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The Velvet Underground

I Velvet Underground si formano nel 1965 a New York su iniziativa di Lou Reed (1942 - 2013). Reed, originario di Long Island, chitarrista e poeta rock, per sfuggire alle lezioni di piano imposte dai genitori si dedica alla nuova musica e a soli quindici anni pubblica il suo primo disco (So Blue, inciso con gli Shades). Discografia e Wikipedia

Storia della musica #29

 Il punk inglese Lungo una tortuosa traiettoria che dal nichilismo auto-distruttivo dei Velvet Underground porta al garage-rock primordiale degli Stooges, passa per il proto-punk stradaiolo delle New York Dolls e per il punk-pop dei Ramones, il punk arriva finalmente in Inghilterra: e qui esplode. Se in America rimarrà fenomeno parzialmente underground e limitato a pochi gruppi, in Inghilterra il successo è immediato e travolgente, in parte per l’entusiasmo ormai storicamente provato con cui il Regno Unito fa sue ed espande le idee importate dall’altra parte dell’Atlantico in parte perché l’ideologia (o meglio anti-ideologia) punk attecchisce bene nella società Inglese sconquassata e smantellata dalle politiche ultra liberali del governo Thatcher. L’adesione degli inglesi al fenomeno punk non è puramente legata all’aspetto esteriore del fenomeno, (anche se gli inglesi riusciranno comunque ancora una volta a costruirvi una moda intorno), ma è massiccia e totale: saranno centinaia i ...

King Tuff - Smalltown Stardust (2023)

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 di Antonio Paolo Zucchelli Ci fa molto piacere ritrovare King Tuff, che non pubblicava qualcosa dall’aprile 2018, quando era uscito il suo quarto LP, “The Other“: ora è finalmente arrivato il suo successore, pubblicato da poco dalla sempre prestigiosa Sub Pop Records di Seattle e prodotto dallo stesso Kyle Thomas insieme a Sasami, sua coinquilina insieme a Hand Habits, altra presenza su questo nuovo disco. E’ doveroso specificare che il titolo del disco, “Smalltown Stardust”, è ispirato dalla sua città natale, Brattleboro, in Vermont e parla di temi come “l’amore, la natura e la giovinezza e funge da lettera d’amore alla piccola città che lo ha formato”. Continuando il percorso già iniziato con il disco precedente, lo statunitense anche in questo nuovo LP ha deciso di viaggiare spesso su territori psichedelici e deliziosamente pop, preferendo invece abbandonare quelli garage-rock che lo avevano contraddistinto in passato. Basta andare ad ascoltarsi la opening-track “Love Letters T...

Alive and Kicking - Simple Minds (1983)

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Era il 2004. Avevo un improbabile pizzetto biondo e un'inconsueta abbronzatura conquistat sulle spiagge della Sicilia duranteil Festival del cinema di Taormina. In uno di quei giorni strani con il sole nella pioggia, intervistai Peter Weir, regista di molti film bellissimi - Picnic ad Hanging Rock, The Truman Show, Un anno vissuto pericolosamente, Mosquito Coast - e di uno indimenticabile: L'attimo fuggente. Weir fu meraviglioso nel raccontarmi aneddoti e storie, ma soprattutto nel tratteggiare in poche battute la grandezza di Robin Williams. Disse che era una delle poche persone in grado di farti ridere e di farti piangere. Ridere per attraversare meglio la vita; ridendo ti perdi qualcosa, e che le lacrime a volte fanno stare meglio. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Mike Oldfield - Tubular Bells (1973)

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di Silvano Bottaro Nato dall'etichetta inglese più artigianale (all'epoca), la Virgin, frutto di un ottimo investimento, il disco scalò velocemente la classifica inglese, senza arrivare al primo posto perché le copie immesse erano poche e quindi furono subito esaurite, con i negozi d'importazione di tutto il mondo che facevano a botte per averne almeno una. Eppure nonostante ciò Tubular Bells non è un disco commerciale, tutt'altro, è un disco con tante complessità piacevoli che difficilmente si riescono a capire con una recensione. Mike Oldfield è il protagonista assoluto di tutti questi "solchi" (cinquanta minuti di suoni) sia come compositore che come esecutore, suonando praticamente tutti i venti e più strumenti che ivi compaiono: è proprio questa enorme varietà di strumenti la prima cosa che colpisce del disco: una vera celebrazione del suono nelle sue infinite possibilità. Oldfield è come un grande imbuto teso ad imprigionare questo dono p...

