28 giugno 2015

Bob Dylan - Bringing It All Back Home (1965)

Bob Dylan ha incontrato i Beatles. Insieme, si saprà poi, hanno fumato erba e discusso su quale sia il senso vero della vita. McCartney si convince di averlo capito e chiede foglio e matita per appuntarselo. Il giorno dopo quando lo legge trova scritto semplicemente: «Ci sono sette livelli». Dylan dirà: «L'America dovrebbe essere grata ai Beatles. Hanno aiutato il Paese a ritrovare il suo orgoglio». E a «riportare tutto a casa», come vuole il titolo del suo nuovo album. Ora Bob vive praticamente sempre a Woodstock, dove il manager Albert Grossman ha una casa e dove lo raggiunge spesso Joan Baez. Ha cambiato modo di scrivere. Non solo per quanto riguarda le canzoni: anche le sue lettere ora sono una sequenza spesso confusa di immagini e frasi paradossali, trovate geniali, illuminazioni improvvise. C'è poi quell'idea di riportare tutto a casa, esplorare il patrimonio infinito della cultura musicale americana: un disegno piú interessante della nuova ortodossia del folk rock, un progetto che va al di là della figura di menestrello che gli hanno appiccicato addosso e che lui veste senza convinzione. Cosí, per chiarire a tutti le idee, nel nuovo album, registrato in tre giorni, la prima canzone (Subterranean Homesick Blues) è una specie di rock'n'roll acido che deve tanto a Chuck Berry quanto a Jack Kerouac. «Non c'è bisogno di un meteorologo per sapere dove tira il vento», canta lui. Tutto il primo lato dell'album è elettrico: rabbioso in Maggie's Farm, sognante Limit. Lo mette su nastro in Love Minus Zero/N0 quasi sempre al primo o al secondo tentativo con una band che si sforza di interpretare enigmatico Dylan, con tutta probabilità i desideri del già semplicemente nelle vesti di direttore d'orchestra. Il momento a disagio è di transizione, lo dimostra il lato B, interamente composto di canzoni imbraccia la chitarra acustica. Si tratta, però, di quattro maestosi capolavori: Mr. Tambourine Man, Gates Of Eden, It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) e It's All Over Now, Baby Blue. Dylan è pronto a chiudere una porta e ad aprirne mille altre, ma intanto compie la missione. Riporta tutto a casa, e i Beatles  gli rendono il favore accogliendolo a Londra, dove suona alla Royal Albert Hall con gli onori riservati a un maestro. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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