King Krule – Man Alive! (2020)

di Fabrizio Siliquini

Chi è King Krule? La risposta più ovvia è che King Krule è Archy Marshall, ancora giovane musicista talentuoso e fuori da ogni schema, decisamente indie se per indie intendiamo qualcuno che fa musica mettendo nei suoi lavori se stesso e il suo modo di concepire la musica.

La risposta più attuale invece potrebbe essere un’ altra, King Krule è Archy Marshall, ancora giovane musicista talentuoso e fuori da ogni schema, che si sta sviluppando contorcendosi su stesso e che purtroppo finisce per apparire come un contorsionista che resta nella stessa posizione per tutta la durata della sua esibizione.

Se questa era l’occasione per una evoluzione e un passaggio verso nuove scoperte, allora il risultato è fallimentare perché l’album, per quanto interessante e a tratti anche coinvolgente, resta con il freno a mano tirato, e finisce per deludere.

Come scrivo già mi pento, con le cuffie e “Comet Face” che mi batte nelle orecchie, già tentenno, forse sono troppo critico solo perché in King Krule percepisco la scintilla del genio, e quindi non mi accontento, voglio di più e qualsiasi cosa mi sembra poco.

Diciamolo chiaro King Krule è come un diamante al buio, e per questo che mi fa così arrabbiare, ho sempre questa costante sensazione che sia ad un passo dal capolavoro, con questo atteggiamento minimalista che non è la sua cifra, ma perché nessuno ti fa sapere che hai bisogno di mettere e non togliere, magari anche di una orchestra con archi, violini, cori?

E così passati “The Dream” e “Perfecto Miserable”, che comunque qualche momento interessante lo regala, ecco “Alone, Omen 3”, e finisco con il cedere, mi lascio trasportare in questo liofilizzato blues metropolitano, con chitarra voce e tutto il resto che sembrano come se non si conoscessero, come se fossero uniti ma soli, ognuno per conto suo, cosi vicini ma allo stesso tempo cosi lontani.

Tocca poi a “Slinky” e a “Airport Antenatal Airplane” e si ritorna sulla terra, troppo poco anche per creare atmosfera, nonostante sassofoni o drammaticità, nonostante affascinante oscurità o aiuti vocali.

Se “(Don’t Let the Dragon) Draag On” ha classe nel suo loop alla chitarra, comunque non mi entusiasma, e anche il resto non mi convince del tutto, “Energy Fleets” parte bene ma poi ecco che rimane ferma e non cresce, di nuovo il contorsionista nella medesima posizione, e nemmeno le chitarre distorte di “Please Complete Thee” regalano brividi.

La verità allora dov’è? Chi è veramente King Krule? Difficile da dire, difficile capire se ci troviamo di fronte a un top player o ad un onesto e valido calciatore, l’unica cosa che mi sento di poter scrivere è che personalmente sono deluso, non ci troviamo di fronte ad un evoluzione o un balzo in avanti, in fondo questo suo nuovo lavoro risulta poco coinvolgente, sicuramente ci troviamo di fronte a un artista che ha qualità, ma per la sua ascesa all’olimpo e il suo capolavoro dovremmo aspettare il prossimo album.

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