Peter Gabriel - So (1986)

Nel 1974 i Genesis pubblicano The Lamb Lies Down On Broadway. Il concept, spettacolare e complicato, è l’ultimo lavoro di Peter Gabriel con la leggendaria band inglese. Gabriel abbandona il resto della truppa dopo il tour conseguente al disco, nel 1975. Inizia così il suo percorso musicale, convinto che ci sia altro da scoprire oltre la formula progressive, che va detto con i Genesis ha raggiunto il suo apice concettuale. Gabriel si sa è un istrionico perfezionista, e lavora molto al suo prima lavoro d solista. Peter Gabriel esce nel 1977: è un tentativo di abbandonare la gloriosa macchina musicale progressive, travolta anche dai primi vagiti del punk, per una via più personale, e che testimonia la sua curiosità musicale, con canzoni in diversi stili, dall’elettronica a certe idee hard rock. Prodotto con Bob Erzin con l’aiuto di Robert Fripp e Tony Levin, passa alla storia per due stupendi brani, Salsbury Hills e Here Comes The Flood ma anche per la prima di una serie di meravigliose copertine che in successione la Hipgnosis di Storm Thorgerson crea, in questo caso una foto di Gabriel sul sedile posteriore di una Lancia Flavia bagnata dalla pioggia. Le copertine diverranno centrali anche perchè per i successivi tre dischi Gabriel sceglie sempre lo stesso titolo, Peter Gabriel: quello del 1978, chiamato Scratch per la foto con i graffi della copertina, è prodotto solo da Fripp e manca di belle canzoni; ben diverso è quello del 1980, chiamato dai fan Melt per la foto di metà faccia di Gabriel sciolta come se fosse di cera, che contiene canzoni mito come Games Without Frontiers, No Self Control, I Don’t Remember e soprattutto Biko, dedicata a Steve Biko e alla sua tragica storia, attivista anti apartheid morto per le ripetute percosse ricevute in carcere nella sua battaglia per i diritti civili. In questo disco prorompe lo stile Gabriel, un originale mix di rock con innesti dalle tradizioni musicali del mondo, che diventerà un suo credo di lì a poco. Il Peter Gabriel del 1982 è rinominato dai discografici di loro iniziativa Security: il disco è meno bello del terzo , ma ha dei brani coinvolgenti in Rhythm Of The Heat, San Jacinto e la famosa Shock The Monkey, presentata anche in una famosa esibizione al Festival di Sanremo. Nel 1983 un live, Plays Live e nel 1985 Alan Parker gli chiede di curare la colonna sonora del film Birdy-Le Ali della Libertà, con brani nuovi e con l’aggiunta di rielaborazioni di brani vecchi, metodo che riprenderà con forza negli anni successivi. Nel 1986 l’atteso capolavoro: So non è solo un disco simbolo del decennio, ma uno dei più belli di sempre. Perfettamente costruito tra equilibrio e lirismo, leggerezza e impegno, è la massima espressione di quella varietà stilistica e musicale che Gabriel cercava ormai da 6 anni. Si parte con il rock epico di Red Rain, nato da un sogno ricorrente di Gabriel durante la fase di composizione dell’album, che diventerà canzone tra le sue più famose, per passare alla delicatezza di Mercy Street o alla irresistibile contagiosità gioiosa di Sledgehammer, che diventerà uno dei primi videoclip cult su MTV grazie alle meraviglie di plastilina e della stop motion che la Aardman Animations (che vincerà decine di premi con la serie mitica di Wallace & Gromit) inventa per il videoclip. Non si possono dimenticare tre duetti meravigliosi: In Your Eyes con Youssou N’Dour, lo sguardo trasognato e algido di This Is The Picture con Laurie Anderson e soprattutto il grido di disperazione, sotto forma di una elegiaca canzone, della drammatica situazione sociale della Gran Bretagna Thatcheriana nel duetto con Kate Bush di Don’t Give Up. Il disco è meraviglioso nell'intessere tra loro tante idee da tanti diversi posti del mondo, passione che spingerà Gabriel a fondare, nel 1989, la casa discografica Real World, bandiera della riscoperta e diffusione della musica etnica, facendo scoprire i canti dei guerrieri africani, come quelli delle tribù asiatiche, fino ai canti balcanici e ai tenores sardi. So racchiude le mille anime di un artista formidabile, che continua ad affascinare anche a distanza di decenni.

Commenti

Etichette

Mostra di più

Post popolari in questo blog

Phil Manzanera