21 aprile 2013

Pino Daniele – Nero a metà (1980)

di Silvano Bottaro

Dopo la pubblicazione di “Terra mia” del 1977 e la conferma con l’album “Omonimo” del 1979, Pino Daniele pubblica “Nero a metà” il disco che lo consacrerà definitivamente al grande pubblico.
Daniele ha venticinque anni ma ha già una buona esperienza come strumentista suona, infatti, dall’età di dodici anni e ha già militato in diversi gruppi partenopei compresi i Napoli Centrale.
Pino Daniele come Napoli, possiede in questo disco una doppia anima, romantica la prima, ritmica la seconda, nervose e soleggiate entrambe.
Nero a metà è un buon disco, senza alti e bassi. Daniele riesce a stringere in dodici canzoni la ‘napolitanità’ sonora fatta di mare, caffè, chitarra e soul. Come ogni grande musica, le canzoni di Nero a metà sono quasi più di chi le ascolta che di chi le ha scritte. Ma chi le ha scritte ha un grande orecchio, e ha avuto il merito di convogliare in arte le tante ispirazioni del mondo sonoro napoletano.
Il disco inizia con l’armonica di “I say i’ sto ccà” che ci fa subito ambientare alle strade e viuzze di Napoli prima di passare alla musicalità di “Musica musica” dove il sound ci mette a nostro agio. Ci si rilassa con l’intimità di “Quanno chiove” canzone d’amore di una profondità incredibile, la napoletanissima “Puozze passà nu guaio” invece ci fa tornare nella realtà napoletana. L’intermezzo cantato in italiano di “Voglio di più” ci ricorda che Napoli non è un’isola felice e la sensuale “Appocundria” ce ne da la conferma. Il sound-napol-blues di “A me me piace ‘o blues” esprime al meglio quel suono che solo i napoletani riescono ad infondere, come l'altro brano sentimentale tra i più belli del disco che porta il titolo di “E so’ cuntento ‘e sta”. Non poteva mancare la teatralità Napoletana di “Num me scuccià” come altrettanto la jazzata “Alleria”. Concludono questo quadro sonoro la esplicita “A testa in giù” dove il testo ha il sopravvento sul suono, prima di finire con la bella vocalità di “Sotto ‘o sole”.
Sono tutte belle canzoni queste, rese grandi anche per l’aiuto di ottimi strumentisti: Vitolo, De Rienzo, Marangolo, Iermano, Senese, Potter e De Filippi. Tra i migliori musicisti partenopei e italiani.
Nero a metà resta tra le migliori produzioni musicali incise in Italia. Daniele e i suoi compagni riescono a scrivere un capitolo musicale dove il ’napoletano’ non solo viene cantato ma soprattutto viene trasmesso attraverso le note degli strumenti, attraverso il sudore dei musicisti. (Valutazione: Distinto)

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