Yes - Close To The Edge (1972)

Il disco di oggi è composto da soli 3 brani, e per questo è la variante al numero 3 che lega i dischi marzolini. Può sembrare una sfida scrivere un disco di 37 minuti con soli 3 brani, ma quando si è state una delle formazioni più straordinarie della musica la sfida fu accettata e vinta. Siamo nel 1972, all'apice del progressive: in quel momento gli Yes erano una delle sensazionali formazioni di quel periodo per molti versi irripetibile. La band è nella formazione culto: Jon Anderson al canto, una delle voci del prog, Steve Howe alla chitarra, Chris Squire al basso, il mago dei tasti Rick Wakeman che suona tastiere, piano e organo e Bill Bruford alla batteria. Con questa formazione avevano già scritto il fenonemale Fragile, nel 1971, a cui era seguito un grandioso Tour mondiale, che fece breccia pure nel solitamente sospettoso, verso il prog, pubblico americano. Finito il tour, la band, che in una pausa tra le tappe europee e quelle americane aveva già iniziato a sviluppare delle idee in studio, si immerse completamente nel nuovo lavoro, dall'aprile del 1972, affittando uno spazio, Una Billings School of Dance a Shepherd's Bush nel maggio 1972. L'idea era di spingersi ancora più in là con le idee e le strutture musicali, tanto che in diverse occasioni gli arrangiamenti che gli Yes avevano iniziato a mettere insieme erano così complessi che venivano dimenticati quando iniziava la sessione del giorno successivo. Ciò spinse la band a registrare ogni prova per riferimento futuro. Bruford ideò il titolo dell'album per riflettere lo stato della band in quel momento: Close To The Edge.

Il disco esce nel Settembre del 1972, ed è non solo uno dei capolavori del rock progressive, ma è uno dei dischi più ambiziosi, tecnicamente fantasmagorici e belli della storia della musica. Tutta la band si impegna al massimo (con conseguenze interessanti che vi racconterò dopo), alla scrittura dei testi di Anderson si affianca Howe, alle musiche, straordinarie, concorrono tutti i musicisti. Eddy Offord, il loro produttore e ingegnere del suono, ebbe un'idea geniale: attrezzò lo studio come un piccolo palco, per trasmettere al gruppo quell'amalgama di sintonia che dal vivo dava risultati emozionanti (e che verrà poi espletata nel loro successivo capolavoro, Yessongs, triplo live dal vivo) e le registrazioni furono accompagnante da curiosi incidenti: per esempio, un nastro di una registrazione che era particolarmente piaciuto, fu gettato dall'impresa di pulizie dello studio nella spazzatura, con conseguente ricerca nei bidoni dell'immondizia; Anderson dopo una sessione emozionante, decise di tornare a casa a piedi, scoppiando a piangere appena varca la porta di casa, e pensò che ora poteva "ufficialmente definirsi un musicista", e lo scrisse sulla sezione occupazionale del suo passaporto che aveva precedentemente lasciato in bianco fino a quel momento.

Close To The Edge è un grande disco metafora sulla rinascita, declinata nei suoi svariati significati e simbolismi: Anderson fu molto ispirato dalla lettura del Siddharta di Herman Hesse, da Il Signore Degli Anelli di Tolkien e dall'ascolto della Sinfonia numero 6 di Sibelius, una delle sue preferite. Le tracce, come accennato, sono tre: una lunghissima suite per il primo lato dell'LP, Close to The Edge, che si sviluppa senza soluzioni di continuità in 4 movimenti, The Solid Time Of Change, Total Mass Retain, I Get Up, I Get Down, Seasons of Man (che per alcuni possono essere le 4 stagioni dell'essere umano) che mettono sul banco tutta la loro abilità: dall'intro con gli uccellini e il suono dell'acqua (che all'epoca era complicatissimo da ottenere, ci vollero settimane solo per quei pochi secondi) che poi esplode in una musica imperiosa, piena di assoli, cambi di tempi e genere, in un brano mito che nei suoi oltre 18 minuti non stanca mai, con la voce eterea ma potente di Anderson, la ritmica fenomenale della coppia Squire Bruford, gli assoli infinti di Howe e le magie di Wakeman, che in questo brano suona perfino l'organo di una chiesa (della chiesa di St Giles-without-Cripplegate  a Barbican, nei dintorni londinesi). I Get Up, I Get Down è, non solo a mio parere, uno dei punti più belli di tutto il progressive. Aumentano le sfumature per folk in And You And I anch'essa divisa in quattro parti: Cord Of Life, Eclipse, The Preacher, The Teacher, The Apocalypse. Molto più intimista, con un uso maggiore di strumenti acustici, è anche una canzone dai risvolti mistici, poichè nelle intenzioni di Anderson i testi volevano essere un tentativo di arrivare "ad un livello alto di purezza e di verità". Chiude il disco Siberian Khatru: molto più rock, nacque da una piccola idea di Anderson alla chitarra acustica a cui poi tutti gli altri aggiunsero parti ed assoli, per un altro brano culto: Khatru significa "come desideri" in un dialetto dello Yemen, fu ispirata anche dallo staccato di Igor Stravinsky e ha sue assoli memorabili, di Wakeman sull'harpsichord (si dice che uno dei più famosi costruttori di strumento, Thomas Goff, ne avesse costruito uno apposta per lui) e due alla chitarra di Howe, fantastici.

Un disco è leggendario anche per la copertina, e poche sono leggendarie come quelle degli Yes: in questo Roger Dean, che aveva iniziato a collaborare con loro con Fragile, inventa il bubble logo della band, da questo momento usato in tutta la loro carriera, e pensa ad una copertina in due momenti: un gradiente variante di verde verso il nero sulla copertina che, all'interno da aperta, era così: un paesaggio ispirato al Lake District della regione della Cumbria, nel Nord Ovest dell'Inghilterra. La loro collaborazione sarà emozionante e diventerà un mito nel mito.

Il disco fu un successo: negli Stati Uniti, ebbe 450 mila ordini in prevendita, arrivò al numero 4 in classifica, in Europa fu primo in molti paesi, venderà decine di migliaia di copie per decine di anni, sulla scia di una musica che suona ricca, diversa, corposa e che impressionò gli stessi musicisti: Bill Bruford, convinto che non fosse possibile fare meglio, abbandonò il gruppo.  Rimane uno dei testi cardini non solo per conoscere il prog, ma per avere una visione diversa della musica rock.

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