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Vasco Rossi

Se c'è nella musica italiana un personaggio per cui pare appropriata la definizione di rockstar, questi è Vasco Rossi, l'unico in grado di creare intorno a sé un culto paragonabile soltanto a quelli dei più grandi big internazionali e, insieme, di incarnare nel bene e nel male quelli che sono gli stilemi (e gli stereotipi) tipici dell'estetica rock'n'roll. Discografia e Wikipedia

Holding Back The Years - Simply Red (1985)

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È il colore archetipico, il primo usato in pittura dall'uomo. Già durante il Paleolitico era considerato il protettore per eccellenza, tanto che i capi se lo cospargevano sul corpo. I pontefici lo usavano per ammantarsi (solo dopo il Medioevo è stato sostituito dal bianco), tanto che ancora oggi nella scala degli onori sociali è il colore dominante (si stende il tappeto rosso in segno di rispetto e onore; a Hollywood e nelle cerimonie si parla di red carpet). Al tempo stesso, è il colore della carnalità e del sesso, identificava le prostitute (che nel Medioevo dovevano indossare qualcosa di rosso per farsi riconoscere) o il luogo dove ricevevano (le lanterne rosse). Insomma, il rosso è un colore guida, perché evoca bellezza (le donne usano il rossetto), trasgressione, sensualità, potere, forza, rivoluzione (la bandiera dei comunisti è rossa), sentimento (il cuore è rosso) e dolore (rosso è il sangue). Nella musica, il rosso è al centro di infinite storie, gruppi e canzoni. «Semplic...

The Jimi Hendrix Experience - Axis: Bold As Love (1967)

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di Silvano Bottaro Spinto, tra un tour e l'altro, a tornare presto in studio a Londra per esigenze contrattuali (e non commerciali, curiosamente: negli Usa l'album uscirà solo l'anno dopo per non disturbare Are You Experienced, ancora in classifica), Jimi Hendrix e la sua band mettono insieme l'album piú pop e insieme piú ricco di effetti. Speciali, specialissimi: nessuno suona la chitarra come lui, nessuno riesce a far uscire da quelle sei corde una tale varietà di suoni, perlopiú distorti, alterati, scomposti e ricomposti in modo da confliggere l'uno contro l'altro, inseguirsi, modificarsi a vicenda. Mai come in questo album il rock'n'roll ha affrontato il tema dei temi, il rapporto tra l'individuo e la tecnologia, in maniera tanto evidente e coraggiosa. Nella traccia piú ispirata e sofferta, Little Wing, Jimi si rivolge al suo angelo custode, e lo chiama con il suo nome «indiano», Piccola Ala: «Quando sono triste, lei viene da me, con migliaia d...

Jefferson Airplane - Surrealistic Pillow (1967)

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di Silvano Bottaro «Ho preso dell'acido e ho ascoltato per 24 ore consecutive SketChes Of Spain di Miles Davis»: cosi Grace Slick spiegherà la genesi di White Rabbit, una delle due canzoni che porta in dote ai Jefferson Airplane. L'altra è Somebody To Love, che il suo vecchio gruppo, The Great Society, aveva addirittura inciso. I Jefferson Airplane l'hanno incontrata a un concerto e per 750 dollari l'hanno riscattata: un affarone, e non solo perché la cantante che avevano prima se n'è andata dopo aver messo al mondo un bambino. Grace Slick è bella (si è guadagnata da vivere facendo la modella) e ha una voce perfetta per quel suono psichedelico, derivato dal folk rock e in ultima analisi apparentato a quello dei Byrds, che il gruppo si vuole dare. White Rabbit e Somebody To Love saranno i successi da classifica che usciranno dal loro secondo album, quello che farà di loro i portavoce (e il gruppo con il contratto piú ricco) della vivace scena hippie di San Francisc...

Love - Forever Changes (1967)

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di Silvano Bottaro E' il capolavoro passato inosservato, l'album che ora tutti citano e inseriscono nei «meglio di...» e che quando uscí non andò oltre il 154° posto in classifica. E il fuoco creativo che divora l'appicca, la magia che fa scomparire per sempre il mago. E' un suono misterioso — a metà strada tra i Byrds e Burt Bacharach - che si insinua in chiunque l'ascolti, che sfiora piú volte il kitsch senza mai toccarlo per davvero e fa innamorare di sé senza spiegazioni, senza se e senza ma. Forever Changes è l'opera di un ventiduenne che sente la morte vicina (a 26 anni, pronostica lui) e che si inventa un album per accoglierla senza troppo soffrire (morirà a 61 anni, nel 2006, di malattia, lasciando dietro di sé la leggenda del piú grande talento inespresso della storia del rock'n'roll): «Seduto sul fianco di una collina, vedo tutti morire. Mi sentirò molto meglio dall'altro lato», sono i versi piú noti che lui abbia mai scritto. Si trovano ...

