Queen - A Night At The Opera (1975)

C’è voluto il successo mondiale del loro film biografico per far ritornare alla ribalta uno dei gruppi più amati e di successo della musica rock negli ultimi 30 anni. Proprio per via di quel successo, la storia dei Queen è ormai di patrimonio comune. La band si formò nel 1971 quando Brian May e Roger Meadows-Taylor, che avevano suonato negli Smile, si uniscono a Freddy Mercury (vero nome Farrokh Bulsara) e John Deacon. Il nome altisonante, Queen, fu scelto da Mercury proprio per sottolineare l’idea enfatica e pomposa della loro musica, in equilibrio tra l’hard rock dei conterranei Led Zeppelin e il glam rock di personaggi come Bowie o i T-Rex di Marc Bolan. All’inizio tuttavia l’attività concertistica è “timida” poichè i quattro proseguirono con ottimi risultati negli studi, diventando una band di 4 laureati: May in astrofisica, Taylor in biologia, Deacon in elettronica, Mercury in design.Nel 1973 il primo disco, Queen, si fa conoscere per la loro rilettura sarcastica e vivace del canone di cui sopra, un mix hard-rock glam che di lì a poco verrà sviluppato con i fiocchi, unita ad una innata capacità di creare singoli killer che diventeranno l’arma vincente dei quattro. Il primo di una lunghissima serie è Seven Seas Of Rhye, da Queen II a cui segue il primo grande successo commerciale: Killer Queen, da Sheer Art Attack (1974) va in cima alle classifiche, aiutato anche dalle pirotecniche esibizioni della band, soprattutto dal look provocatorio e ambiguo di Mercury. A questo punto la band decide il salto di qualità, alla ricerca di un suono elaborato e potente, anche tramite intricate armonie vocali, e in questo caso saranno decisivi le sovraincisioni della voce potente e favolosa di Mercury. A Night At The Opera, registrato tra il 1974 e il 1975 in 6 studi di registrazione diversi, è subito considerato un disco da ricordare, e rimarrà l’apice della loro trentennale carriera. L’album di apre con Death On Two Legs (Dedicated to…) uno dei loro brani più famosi, brano dedicato al loro ex manager Norman Sheffield, che in modo fraudolento fece firmare alla band un contratto a cui riconosceva solo una minima parte dei ricavati delle royalties sulle canzoni. Mercury in tutti i live successivi era solito introdurre il brano con un eloquente ”un vero gentleman figlio di puttana che conoscevo un tempo”; poi Lazy Afternoon è uno swing divertente dedicato ad un dandy “wildiano” e il primo successo firmato Roger Taylor, I’m In Love With My Car. You’re My Best Friend è invece un singolo a penna Deacon, che arrivò nella top 10 inglese, e che sfuma nella prima grande canzone della storia Queen: ‘39 è una stupenda ballata scritta e cantata da Brian May che immagina un gruppo di esploratori spaziali che partono per un viaggio spaziale: durato per loro un anno quando invece sono trascorsi un centinaio d'anni dalla loro partenza, a causa dell'effetto della dilatazione temporale ipotizzata nella teoria della relatività di Einstein (e qui affiorano tutti gli studi di May in materia), realizzano che tutti i loro cari sono ormai morti. L’album non ha riempitivi: Sweet Lady, Seaside Reandevouz, Love Of My Life, la mini suite The Prophet’s Song, scritta da May, che vuole descrivere la via Queen al progressive (sebbene il genere in quegli anni fosse in fase calante). Ma gli ultimi due colpi sono alla fine: Bohemian Rhapsody è un’idea di Mercury che scrisse in pratica tutte le parti musicali, oltre il testo, tranne l’assolo di chitarra di May, e chiese ai suoi di registrare separatamente le singole parti, lasciando il dubbio agli artefici delle idee del cantante. Tra una folta schiera di personaggi storici (Scaramouche, Galileo Galilei, Figaro, il protagonista de Il barbiere di Siviglia e delle Nozze di Figaro, Belzebù), con una ormai leggendaria sezione orchestrale e un assolo di May da antologia, il brano diviene l’essenza del suono Queen, che non potevano chiudere un disco così celebrativo della loro idea musicale con una versione irriverente e rock di God Save The Queen, che diventerà la chiusura di tutti i loro concerti. La copertina fu opera di Freddy Mercuri che ispirandosi allo stemma della Casa Reale Britannica mise attorno ad una Q due leoni (segno zodiacale di Taylor e Deacon), due Vergini (il suo segno) e un cancro (quello di May). Venderà milioni di copie e sarà l’apripista di una serie di dischi che, nonostante non avessero la forza e la coesione ideale di questo, produrranno almeno una hit nei successivi anni, fino alla tragica morte di Mercury per AIDS nel 1991. Un band che era spesso criticata dalla stampa specializzata ma che ha saputo creare un vincolo emozionale unico e duraturo.

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