The Mavericks – En Espanol (2020)

di Marco Verdi

I Mavericks, che quest’anno festeggiano i trent’anni di carriera, si possono ormai considerare una delle band cardine del panorama musicale americano. Dopo aver raggiunto il successo negli anni novanta con dischi come What A Crying Shame, Music For All Occasions e Trampoline, il gruppo di Miami è stato sciolto dal leader Raul Malo che voleva perseguire una carriera come solista, una separazione che è durata ben quindici anni (a parte una reunion estemporanea nel 2003 con il peraltro incerto The Mavericks). Una volta riformatisi, i nostri sono riusciti disco dopo disco a tornare ai livelli di un tempo (specie con gli ultimi due lavori Brand New Day e Play The Hits, ed oggi sono giustamente considerati una di quelle band in grado di suonare qualsiasi cosa, che sia country, rock’n’roll, pop, swing, musica di stampo messicano o ballate romantiche alla Roy Orbison, grazie alla grande voce del leader ed alla bravura strumentale degli altri tre (Eddie Perez, chitarre, Jerry Dale McFadden, piano ed organo, Paul Deakin, batteria).

Dopo aver provato quasi tutti i generi musicali, quest’anno Malo ha voluto realizzare un progetto da sempre nei suoi pensieri, e cioè un intero disco di musica latina cantato in spagnolo, un proposito favorito anche dalle sue origini cubane. Il disco in questione si intitola appunto En Espanol, ed in dodici canzoni esplora splendidamente la musica latina in varie sfaccettature: ci sono brani chiaramente che risentono dell’influenza cubana, ma anche tanto Messico, un pizzico di contaminazione sudamericana e perfino come vedremo un pezzetto di Italia. Ma quello che più conta è che En Espanol (prodotto come sempre da Malo e Niko Bolas, storico collaboratore di Neil Young) è un album davvero godibile, suonato in maniera perfetta e cantato meravigliosamente da Raul, che con gli anni sembra migliorare disco dopo disco. In più, il suono è rinforzato come già negli ultimi lavori dai Fantastic Five, un combo che conta sulla splendida fisarmonica ed il bajo sexto di Michael Guerra, una sezione fiati di tre elementi ed il basso di Ed Friedland, più il contributo in tre brani del bravissimo pianista Alberto Salas ed in uno del mitico Flaco Jimenez e del suo inseparabile accordion (e non manca in diversi pezzi l’uso dell’orchestra, fortunatamente mai in maniera ridondante).

En Espanol è bilanciato tra cover (sette) e brani originali (cinque), e sono proprio questi ultimi la vera sorpresa, in quanto sembrano in tutto e per tutto canzoni appartenenti alla tradizione. I pezzi scritti da Malo (da solo o con altri) iniziano con la splendida Recuerdos, un brano dall’atmosfera latina anni sessanta, con grande musicalità da parte della band e dei fiati e la voce di Raul che è uno spettacolo a parte: il ritornello, poi, è irresistibile. Poder Vivir è un solare corrido messicano che sembra tradizionale al 100%, con Guerra che fa il bello e il cattivo tempo; Mujer è un godibile bolero che fa incontrare Messico e Cuba, e si contrappone alla melodiosa Pensando En Ti, uno slow dal sapore d’altri tempi cantato con grande intensità, ed alla vibrante Suspiro Azul, cadenzata e coinvolgente. E veniamo alle cover: il CD si apre con La Sitiera (scritta da Rafael Lopez Gonzalez e resa popolare da Omara Portuondo), introdotta da un evocativo chitarrone twang subito doppiato dall’orchestra, poi arriva la voce potente di Malo che prende subito il possesso del brano; non ci sono altri strumenti fino al terzo minuto, quando entra il resto della band insieme ad una tromba mariachi, conducendo la canzone al termine in maniera spettacolare.

No Vale La Pena (del grande cantante messicano Juan Gabriel) è una gioiosa fiesta piena di suoni e colori, con la fisa di Flaco a duettare baldanzosamente con Malo, mentre i Mavericks sembrano un gruppo proveniente da Guadalajara più che dagli Stati Uniti; Sombras Nada Mas, un pezzo reso noto da Javier Solis, è un lento strappalacrime con i nostri che bilanciano perfettamente antico e moderno (e Raul sembra davvero Orbison), mentre Me Olvidé De Vivir è addirittura appartenente al repertorio di Julio Iglesias (che figura anche tra gli autori), ed il brano mantiene lo stile latino-pop romantico del famoso cantante spagnolo anche se Malo e compagni fanno la differenza per quanto riguarda il suono. La nota Sabor A Mi è uno dei più celebri bolero della musica latina (l’hanno fatta un po’ tutti, dai Los Panchos a Luis Miguel), ed i nostri la eseguono con classe, eleganza e rispetto per la struttura originale. L’aggancio con l’Italia di cui parlavo prima è con Cuando Me Enamoro, adattamento della famosa Quando Mi Innamoro (che nel booklet viene attribuita ad Andrea Bocelli, che però è solo l’ultimo in ordine di tempo ad averla proposta, essendo originariamente un pezzo presentato a San Remo nel 1968 da Anna Identici): la canzone è quella in assoluto con l’arrangiamento meno “latino”, ma si mantiene ben ancorata nei sixties e risulta alla fine tra le più gradevoli.

Le cover (ed il CD) terminano con la pimpante Me Voy A Pinar Del Rio (della celebre cantante cubana Celia Cruz), una delizia a tempo di mambo, decisamente trascinante e perfetta per concludere in crescendo un album che mi sento di consigliare anche a chi non ne può più di musica finto-latina e danzereccia: i Mavericks sono un gruppo vero, ed En Espanol è un disco divertente ma concepito con grande serietà ed amore.

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