiore astuzia sonora, all’inseguimento di un suono che stia in equilibrio tra le suggestioni vintage che hanno caratterizzato fin dal principio il progetto di Reteliff e un approccio più moderno. Il traguardo è un disco più studiato, che sa come solleticare le aspettative degli affezionati estimatori, e che ha coinvolto diversi produttori (Bradley Cook insieme allo stesso Natahaniel, Patrick Meese e James Barone) e musicisti, tutti riuniti negli studi personali di Rateliff a Detroit. Meno spontaneità forse, ma anche una raggiante ricerca di speranza che si riflette in numerosi episodi del disco, dall’apertura in vena da country cosmico e gospel-americana della stessa title track, inevitabile confronto con gli interrogativi posti dalla crisi vissuta negli ultimi due anni, fino alla chiusura con una parossistica Love Don’t, che potrebbe passare per un singolo perduto dell’epopea d'oro del southern soul.
Nel mezzo molta abilità nel restare fedeli alla sceneggiatura dei Night Sweats, provando però anche a strizzare l’occhio a un sound più “esagerato” e d’effetto, come avviene in Survivor, Face Down in The Moment e So Put Out, oppure leggero e vaporoso, nel dolce declivio pop soul di Something Ain’t Right e Oh, I, fino al tentativo curioso di emulazione dello stile di Bill Withers, assai evidente in Baby I Got Your Number. I numeri migliori, manco a dirlo, restano tuttavia quelli nei quali i Night Sweats e il loro condottiero Rateliff si liberano un po’ delle catene espressive, arrangiano con gusto e gonfiano fiati e ugola: i sobbalzi di Love Me Till I’m Gone, per esempio, oppure l’irresistibile commistione soul da struscio, modello Motown, di What If I, tra i vertici del disco, e ancora la solare esplosività di I’m On Your Side.
The Future restituisce forse l’idea di una passione tenuta più a freno in alcuni suoi passaggi, ma l’abilità e la brillantezza nel maneggiare la materia della "sweet soul music" è ancora lì, e si erge al centro della scena.

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