16 ottobre 2015

Love - Forever Changes (1967)

E' il capolavoro passato inosservato, l'album che ora tutti citano e inseriscono nei «meglio di...» e che quando uscí non andò oltre il 154° posto in classifica. E il fuoco creativo che divora l'appicca, la magia che fa scomparire per sempre il mago. E' un suono misterioso — a metà strada tra i Byrds e Burt Bacharach - che si insinua in chiunque l'ascolti, che sfiora piú volte il kitsch senza mai toccarlo per davvero e fa innamorare di sé senza spiegazioni, senza se e senza ma. Forever Changes è l'opera di un ventiduenne che sente la morte vicina (a 26 anni, pronostica lui) e che si inventa un album per accoglierla senza troppo soffrire (morirà a 61 anni, nel 2006, di malattia, lasciando dietro di sé la leggenda del piú grande talento inespresso della storia del rock'n'roll): «Seduto sul fianco di una collina, vedo tutti morire. Mi sentirò molto meglio dall'altro lato», sono i versi piú noti che lui abbia mai scritto. Si trovano in The Red Telephone, che prende il titolo dalla linea telefonica diretta che avrebbe dovuto collegare la Casa Bianca e il Cremlino in caso di emergenza nucleare. Per dire che, insomma, nell'album non mancano i riferimenti all'attualità, o a realtà condivise, e che comunque la chiave di lettura rimane intimista, personale, privata. Arthur Lee, il leader assoluto del gruppo, vive sulle colline sopra Hollywood: se la sua band al tempo è la protagonista assoluta della scena locale che ha come palcoscenico il Sunset Strip (i Doors sono presto partiti per conquistare il Paese, e quindi il mondo), lui se ne sta lassú a meditare e a cambiare la sua musica. Per il terzo album ha in mente svolte ed esperimenti che i suoi compagni neppure immaginano, né capiscono. Forse per questo, oltre che per punire un uso di droghe che a lui e a chi produce il disco sembra francamente eccessivo, Lee chiama per realizzarlo un manipolo di fidati strumentisti da studio: bastano due giorni, e gli altri Love chiedono di poter rientrare, con una resa senza condizioni.
Nasce cosí un album praticamente acustico, impreziosito qua e là da sonorità inaudite (fiati mariachi, orchestre, archi), raccolto, intenso, piú sognante che cupo. Troppo eccentrico perfino per il rock'n'roll del 1967, Forever Changes è il candidato perfetto per una serie di ripetute e periodiche riscoperte. (Mia valutazione: Distinto)
di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

2 commenti:

Blackswan ha detto...

Disco, fortunatamente, riesumato, dopo anni di oscurità. Capolavoro di un pop psicheelico che sfida le leggi di gravità.

Silvano Bottaro ha detto...

Bella e condivisibile considerazione :)