Post

Zu - Igneo (2002)

Immagine
Ad inizi degli anni ‘80, sfogliando il New Grove Dictionary Of Music & Musicians, Frank Zappa si accorge che il suo nome non c’è. C’è però un oscuro compositore milanese del 18mo secolo, dal nome piuttosto familiare: Francesco Zappa. Con una trovata delle sue, grazie all’amico musicologo David Ocker dell’Università di Berkely, Zappa scopre che le uniche partiture ancora esistenti negli Stati Uniti di questo autore sono conservate nella Biblioteca dei Mormoni a Salt Lake City. Decide di vederle e pubblicarle, e di farne addirittura un disco, dal titolo Francesco Zappa (1984) dove suona alcune delle composizioni del musicista milanese: l’idea sarebbe perfetta per questo mese di album strani, poichè Zappa decide di usare solo il Barking Pumpkin Digital Gratification Consort, cioè un Synclavier, uno strumento elettronico che unisce un sintetizzatore digitale e un campionatore. Il risultato è spettrale e non del tutto convincente, ma mi è venuto in mente dopo che @ru1ndur mi ha suggeri...

The Smile - Wall of Eyes (2024)

Immagine
di Giovanni Davoli Mentre il grosso di “A Light for Attracting Attention” si basava su sketches lavorati a due da Greenwood e Skinner, combinati con canzoni che da tempo sedevano nel cassetto di Yorke, “Wall of Eyes” alza l’asticella. Questa seconda prova dei The Smile gode del vantaggio di un lavoro a tre fin dall’inizio. Skinner sembra – attenzione: solo sembra – fare un passo indietro. Il disco non si basa sul beat, ma sull’atmosfera. E sul contributo preponderante, in metà delle tracce, della London Contemporary Orchestra. La voce di Yorke è a tratti irriconoscibile, matura, capace di interpretare se stesso, piuttosto che un qualunque cantante pop o r&b. Non c’è il solito Nigel Goldrich in produzione e chissà perché. Ma fosse solo per dimostrare che Greenwood e Yorke non ne hanno bisogno, andrebbe bene così. Ci sono tracce che stregano letteralmente fin da un primo ascolto. Capolavori istantanei come Teleharmonic e a Friend of a Friend. Quest’ultima evoca i migliori Beatles, qu...

Angelo Branduardi

Nato a Cuggiolo, nei pressi di Milano, nel 1950, Angelo Branduardi si trasferisce quando ha pochi mesi a Genova con la famiglia. Nel capoluogo ligure, presso il conservatorio Niccolò Paganini, si diploma in violino. Ritornato a Milano nell'adolescenza, e poi iscrittosi alla facoltà di Filosofia, inizia a comporre canzoni, musicando in un primo tempo testi dei suoi autori preferiti. Discografia e Wikipedia

My Way - Sid Vicious (1979)

Immagine
Quando i Jefferson Airplane cantavano: "We are obscene lawless hideous dangerous dirty violent and young" ("Siamo osceni senza legge brutti pericolosi sporchi violenti e giovani"), la generazione psichedelica della Summer of Love credeva davvero che potessero essere quello che cantavano. Poi, sono arrivati i Sex Pistols e lì si è capita la differenza, perché il punk era molti passi oltre le provocazioni degli anni sessanta. Johnny Rotten era davvero l'Anticristo, Sid Vicious era realmente un pericolo pubblico (e anche per se stesso). Il modo in cui Sid prende un brano da crooner come My Way, lo smonta e poi lo rimonta, lo sputa e poi lo violenta, lo irride e poi lo prende a calci come un pallone sgonfio, è così bello e terribile da far paura. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Faust - Faust (1971)

Immagine
Probabilmente, è questo disco che descrive appieno l’idea di “strano” che mi è venuta in mente per le scelte di Gennaio. Siamo a fine anni ‘60: come ho raccontato qualche mese fa in un mese dedicato al kosmik rock, la Germania, soprattutto occidentale ma non solo, sfornò una serie di band creative che spostano il concetto di rock band ai limiti estremi di un certo percorso ideologico, a lambire l’avanguardia, la musica concreta e le sperimentazioni elettroniche. Eppure la band di oggi nasce con uno scopo ben più utilitaristico: Uwe Nettelbeck, critico musicale e cinematografico, produttore e agitatore culturale ha in mente di creare una band che possa inserirsi nel filone di successo e di “fama” delle prime grandi band del movimento, tra tutte Can e Kraftwerk. Mette insieme dei musicisti, per lo più autodidatti, per un ensemble la cui prima formazione era composta da: Hans Joachim Irmler all’organo e la parte elettronica, Zappi Diermaier alla batteria, Arnulf Meifert alle percussioni, ...