Ron

Nato il 13 agosto del 1953 a Dorno, in provincia di Pavia, Rosalino Cellamare esordisce dicissettenne - e ancora con il proprio nome di battesimo - all'interno dell'edizione del 1970 del Festival di Sanremo dove, propone il brano Pa' diglielo a ma', classificandosi settimo. Risale all'anno successivo la pertecipazione al Disco per l'estate con Il gigante e la bambina, scritta da Lucio Dalla. Discografia e Wikipedia

On The Road Again - Canned Head (1967)

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Tra i due estremi di Monterey 1967 (il più grande festival della storia, dove i Canned Heat avevano fatto bingo) e Woodstock 1969 (il festival dove il triangolo equilatero pace-amore-musica raggiunse la sua massima estensione), esce On the Road Again, brano che possiamo definire a tutti i diritti immortale, perché stagionalmente viene ripreso, riletto, rifatto e portato in classifica. L'atipicità del brano risiede nel ritmo ipnotico, nell'arrangiamento ispirato ai boogie su un solo accordo tipici di John Lee Hooker e nell'accompagnamento continuo e psichedelico del tampura, uno strumento dell'India a lungo collo. La traduzione letterale di Canned Heat è «Calore in scatola» o «Calore in lattina», ma il canned heat era, durante gli anni del proibizionismo, quella strana e terribile sottospecie di whiskey che i distillatori di contrabbando (detti bootleggers, da cui il termine bootleg, disco che contiene registrazioni illegali, spesso live) ricavavano da alcool, acqua e pe...

Pink Floyd - The Piper At The Gates Of Dawn (1967)

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di Silvano Bottaro I Pink Floyd fanno i fenomeni nei club di Londra, soprattutto all'Ufo di Tottenham Court Road, lanciato da loro, dal quale se ne sono andati presto per il troppo successo. Gli exploit dal vivo, con pezzi che durano mezz'ora e il pubblico ipnotizzato da giochi di luce e da assoli interminabili e complessi, da cambi di ritmo e da sonorità psichedeliche, fanno guadagnare al gruppo un contratto con la Emi e una sala riservata negli studi di Abbey Road, gli stessi in cui i Beatles stanno registrando Sgt. Pepper. La casa discografica li lascia tranquilli (anziché una settimana, com'è di norma, impiegheranno quattro mesi a finire un album), anche perché li affida a Norman Smith, che è al primo incarico da produttore ma ha lavorato a lungo con i Beatles e ha la testa sul collo, a differenza dei quattro hippie con le camicie a fiori che suonano nel disco. «Fu il nostro George Martin», scriverà anni dopo nelle sue memorie Nick Mason, il batterista, «un'influe...

Bob Dylan - Bringing It All Back Home (1965)

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di Silvano Bottaro Bob Dylan ha incontrato i Beatles. Insieme, si saprà poi, hanno fumato erba e discusso su quale sia il senso vero della vita. McCartney si convince di averlo capito e chiede foglio e matita per appuntarselo. Il giorno dopo quando lo legge trova scritto semplicemente: «Ci sono sette livelli». Dylan dirà: «L'America dovrebbe essere grata ai Beatles. Hanno aiutato il Paese a ritrovare il suo orgoglio». E a «riportare tutto a casa», come vuole il titolo del suo nuovo album. Ora Bob vive praticamente sempre a Woodstock, dove il manager Albert Grossman ha una casa e dove lo raggiunge spesso Joan Baez. Ha cambiato modo di scrivere. Non solo per quanto riguarda le canzoni: anche le sue lettere ora sono una sequenza spesso confusa di immagini e frasi paradossali, trovate geniali, illuminazioni improvvise. C'è poi quell'idea di riportare tutto a casa, esplorare il patrimonio infinito della cultura musicale americana: un disegno piú interessante della nuova ortodo...

Cream - Disraeli Gears (1967)

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di Silvano Bottaro Eric Clapton sarà pure Dio, come qualcuno ha scritto sul muro di una fermata della metropolitana di Londra, ma certamente condivide volentieri il palcoscenico: è sua l'idea del primo «supergruppo» (Cream, il nome allude al fatto che i tre si sentono la «crema» del blues elettrico britannico, e lo sono), è lui che ha voluto con sé due ex della Graham Bond Organization, il batterista Ginger Baker e il bassista Jack Bruce, senza sapere che si odiano e che una volta sono giunti a minacciarsi con un coltello. Adesso, con il secondo album, registrato a New York nello studio già mitico dell'Atlantic, il ruolo di Clapton cresce sempre piú nell'equilibrio del trio, come crescono i pezzi da lui interpretati. Il punto è che lui canta con una specie di falsetto timido che affonda nei suoni del gruppo e non prevarica. Come se se ne vergognasse (infatti un po' se ne vergogna). Il nuovo album — avrebbe dovuto intitolarsi semplicemente Cream — è con ogni evidenza u...

E T I C H E T T E

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