Bruce Springsteen - Born to Run (1975)

… And the lights go out on Broadway. Dopo aver celebrato le storie e il folkore delle piccole città di mare del New Jersey, nel 1975 Bruce Springsteen compie il salto sull'Oceano Atlantico e, attraversata Long Island, raggiunge New York e la fotografa, la ritrae, la dipinge; soprattutto la filma, in fotogrammi sontuosi, romantici e disperati dove la giungla d'asfalto, gli irlandesi di Hell's Kitchen, le notti ubriache, i criminali di mezza tacca con appuntamento sul fiume Hudson, il fuoco delle strade secondarie e una Manhattan sempre in procinto di affondare nelle acque sotto il peso di peccati e cuori spezzati si inseguono in un trompe l'oeil metropolitano fiammeggiante e pieno di malinconia. Nella testa dell'artista ci sono le parole vomitate da Bob Dylan e le stratificazioni di suono ideate da Phil Spector, ma le canzoni vengono rimaneggiate di continuo e i tempi di registrazione sfiorano la durata-record dei quindici mesi. Il risultato, interamente composto al pianoforte, prende la sensualità dei gruppi femminili degli anni '60, il rhytm'n'blues delle bar-bands della Costa Est e il doo-wop italoamericano del Bronx per rovesciargli addosso una scarica di rabbia, violenza e dramma culminante nella voglia di fuga di Thunder Road, nel rimpianto sanguinario e tagliente di Backstreets, nella grandeur urbana in formato musical di Jungleland, nelle tastiere e nei fiati selvaggi della title-track. Born To Run ha la fisionomia di un sogno clandestino: una corsa di carne e visioni, la sinfonia di nervi scoperti e amori impossibili. Il disco di chiunque abbia mai desiderato, anche una sola volta nella vita, di scappare via.

(Gianfranco Callieri)

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