Dylan canta Sinatra. Un atto d’amore

Immagine
Quest'album non è un cedimento senile e nemmeno una mossa di stanchezza. Dylan lo ha fatto davvero per amore.  di Riccardo Bertoncelli Cito sempre volentieri Paul Nelson e una sua frase riferita a quando Dylan era una felice ossessione di tutti noi, tanti anni fa. “Alla disperata ricerca di un segno, il mondo seguiva Dylan aspettando solo che gettasse via una sigaretta. E quando lo faceva, si passava al setaccio il mozzicone, cercandovi un significato. La cosa pazzesca è che lo si trovava, ed era pure pregnante.” Non sono più quei tempi e quest’album non è precisamente un mozzicone, ma in qualche modo ci risiamo. Nell’anno dei suoi 74, dopo millanta dischi e anche di più, Dylan si impegna in un album di standard di anni lontani, prendendo a riferimento chi quelle canzoni le ha eseguite, nelle più svariate occasioni, tutte: Frank Sinatra. Frank Sinatra? Ai tempi di Nelson e della felice ossessione, Bobby e Frank abitavano in due pianeti diversi, ma anche di più, forse uno dentro il ...

Nick Cave & Grinderman - Omonimo (2007)

Immagine
di Silvano Bottaro Grinderman è un progetto, e come tale ha una sua precisa identità. I brani che compongono l’album hanno la peculiarità di essere “essenziali”, scarni, meno arrangiati del Cave che conosciamo degli ultimi anni, infatti ci riportano il “nostro” agli esordi, anche se in forma più morbida. I Grinderman, oltre a Cave alla voce, chitarra e piano sono: Warren Ellis al violino e chitarra acustica, Jim Sclavunos batteria e percussioni, Martyn Casey al basso. I disco spazia in tre momenti particolari; quello della TENSIONE ELETTRICA come la rabbiosa Get it on , la stridente Honey bee , la potente Love bomb , la essenziale Title track, per finire con la nevrotica e punk No pussy blues. Quello del BUIO TORMENTO come la psicadelica Elettric Alice , dell’oscura Don’t set me free , della seducente Decoration day , della decadente Go tell the women . Quello DOLCE RILASSATO come la lirica Rise , la poetica Man on the moon solo voce e piano, la superba Vortex , per fin...

Butthole Surfers - Locust Abortion Technician (1987)

Immagine
Non so se l’annunciatore del concerto in cui, per sbaglio, furono scambiati il loro nome di band con quella di una loro canzone, ha intenzione di raccontarlo ai nipotini, ma un nanometro di storia del rock lo ha fatto pure lui: Nine Foot Worm Makes Home Food non era d’altronde un nome evocativo di bellezza per una band, ma la casualità volle che quella della canzone era decisamente peggio: Butthole Surfer, con il pubblico in visibilio per quel nome, tanto che la band decise di diventare i Butthole Surfers (letteralmente e senza simbolismi “i surfisti del buco del culo”). La band che probabilmente ha il nome più infame della storia del rock, tanto che per anni non fu mai annunciato nè dalle radio che passavano, raramente, i loro brani, nè dalle riviste, che lo consideravano improponibile, è una perfetta candidata per il mese di stranezze musicali. Gibby Haines incontra Paul Leary in un college di San Antonio, nel 1977, dove i due, e fa specie, sono due studenti modello: Haines tra l’alt...

The Magnetic Fields - 69 Love Songs (1999)

Immagine
Nella smorfia napoletana, il 23 è “o scem”. Probabilmente, è una traduzione errata de Il Matto dei tarocchi, da cui la smorfia prende in parte, in parte crea da sè e in parte riorganizza i misteri cabalistici biblici di una città che fa della magia uno dei suoi pilastri. Quello che mi ha ispirato il 23 è la scelta di album strani e particolari per iniziare il nuovo anno di questa rubrica. Ovviamente ci sono molti modi di definire “strano” un lavoro artistico, e casomai le scelte possono essere un momento di confronto e di stimolo rispetto all’idea che porterò avanti. Quella di oggi nasce a New York, quando un musicista, autore e paroliere, Stephin Merritt, ha in mente di scrivere un musical: da quello che racconta, l’idea gli viene in un gay bar di New York, quando il pianista del locale suonava le musiche di Stephen Sondheim, figura fondamentale del musical di Broadway (uno che ha scritto i testi di West Side Story e composto le musiche per successi clamorosi come Company, Follies o S...

Bluvertigo

Formatisi nel 1991 a Monza su iniziativa del polistrumentista e cantante Marco "Morgan" Castoldi (1972) i Bluvertigo si affacciano sulla scena musicale italiana nel 1994 con il singolo Iodio , con il quale partecipano a Sanremo Giovani. La musica del gruppo, della cui line-up fanno parte anche il tastierista/sassofonista Andrea "Andy" Fumagalli, il chitarrista Marco Pancaldi che abbandonerà dopo un paio d'anni. Discografia e Wikipedia

E T I C H E T T E

Mostra di più