R.E.M. - Automatic for the People (1992)

C'erano in effetti molte riserve da parte dei fan storici della college rock band per eccellenza che aveva accompagnato il mondo indie da Athens, Georgia, fin lassù, in alta quota. Il passaggio dalla I.R.S. alla Warner non era iniziato male, Green aveva lasciato ben sperare, Buck, Stipe, Mills e Berry non sembravano dei venduti qualunque, pronti a metter su casa accanto ai divi di Hollywood. Ma Out of Time no, era stato un affronto. Va bene, sì, un mandolino in classifica, quello di Losing My Religion, non è che si vedesse spesso, ma per il resto no, non c'eravamo proprio. Estimatori dell'ultim'ora che mai avevano sentito parlare dei R.E.M. adesso stavano lì a sollazzarsi e disquisire. No, sembrava proprio finita. E allora eccolo, il capolavoro, solo un anno dopo. Di commerciale non c'è più niente, i testi sono intimisti e parlano di dolore, di perdita, di morte. Il suono è abbastanza spoglio, di impianto prevalentemente acustico, con archi e tastiere a imprimere delicatamente il passo. Bozzetti di folk moderno. Magica l'apparente leggerezza di The Sidewinder Sleeps Tonite, colpi al cuore Try Not to Breathe e quella semplicità al limite di Everybody Hurts, che racconta tutto della vita. Nightswimming è una nuotata nei ricordi e nella bellezza semplice dell'esistenza, Man on the Moon lo stile R.E.M. per eccellenza. Non mancano stilettate contro la politica e il declino morale della società. Il primo grande disco per la Warner, probabilmente il loro disco migliore di sempre. (Mia valutazione:  Ottimo)

(David Nieri)

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