Big Red Machine - How Long Do You Think It's Gonna Last? (2021)

Nonostante nelle nuove press-photo dei Big Red Machine seguitino a comparire sia Aaron Dessner che Justin Vernon, è evidente come il primo abbia ormai preso saldamente in mano le redini di un progetto che con ‘How Long Do You Think It’s Gonna Last?‘, sophomore che arriva tre anni dopo l’omonimo debutto, si colora di nuove sfumature e di inediti contributi. D’altra parte, da allora (era il 2018) si è sostanzialmente compiuta la definitiva consacrazione di Dessner come top-producer, dopo la vittoria del Grammy per il lavoro fatto su ‘Folklore‘ di Taylor Swift e l’analogo apporto al successivo ‘Evermore‘. Da un punto di vista mainstream, è forse un po’ avvilente constatare come Aaron abbia ricevuto più riconoscimenti come primo collaboratore della pop-star americana che in qualità di membro fondamentale di una band della storia dei National, ma tant’è. Non tutto il male viene per nuocere, però, perché la Swift ha ricambiato donando divulgazione a un progetto estremamente composito ma sensibilmente meno esposto rispetto ai lavori a proprio nome.

Lo ha fatto seguitando a collaborare con Dessner in due brani: ‘Birch‘, in cui si occupa delle parti vocali, e ‘Renegade‘, composizione ‘sottratta’ alla propria discografia nella quale è addirittura co-writer. La sua, in realtà, è una presenza piuttosto coerente con il concept musicale, un folk estroso che si associa alternativamente a pop colto e soft-rock, con qualche reminiscenza indietronica retaggio del succitato esordio di un triennio fa. Dal canto suo, Vernon interpreta il ruolo di primo scudiero, occupandosi spesso di dare la celebre personale caratterizzazione a ritornelli e cori, e dividendosi le parti vocali dei brani privi di ospiti con lo stesso Dessner, per la prima volta vero e proprio cantante (in ‘Magnolia‘, ‘Brycie‘ e ‘The Ghost Of Cincinnati‘). Un contributo importante è senza dubbio quello di Anaïs Mitchell, che presta la voce e contribuisce al songwriting in tre brani (‘Latter Days‘, ‘Phoenix‘ e ‘New Auburn‘), mentre si occupano di uno ciascuno Robin Pecknold dei Fleet Foxes, Sharon Van Etten insieme a Lisa Hannigan e Shara Nova, Ben Howard in coppia con Kate Stables alias This Is The Kit, Ariel Engle aka La Force, Ilsey Juber e persino un rapper come Spank Rock, che in questo contesto si identifica come “Naeem” e prende in carico la canzone più boniveriana del lotto, ‘Easy To Sabotage‘.

È in effetti grande merito del chitarrista dei National, principale compositore e produttore di tutte le canzoni, l’essere riuscito a condensare tanti e così eterogenei apporti creativi, rendendo ‘How Long Do You Think It’s Gonna Last?‘ un disco assolutamente coerente e riconoscibile. Un palese passo avanti rispetto al debutto, evidentemente molto più meditato e lavorato (‘Big Red Machine‘, del resto, era dichiaratamente frutto di jam session organizzate su una sorta di piattaforma online per musicisti denominata People), e di conseguenza qualitativamente molto più denso: citiamo l’opener ‘Latter Days‘, la pregevolissima ‘Reese‘, la l’avvolgente ‘Phoenix‘, la howardiana ‘June’s A River‘, il soave closing di ‘New Auburn‘ e le ottime ‘Magnolia‘ e ‘Brycie‘ (quest’ultima dedicata da Aaron al gemello, nonché collega nei National, Bryce), che mostrano come, anche in qualità di vocalist, Dessner se la cavi con assoluta credibilità. La sua propensione alla condivisione, dai tempi di ‘Dark Was The Night‘ al recente ‘I Am Easy To Find‘, è qualcosa che seguita a rivelarsi un’attitudine peculiare quanto preziosa. Ne è una dimostrazione assai efficace un disco come questo, che in tutte le sue 15 canzoni e per oltre un’ora di musica sprizza classe e talento da tutti i pori.

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