Ambulance - Keaton Henson (2020)

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  di Ettore Craca È stata un’altra settimana fatta di giornate eterne e fulminee. Eterne ogni mattina quando gli occhi bruciano e non riescono ad accendersi fulminee ogni sera quando si spengono sul divano e non te ne accorgi. Indistinguibili una dall’altra in una sequela di passi e passaggi ripetuti ed uguali se non per le rogne e la musica. Accetti lo status quo e ringrazi intimamente per non aver contratto, né tu né i tuoi affetti più cari, il virus nemmeno questa settimana, in cui è stato un rosario di ” … sai che…. Ha preso il Covid?” … Sai che …. È in quarantena? ” “La casa di riposo qui è un focolaio”, ” La mamma di…… è mancata, ci sono voluti quindici giorni” “Mi dispiace tanto, fammi sapere quando è la cerimonia fune.. Oh no scusa.. Non ci sarà nessuna cerimonia, nessun saluto terreno, niente”. Viviamo in quest’epoca sfiorando e schivando drammi personali quotidiani, viviamo in difesa, trovando conforto nel sonno quando c’è, nelle parole e nello sguardo di chi amiamo quand...

Ghost Woman - Anne, If (2023)

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 di Fabio Cerbone  Collocato sul confine labile tra una vera e propria rock’n’roll band e un progetto solista mascherato, Ghost Woman è il frutto maturo dell’estro musicale di Evan Uschenko, autore canadese di Three Hills, Alberta che nell’arco di un anno o poco più ha trovato un contratto discografico con l’etichetta inglese Full Time Hobby e si è dedicato alla stesura di due album, l’esordio omonimo del 2022 e il nuovo arrivato Anne, If. Introdotto e chiuso da due brevi bozzetti strumentali, Welcome e So Long, che restituiscono l’idea di un viaggio a bordo del “magic bus” di Uschenko, il disco riassume l’ossessione di quest’ultimo per i suoni più psichedelici e visionari del folk rock di fine anni Sessanta, passati magari al setaccio della successiva stagione californiana del cosiddetto Paisley Underground: insomma, quel mondo incantato di chitarre e riverberi, pillole acide e fervori garagisti che hanno alimentato sotto traccia una lunga tradizione del sottobosco rock spars...

Suzanne Vega

Suzanne Vega (1959) nasce a Santa Monica, California, da padre portoricano e madre americana. Trasferitasi a New York con la famiglia, studia danza alla High School Of Performing Arts. Negli anni della scuola scopre di essere portata alla poesia e alla musica e timidamente comincia a proporre le proprie composizioni nei piccoli locali del Village. Discografia e Wikipedia

Storia della musica #28

 Il punk di New York Fenomeno sbocciato in America nell’ambito della cosiddetta new wave, onda anomala di gruppi in rotta con la tradizione musicale destinati a sconvolgere il rock dalle fondamenta, il punk nasce a metà anni ’70 a New York, in club come il CBGB’s e il Max Kansas City e deflagra nel 1977 in Inghilterra emergendo prepotentemente dall’underground e divenendo caso nazionale. È una musica che nasce come reazione contro la società e la musica del tempo, espressione di un malessere diffuso che ha molte cause: da una parte c’è una nazione, quella americana dei tardi ’70, disincantata e ancora scossa dalla guerra del Vietnam, guerra con cui per la prima volta viene intaccata l’immagine utopistica dell’America; d’altra parte i problemi non sono nemmeno più controbilanciati dalle utopie del decennio precedente: le ceneri del fenomeno hyppie sono ancora calde e la musica ha perso il suo carattere sociale per andarsi a rifugiare in forme acute di individualismo. Il rock è stato...

Mark Erelli - Lay Your Darkness Down (2023)

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 di Gianfranco Callieri Anche in questa occasione, come accaduto in ogni suo album precedente (o almeno in ognuno di quelli che ho ascoltato io), il bostoniano Mark Erelli non resiste alla tentazione di citare Bruce Springsteen, stavolta evocato nei primi versi di You’re Gonna Wanna Remember This: «Non ricordo dove fossimo diretti, ma l’autoradio suonava Rosalita / Io tenevo il tempo sul cruscotto, lei fischiava assieme al sassofono». Malgrado questo particolare, Lay You Darkness Down - autoprodotto grazie una campagna di finanziamento portata avanti tramite la piattaforma Kickstarter - non è un disco «springsteeniano»; non lo è nella forma e nemmeno nello spirito, perché Erelli, in consonanza con tanti colleghi come lui provenienti dal Massachusetts (da Ellis Paul a Catie Curtis), al rock and roll della classe operaia preferisce la continenza espressiva di un folk-rock elegantissimo e contemplativo, misurato nella produzione, prudente negli arrangiamenti, talvolta riconducibile a ...

E T I C H E T T E

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