The La’s - The La’s (1990)
A distanza di ormai 30 anni, è ancora complicato definire cosa sia stato il britpop. Lo è facile dal punto di vista del costume e del successo mediatico: dopo uno dei periodi più bui della storia della Gran Bretagna, culminato con il mercoledi nero, 16 settembre 1992, quando un attacco speculativo monetario obbligò l’uscita della sterlina dal Mercato Comune Europeo, bastarono un paio di anni per piazzare sulle copertine dei maggiori magazine di costume del mondo i giovani volti delle nuove stelle della musica britannica, tanto che dal tracollo si invitava chiunque a venire nella Cool Britannia. Dal punto di vista musicale però la faccenda diviene più complicata, per almeno tre motivi: in quegli stessi anni di metà decennio ‘90, ci furono almeno tre grandi filoni musicali, il revival delle musiche delle glorie britanniche del passato, l’esplosione delle boy e girl bands (su tutte Take That e le Spice Girls) e almeno all’inizio più sottotraccia il trip-hop (quello musicalmente più innovativo). C’era chi faceva rivivere la dualità regionale Nord Sud (gli Oasis di Manchester e i Blur di Londra), chi sembrava la reincarnazione di Mick Jagger (Richard Ashcroft con i Verve, personaggio che in verità ha dimostrato molta classe), chi si rifaceva al glam (i Suede), allo sguardo obliquo e grottesco del rock anni ‘70 (i Pulp), chi ad un’euforia adolescenziale senza fine (i Supergrass), solo per citare gli esempi più importanti. Come spesso accade, è difficile individuare l’atto di nascita di un movimento musicale, tra l’altro in questo caso così eterogeneo, che fu dominante comunque nello stile nel costume, anche perchè fu il primo grande movimento estetico europeo che sfruttò a pieno sia la stampa sia il predominio mediatico di MTV come megafono (sembra preistoria ma sono passati pochissimi anni). Molti critici musicali segnano il primo singolo dei Blur, Popscene del 1992, come atto fondativo del britpop. Ma per le cose che ho scritto in precedenza, per me il primo, e tra l’altro uno dei più belli dischi del britpop (per quanto sia ancora fumosa la definizione), è quello che i The La’s di Lee Mavers pubblicarono nel 1990. Originario di Liverpool, Mavers entra nel gruppo fondato nel 1984 da Mike Badger, il quale sogna che la sua band debba chiamarsi The La’s, che è il modo in cui nel dialetto Scouse di Liverpool si pronuncia “Lads” (che vuol dire “ragazzi”). Come tutte le band, ci sono vari cambi di formazione, e verso le fine degli anni si arriva allo schieramento con Mavers alla chitarra ritmica e al canto, alla batteria il fratello di Lee, Neil Mavers, al basso James Joyce e alla chitarra Peter James Camell con Badger che lascia per diventare un famoso scultore. Iniziano a suonare nei locali di Liverpool, mandano demo che vengono considerati interessantissimi finchè la Go! Discs li scrittura per due singoli, nel 1987 Way Out e soprattutto There She Goes del 1988 che ha un significativo airplay radiofonico. La casa discografica spinge per un disco: Marvers inizia a scrivere moltissimo tra i due singoli e inizia a lavorare con diversi produttori. Ma è perennemente insoddisfatto e prolunga all’infinito le sessioni, finchè la Go! Discs con decisione autonoma mette i nastri nelle mani di Steve Lillywhite, il produttore dei primi tre dischi degli U2, e pubblica nel 1990 The La’s, in contrasto con la band (leggi Mavers) che considera il lavoro non finito. Tuttavia il disco è una meraviglia che racchiude i precedenti 30 anni di musica britannica: Son Of A Gun e I Cant’ Sleep sanno di Who, Doledrum di beat anni ‘60, I.O.U. è un salto nel jingle -jangle alla Kinks, Failure potrebbe benissimo passare per un singolo di una sconosciuta band del Mersey Sound concorrente dei Beatles, il tutto con spruzzate qua a là di malinconia Smiths. Eppure sebbene siano chiarissime le ispirazioni, il suono è fresco, coinvolgente, con tre canzoni sopra la media: Way Out, ariosa e gioiosa, sarà uno dei testi basi per quelli che verranno di lì a poco; Timeless Melody è un capolavoro pop, con un dolce muro di chitarre che la rendono irresistibile; There She Goes diventerà una delle canzoni del britpop, anche per via della cover planetaria che i Sixpence None The Richer fecero negli anni 2000, usata in decine di serie tv, film e pubblicità. Mavers, che non riconoscerà mai del tutto il disco, non scioglierà la band, anche se nel 1995 si presenta per alcuni concerti con altri musicisti. Dopo 14 anni, faranno un memorabile concerto con la formazione di questo disco nel 2005 al festival di Glanstobury. Dopo anni, nel 2001, una cassetta con un diverso missaggio fu trovata da Mike Hedges (grande produttore anche per i Depeche Mode, tra gli altri) che allora fu uno di quelli che iniziò a lavorare con Mavers: rimessi a lucidi, rimasterizzati digitalmente, furono aggiunti alla versione standard in quella Deluxe Edition (2008), che anche io possiedo, insieme ad esibizioni radiofoniche, live e demo di brani che mai vedranno la luce ufficiale. È questo disco meraviglioso il punto di partenza per il piccolo viaggio musicale di Maggio.

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