Sigur Rós – Odin’s Raven Magic (2020)

di Massimo Menti

Stanno tornando finalmente i Sigur Rós dopo anni di attese (l’ultimo album Kveikur risale al lontano 2013), complesse vicissitudini nella vita della band, progetti collaterali del loro leader Jónsi?

Mettiamo subito in chiaro le cose: no, non sono realmente tornati come tutti speravamo, compreso il sottoscritto. Ciò che è uscito il 4 dicembre 2020 è qualcosa di molto particolare e forse un po’ di nicchia anche per i cultori della band e non esattamente una novità, trattandosi di una composizione presentata live in anteprima ben 18 anni fa al Barbican Centre di Londra.

Odin’s Raven Magic (Hrafnagaldur Óðins), nasce infatti dalla collaborazione orchestrale tra i Sigur Rós, il compositore islandese Hilmar Örn Hilmarsson, il cantore di Rimur Steindór Andersen e la musicista Maria Huld Markan Sigfúsdóttir (nonché già membro del gruppo Amiina).

Risalente al XIV o XV secolo si tratta di un componimento che si rifà all’antica tradizione islandese Eddaica, la quale racchiude due manoscritti che rappresentano le principali fonti della mitologia Norrena e della poesia Skáldica, attribuito ad un autore sconosciuto. Il poema ha come tema principale il banchetto tenutosi dagli Dei nel Valhalla e dei segni minacciosi e premonitori della fine del mondo (sia quello delle divinità che quello popolato dagli uomini), apparsi mentre questi ultimi erano assorti ed impegnati nei festeggiamenti. L'opera in particolare narra della caduta della dea Iðunn dall'albero cosmico e racconta di una missione di tre emissari di Odino, guidati da Heimdallr, per cercare notizie negli inferi. Questi trovano la donna che dovrebbe dar loro le risposte che cercano, ma non si sa se quest’ultima sia davvero Iðunn, visto che l'unica cosa con cui ella risponde sono copiose lacrime. I messaggeri tornano dunque  da Odino annunciando così il loro fallimento. Lo studioso norvegese Sophus Bugge nel 1867 sostenne che l'opera fosse del XVII secolo, e da quel momento Odin's Raven Magic non è stata più pubblicata nell'Edda Poetica, nonostante ciò non evitò finisse in numerose edizioni poco antecedenti ai suoi scritti.

Musicalmente parlando il poema è stato concepito dalla band con la Schola Cantorum di Reykjavík, l’Orchestre des Laureats del conservatorio nazionale di Parigi, il musicista Hilmar Örn Hilmarsson e il cantante Steindór Andersen noto per essere uno dei più famosi esecutori contemporanei dei Rímur (racconti epici cantati come allitterativo, ballate in rima della tradizione islandese). Commissionato per la prima volta nel 2002 dal Reykjavík Arts Festival, è stato eseguito solamente una manciata di volte quello stesso anno. La versione che vede definitivamente la luce è stata registrata dal vivo  presso La Grande Halle de la Villette di Parigi. La performance dei Sigur Rós (all’epoca al completo con tutti quattro i componenti) si avvale del drumming mai così ancestrale di Orri Páll Dýrason, e dell’alternarsi del polistrumentista Kjartan Sveinsson e del bassista Georg Hólm tra i propri strumenti di elezione e una speciale ed enorme marimba realizzata con pietre islandesi da Páll Guðmundsson. Jónsi oltre a suonare la chitarra elettrica con l’archetto conferendo al tutto il tipico stile sigurossiano, riesce anche a inserirsi con maestria tra il coro e i Rimur con un assolo che forse non ha mai reso così celestiale il suo falsetto come in questa occasione (Stendur æva - traduzione: "È vivo").

Un canto il suo, che eleva il poema verso vette eteree ma allo stesso tempo ancestrali, usando non la lingua madre, ma il “Vonlenska” (hopelandic), “lingua” inventata da lui stesso (ed utilizzata in quasi tutti gli album dei Sigur Rós ed in particolare in ( ) del 2002) formata da sillabe senza senso e priva di grammatica e vocabolario, ma costituita solo da vocalizzi e da un uso della voce come vero e proprio strumento. La  trasposizione in musica riflette tutta la maestosità, la solennità dell’opera del VII sec, drammatica e trascendentale, classica e allo stesso tempo sorprendentemente contemporanea.

Una collaborazione questa tra la band islandese e gli altri artisti coinvolti non del tutto insolita, visto che i Sigur Rós avevano già lavorato in passato sia con Hilmarsson nella soundtrack Angels Of The Universe, che con Andersen nel Rimur EP e in Heima,  mentre la Sigfúsdóttir li ha spesso affiancati assieme al quartetto d’archi Amiina sia negli album da studio che nella scena live.

Non sappiamo se con questo lavoro lo scopo dei Sigur Rós sia quello di mantenere alta l’attenzione su di loro, vista l’assenza di un vero e proprio album di inediti ormai dal 2013, o quello di proporre un qualcosa che si discosta sì dalla loro classica produzione, ma che comunque rappresenta qualcosa di interessante e che vede finalmente la luce invece di rimanere relegato all’ascolto e alla visione di sporadici e frammentari video live su youtube.

Tornate presto con un nuovo e vero album cari Sigur Rós, ne sentiamo la mancanza e ne abbiamo tutti un impellente bisogno.

* Si ringrazia Cristiano Vecli per la consulenza storico/letteraria

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