26 luglio 2013

Tom Waits – Rain Dogs (1985)

di Silvano Bottaro

"Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizione altrui."

Tom Waits è tra i miei songwriter preferiti e Rain Dogs è un capolavoro che non può mancare tra gli album preferiti della nostra collezione discografica.
"I cani che vagano per le strade alla ricerca della propria casa, dopo che la pioggia ha annullato gli odori” sembrano uomini che cercano il senso vero della vita, dopo che il destino ha cambiato di colpo tutto quello in cui credevano.
Rain Dogs è l'atto centrale della "trilogia" di Frank", la logica conseguenza di "Swordfishtrombones" del 1983 che proseguirà poi con "Frank Wild Years" nel 1987. In questo disco si concentrano tutti gli elementi della mirabolante foga da 'intrattenitore' di Waits. Tom non è solo 'song-writing' mutuato al jazz notturno, ma è "suono & significato", un 'estratto' direttamente dalle fogne di New York. La sua musica è un mix impressionante di blues, free-jazz, tanghi, polke, atmosfere orientaleggianti e ritmi tribali che non si escludono vicendevolmente, ma si completano magistralmente.

"La mia vita è come quella di un vigile urbano: momenti di noia rotti da momenti di puro terrore."


Il suono è reso attraverso un complicato armamentario di percussioni fatte in casa, parole di lacerante poesia, senso dello spazio ridotto alla visuale di un treno diretto al centro della città. E’ una dissacrante panoramica sulle culture deboli.
Con questo intruglio passionale e drammatico fatto di brevi capitoli, Waits scuote la retorica effimera del rock e fa dell’andare fuori tempo e della sua voce roca al limite della stonatura una nuova norma da seguire. Waits smantella tutte le sue memorie stilistiche offrendoci una visione etilica e grottesca di un’umanità rassegnata e senza più sogni da inseguire.
Rain Dogs è la metafora di un mondo di sconfitti che masticano lentamente il sapore di questa dimensione, senza illusioni. La più grande Opera buffa da parte del Bukovski del nuovo blues, un americano che odia l’'America' chiamato Tom Waits.
Un genio al suo massimo. (Valutazione: Capolavoro)

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