Il Balletto Di Bronzo - Ys (1972)

Questo disco ha per me valore particolare perchè lo ricordo come il primo acquisto fatto in una delle ceste dei dischi in Offerta, a pochi euro. E mi andò bene, perchè all’epoca io non li conoscevo e fui solo incuriosito dalla esotica copertina e dal nome di questa band. Ma andiamo con ordine. Gruppo storico formato a Napoli alla fine degli anni '60, inizialmente si chiamavano Battitori Selvaggi, ed era composto da Marco Cecioni (voce, chitarra), Lino Ajello (chitarra), Michele Cupaiuolo (basso), Giancarlo "Gianchi" Stinga (batteria). Il gruppo cambiò nome in Il Balletto di Bronzo dal titolo di un quadro di Edward Wadsworth, conservato alla Tate Gallery di Londra: realizzano due bei singoli nel 1969 e nel 1970 il primo disco dal titolo Sirio 2222. L'album, uno dei pezzi pregiati per il collezionismo non solo italiano, è un mix del beat con influenze psichedeliche degli anni 60 e il rock progressivo degli anni successivi (solo la lunga Missione Sirio 2222 è proto progressive, ed è un pezzo affascinante e maestoso). Il responso commerciale è quasi nullo, la band è sul punto di sciogliersi quando arriva un nuovo personaggio a ridare linfa creativa al gruppo: Gianni Leone, detto LeoNero, proveniente dal primo nucleo dei dissolti Città Frontale (che poi diventeranno i magnifici e mitici Osanna) trasforma letteralmente l’orizzonte artistico e le prospettive musicali della band napoletana e, dopo che subentra anche il bassista Vito Manzari (ex "Quelle strane cose che" (sic), Michele Cupaiuolo e Marco Cecioni lasciano il gruppo. Leone vuole creare una musica diversa, la Mercury, loro etichetta, li passa alla più sperimentale Polydor, e nel progetto vengono movimentate risorse e figure di spicco: una copertina meravigliosa con libretto interno, il missaggio affidato a Gaetano Ria, il Maestro Mariano Detto del Clan Celentano come aiuto in produzione. C’è anche un gruppo di coriste tra cui il duo La Metamorfosi (le sorelle Rosanna e Flavia Baldassari) e una formidabile giovanissima cantante siciliana, Giusy Romeo, che anni dopo ebbe successo come Giuni Russo. Il disco, che esce nel 1972, si intitola Ys: prende spunto dalla Leggenda dell’Isola di Ys, un'isola mitica edificata nella baia di Douarnenez in Bretagna da Gradlon, re di Cornovaglia, per la figlia Dahut. L'isola si trovava sotto il livello del mare, per questo motivo attorno all'isola era stato costruito un sistema di dighe che proteggevano la città dai mari dell'oceano. Il re diede le chiavi che permettevano di aprire le dighe della città alla figlia. La leggenda vuole che un giovane straniero giunto all'isola, innamorato di Dahud, venne in possesso delle chiavi delle dighe, e siccome in lui si nascondeva il Demonio, aprì le dighe della città permettendo all'Oceano di sommergere l'isola. Re Gradlon riuscì a salvarsi raggiungendo la costa e portando con sé Dahud, ma durante il tragitto Dio gli disse di gettare in mare la figlia perché posseduta dal Demonio. Così fece. La leggenda narra che proprio Dahud, per adattarsi alle acque dell'oceano, si trasformò in una sirena, che con il suo dolce e ossessivo canto, riesce ad incantare i marinai. Il concept Ys è strutturato in cinque tempi, cinque diverse suite che narrano l’errante viaggio di un uomo sopravvissuto all’Apocalisse e destinato a raccontare agli uomini una verità ricevuta in dono da una voce sovrannaturale. I testi, che sull’album vengono accreditati a Daina Dini, sono meravigliosamente sinistri e sono i compagni perfetti per la rivoluzione che Leone dà al suono de Il Balletto di Bronzo: groove destrutturato e dissonante, assenza di melodia, polifonie su un tappeto di tastiere, assoli ed interventi di chitarra degne di Robert Fripp, ritmica sincopata e apoteosi dei tempi dispari. Fin ad allora in Italia non si era sentito nulla di simile. Le cinque suite raccontano cinque incontri: Introduzione, dopo un intro spettrale dei cori esplode con il clavicembalo ed i picchi raggiunti dall’acuta voce di Leone, poi sette minuti di brutale forza strumentale; Primo Incontro ha in auge il Far Fisa e un tappeto di chitarra, e stacchi ed accelerazioni tipicamente progressive, con meraviglioso assolo di Ajello; Secondo Incontro mostra le qualità vocali di Leone; Terzo Incontro è un chiaro esperimento jazz rock (che negli stessi anni viveva anche in Italia tempi spettacolari, per esempio ricordando i magnifici Perigeo) con ennesimo finale di assoli di tastiera di immensa qualità. Chiude Epilogo: il protagonista del viaggio ha incontrato solo corpi stesi al sole, braccia mortalmente incrociate e uomini avvolti dalle edere sul proprio cammino. I suoi possibili interlocutori sono tutti morti, e non c’è nessuno che può ascoltare il suo messaggio divino; neanche in punto di morte riuscirà a proferire parola, calando il sipario sulla propria specie nell’apocalittico mito di cui è protagonista, in tutto in una canzone musicalmente manifesto, dove la forza, le abilità, anche l’edonismo di Leone toccano apici assoluti, in uno dei brani cardine del progressive europeo. Il disco ebbe buon successo, ed era pronta anche una versione con i testi in inglese per il mercato britannico. Tuttavia, seppur dopo una serie di bellissimi concerti, la band si scioglie, l’anno successivo, nel 1973. Come molte cose meravigliose del tempo, il disco venne dimenticato: ci pensò una etichetta giapponese specializzata in rock progressivo a riscoprire Ys, che poi è stato ristampato più volte anche in Italia. Rimane un disco quasi d’avanguardia, che probabilmente ne limitò il successo rispetto alla forza musicale che possiede; altri critici lo recensirono in maniera diversa, vedendoci una vetrina per l’ego di Leone, le cui tastiere e idee sono assolutamente dominanti nel disco. Leone, come Leonero, provò anche la carriera solista senza tanto successo. Rimane, a titolo personale, uno dei dischi più belli del progressive europeo, per l’audacia, la tecnica, l’idea di fondo. Un'ultima accortenza: non credo sia più trovabile nelle ceste dei dischi in offerta, ma se vi capita tra le mani un Lp originale, oggi vale 100 €.

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