Blood And Sun – Love And Ashes (2020)

di Marco De Baptistis

Torna il neofolk di Blood and Sun con “Love & Ashes”, album pubblicato per la etichetta svedese Nordvis Produktion. Il nuovo lavoro del progetto di Luke Tromiczak, qui coadiuvato da un ricco ensemble di musicisti, arriva dopo ben sei anni dal precedente “White Storms Fall”, disco che aveva colpito nel segno con sonorità pagan folk legate alle radici europee degli americani. I riferimenti preminenti erano, allora come oggi, gruppi come gli statunitensi Changes e Blood Axis. Nel segno di un tradizionalismo radicale e senza compromessi, Tromiczak (in precedenza nella band black metal Maledicere) mescola suggestioni europee con la mitologia di un territorio, l’Appalachia, che risuona ancora di mistero e di antiche leggende, frontiera di una lotta per la sopravvivenza che serba ancora il ricordo dei tempi in cui quelle dure montagne erano chiamate solo “backcountry” dalla popolazione della costa est.

Il nuovo album è stato composto e registrato in diversi luoghi del continente americano: dalle Green Mountains del Vermont sino alle Emerald Triangle della Northern California, spingendosi sino alle lande deserte del Mexico. Per certi versi si tratta di una sorta di diario di viaggio nel continente americano nel tentativo, come dichiarato dallo stesso Tromiczak nelle note che accompagnano l’album, di re-sacralizzare la propria vita e il mondo circostante. Nelle note di copertina vi è anche una citazione del Sigrdrífumál, una sezione dell’Edda Poetica in cui si narra dell’incontro di Sigurðr con la valchiria Brynhildr, a riprova dell’interesse dei Nostri verso la mitologia norrena. Le parole sono pronunciate da Lyra Grey e Tromiczak come intro a “Resurrection Charm”, brano che può ricordare non poco il folk apocalittico degli Swans.

I Blood and Sun sono impregnati di folk tradizionale americano alla Johnny Cash ma con un occhio pure ad atmosfere melanconiche alla Death In June e Sol Invictus. Il tutto viene condito da una certa sensibilità post-metal alla Agalloch che affiora a tratti nei dettagli dell’album. Si ascolti a riguardo una traccia come “Dusk Century”.
In ogni caso, il piglio marziale di “Stone Wrote In Stone” ci ricorda che il vero riferimento imprescindibile di Blood and Sun è una natura che sempre sovrasta l’umano in una visione spirituale chiara e definita. Qui, a dare man forte, troviamo anche gli effetti sonori di Clay Ruby (Burial Hex), presente anche in “Madrone” e “Until The Dawn”. Il violino di Johan Becker e il violoncello di Angela McJunkin donano enfasi e spessore ai vari episodi dell’album, così come la fisarmonica di Matt Knoedelseder, che in diverse occasioni suona anche piano, organo e glockenspiel.

La stupenda ballata dark-folk di “Dusk Century” ricorda il miglior King Dude ma con la capacità evocativa e l’abilità degli :Of The Wand & The Moon:. Lo spirito di questi ultimi aleggia anche nella triste malinconia di “By What Road”, uno degli episodi migliori dell’album assieme a “Madrone”, brano per cui è stato realizzato anche un video dedicato alle foreste dei propri antenati, sfondo di ricordi e amori perduti rievocati tra amore e cenere.
Riferimenti alla spiritualità norrena e al culto delle rune si trovano anche nelle parole del brano finale “Until The Dawn” che vede Lyra Grey come seconda voce.

“Love & Ashes” è impreziosito anche dai dipinti di Luke Hillestad, talentuoso artista del Minnesota. Siamo di fronte a un ottimo album che, assieme all’ultimo disco degli Awen, ci mostra come la scena neofolk americana sia viva e sempre capace di stupire e affascinare con lavori complessi e a fuoco, dalle mille suggestioni nel segno della natura e della tradizione.

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