Area - Are(A)zione (1975)

Gli Area, International POPular Group, sin dagli esordi hanno avuto come intento quello di creare una musica totale, con radici mediterranee, free jazz, rock, avanguardia, elaborata in un contesto di continua evoluzione e con una forte impronta politica. Dico subito che sono stati un esempio unico nel panorama del rock mondiale, apprezzati anche all’estero dove ancora oggi hanno una appassionata schiera di fan. Nascono a Milano intorno al 1972, dall'incontro di musicisti di varie esperienze. Demetrio Stratos, studente greco di architettura trasferitosi a Milano e che già cantava con I Ribelli, il tastierista Patrizio Fariselli, diplomato al conservatorio e amante di Miles Davis e di John Coltrane, Giulio Capiozzo, batterista di gavetta, che suonò per anni in balere e hotel, anche a Il Cairo, dove studia percussioni, per poi diventare sessionmen per la Numero Uno di Mogol e Battisti. I tre aggiungono un chitarrista, Johnny Lambizzi, che però subito lascia, sostituito da Paolo Tofani, a cui si aggiungono Patrick Dijvas al basso e Victor Edouard Busnello al sassofono. I primi concerti sono tutt'altro che facili, e addirittura vengono contestati durante le aperture dei concerti dei Gentle Giant perchè considerati “ostici” e provocatori. Incontrano però l’uomo che fa per loro: Gianni Sassi, deus ex machina della casa discografica Cramps, autore, polemista e agitatore culturale che si innamora dell’anarchia della loro musica e li mette sotto contratto, con l’obbligo di curare i testi delle canzoni, che scriverà con lo storico alias di Frankestein. Nel 1973 l’atteso, e leggendario, esordio discografico: Arbeit Macht Frei prende provocatoriamente il titolo dalla scritta che accoglie i prigionieri ai lager nazisti, ma la usano per tracciare un legame tra totalitarismo e sistema capitalistico, come dimostra il pupazzo incatenato in copertina, copertina tra l’altro che racchiude tutto l’immaginario politico del tempo (kefiah, falce e martello, la P38 di cartone che usciva all'interno del disco). Musicalmente il disco fa epoca: la meravigliosa Luglio, Agosto Settembre (nero), dedicata al gruppo di lotta socialista dei fedayin palestinesi, e L’Abbattimento dello Zeppelin colpiscono per l’abilità strumentale, per l’ampiezza di stili e momenti e per la voce, incredibile, di Stratos che utilizza tecnica vocali di avanguardia. La loro fama non cresce solo negli ambienti della sinistra giovanile, ma anche all’estero, con uno storico concerto alla Biennale di Parigi. Nel frattempo Busnello e Dujvas se ne vanno, con quest’ultimo che approda con tantissime fortune alla PFM. Nel 1974 in Caution: Radiation Area il basso è suonato da Ares Tavolazzi: disco molto più complicato e difficile, quasi vicino al caos creativo, ricordato per Lobotomia, dedicata a Ulrike Meinhof, terrorista tedesca, e la bellissima Cometa Rossa, l’unica che mantiene la forma canzone classica. L’attività dal vivo rimane sempre convincente, ed iniziano a circolare i primi bootleg, famosi per la pessima qualità delle registrazioni. Stratos inizia a studiare nuove tecniche vocali, quali diplofonie, triplofonie, flautofonie. Nel 1975 una versione de L’Internazionale viene incisa per raccogliere fondi per l’anarchico Giovanni Marini, e leggenda vuole che la nuova versione non piacque al dittatore rumeno Ceaucescu. Nel 1975 due dischi, per alcuni i loro più belli: quello in studio, Crac!, che libera una maggiore immediatezza nei suoni e nelle strutture in canzoni come Gioia e Rivoluzione (leggendaria e stupenda), La Mela di Odessa (1920), L’Elefante Bianco. Nello stesso anno il live di oggi: Are(A)zione è una scelta di brani da diversi concerti (Parco Lambro, Milano, Festa dell'Unità, Napoli, Festa della Gioventù, Rimini e Teatro Comunale, Reggio Emilia, tutte del 1975) e contiene 5 brani: l’apertura con Luglio Agosto Settembre (nero), per anni censurata per via della dedica politica nelle radio, e che si apre con una preghiera in arabo e continua con i primi leggendari versi (Giocare col mondo facendolo a pezzi / bambini che il sole ha ridotto già vecchi) e che contiene una registrazione dei suoni del mercato de Il Cairo; poi la ripresa di La Mela Di Odessa (1920), che racconta la storia vera di un dadaista, Apple, che dirottò una nave tedesca nel Mar Nero e la consegnò ai Rivoluzionari Russi a Odessa; poi Cometa Rossa, la ripresa della famosa versione de L’Internazionale e poi uno strumentale, lungo, celeberrimo, che racchiudeva tutti i fervori strumentali e poetici del gruppo, Are(A)zione. La parabola artistica della band procederà per altri due anni, con risultati spesso deboli e troppo sperimentali, anche per via di una serie di tensioni che sfociarono in molti lavori solisti dei membri tra il 1976 e il 1978, quando con uno scatto di orgoglio ritentano la strada della canzone: 1978 Gli Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabiati Restano. Il risultato è così così, e la fine del gruppo viene sancita con l’abbandono di Stratos che parte per gli Stati Uniti per perfezionare e strutturare le sue ricerche sulle polifonie vocali. Avrà pochissimo tempo, perchè una leucemia fulminante lo porta alla morte nel 1979. Dopo decenni, Capiozzo e Fariselli riprendono a suonare dal vivo e nel 1997 esce Chernobyl 7991, presentato presso il Centro Sociale Leoncavallo di Milano, in memoria dei vecchi tempi: tra l’altro un controllo della polizia porta alla denuncia della band per “abuso di strumenti musicali e grave inquinamento acustico” e “emissioni rumorose intollerabili”. Fortunatamente furono assolti.

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