Malo - Malo (1972)

Quando nel 2000 la Latin Academy of Recording Arts & Sciences decise di istituire i Latin Grammy, con gli stessi meccanismi di assegnazione dei Grammy Awards, molti gridarono all’esagerazione. Ma a conti fatti, nel ventennale dell’istituzione del premi, la musica latina (cioè registrata o in spagnolo o in portoghese o altre lingue di paesi ispanofoli e lusinofoli) rappresentano il maggior numero di registrazioni dell’Intero pianeta, più di quelle in lingua inglese. La storia di oggi è quella di una band sconosciuta da noi ma che in due periodi, dal 1971 al 1974 e, dopo una pausa di 7 anni, dal 1981 fino ad oggi, ha rappresentato uno degli esempi musicalmente più interessanti e coinvolgenti del rock latino. Sebbene abbiano cambiato in tutti questi anni una quarantina di componenti, i Malo (prendendo in considerazione quelli del primo periodo) sono l’ennesimo gioiello del fervore artistico e musicale della San Francisco a cavallo dei due decenni ‘60 e ‘70. I Malo nascono dal desiderio di Richard Bean, Arcelio Garcia, Pablo Tellez e Jorge Santana di continuare a suonare insieme dopo lo scioglimento dei The Malibu, il loro gruppo precedente. Ai più attenti, il cognome di Jorge ha fatto ricordare il grande e leggendario Carlos Santana, e la sua magica chitarra: avete visto bene, dato che Jorge è suo fratello minore, e fa il chitarrista. A questi quattro si aggiungono Abel Zarate, Roy Murray, e Richard Spremich, che suonavano nei The Naked Lunch, per formare un gruppo a sette, che aveva due chitarre soliste, una sezione di percussioni latino-americane (timbali, congas, bongos) e una sezione fiati (sax, tromba, flauto). In pratica si voleva creare l’atmosfera musicale di gruppi come i Blodd, Sweat & Tears o i Chicago, che proprio in quegl’anni salivano alla ribalta, ma con innesti di musica latina. Il risultato è a tratti favoloso, come dimostra il loro primo disco, Malo, che esce nel 1972. Prodotto da David Rubinson, uno dei più capaci ingegneri del suono del periodo (con collaborazioni con i Moby Grape, Taj Mahal, una storica collaborazione con Herbie Hancock e produttore delle musiche di Apocalypse Now) per la Warner Bros., il disco ha 6 brani pirotecnici e stupendi. Di questi, 4 sono cantati in spagnolo e 2 in inglese. Si inizia con l’allegria di Pana (che indica il tessuto di velluto a coste), che in quasi sette minuti mette sul piatto tutto gli ingredienti della musica del gruppo: tecnica strumentale sopraffina, intrecci jazz, rock, interventi puntuali e illuminanti della sezione fiati, il dialettico confronto tra voce solista e cori, tipico di tutta la musica di ispirazione latino-caraibica. Just Say Goodbye inizia slow blues, poi piano alza il ritmo fino a diventare un samba rock bellissimo; il bel refrain di Cafè lascia più spazio alla chitarra di Jorge Santana, che nell’assolo assomiglia davvero tanto a quella del suo più famoso fratello maggiore; Nena ha un ritmo jazz stomp, con meraviglioso lavoro delle percussioni, soprattutto nell’intro, sofisticato e tecnicamente validissimo, poi si evolve quasi come una jam session; Suavecito fu una grande hit del periodo, arrivando addirittura nella Top Ten dei Singoli più venduti nel 1972, ed è il brano più dolce e più pop del disco, rimanendo il loro maggior successo negli anni a venire; Peace è il brano più ambizioso, quasi un southern rock ancora più a Sud della Florida, con l’organo Hammond in evidenza, e con meravigliosa parte centrale con assolo di tromba. Contribuiscono alla meraviglia dei nostri 7 alcuni grandi musicisti, come Richard Kermode alle tastiere (suonerà con Janis Joplin e nella band di Carlos Santana), Coke Escovedo, della famosa stirpe degli Escovedo musicisti e cantanti (tra gli altri, Pete, storico percussionista e Sheila E. la corista fidata di Prince) e Victor Pantoja. Il disco anche trascinato dal successo di Suavecito arrivò molto in alto in classifica: ma questo successo non impedì una prima piccola scissione, soprattutto nella sezione dei fiati. Questo però non impedì la pubblicazione di un secondo grande disco, Dos, che mantiene il livello eccellente della musica, con hit come Oyè Mama e Hela. La band durerà altri due dischi, poi si sciolse definitivamente. Nel 1981 alcuni musicisti riprendono il logo e il nome della band per riprendere a suonare come Malo fino ai nostri giorni. A tal proposito, vorrei spendere due parole per copertina e logo di Malo: la copertina riprende un dipinto di uno dei pittori nazionali messicani, Jesus Helguera, che ha come protagonisti un principe Azteco e la sua amata; in alto a destra, c’è il logo dei Malo, una lucertola fatta con le fattezze meravigliose dell’arte scultorea azteca. Fu disegnata da John Casado e sua moglie Barbara, che negli anni ‘70 furono autori di molte copertine leggendarie per la Warner Bros (tra cui le prime 4 dei The Doobie Brothers e quella di The Last Waltz della The Band), i quali passeranno alla storia anche per aver disegnato il primo logo dei Pc Macintosh. L’album è reperibile facilmente su tutte le piattaforme musicali ma vale la pena cercarlo, è una musica gioiosa, che rende un po’ più allegri dopo il suo ascolto.

Commenti

Etichette

Mostra di più

Post popolari in questo blog

Algiers – There Is No Year (2020)

Francesco De Gregori - Rimmel (1975)

Storia del rock: il fascino sublime dei Led Zeppelin