2 gennaio 2016

The Who - Tommy (1969)

Dentro la storia di Tommy c'è Meher Baba, il maestro indiano di origine persiana che da qualche anno dice di essere un Avatar, cioè un'incarnazione divina sulla terra, che è contrario all'uso di qualsiasi droga e che lavora da tempo per far incontrare gli spiriti piú sensibili dell'Oriente e del mondo occidentale. Poi frammenti di autobiografia, personale e generazionale, comune a tutti i poco piú che ventenni nati durante o appena dopo la fine della guerra mondiale. Infine riflessioni sullo status delle rockstar e sulla perdita irrimediabile di quella sintonia assoluta che i Mod sentivano con la loro band di riferimento (gli Who, naturalmente). Pete Townshend ci sta pensando da qualche tempo, come anticipa nel 1968 in un'intervista con Jann S. Wenner, fondatore e direttore della rivista «Rolling Stone». «E la storia di un ragazzo cieco, sordo e muto, che percepisce tutto sotto forma di vibrazioni e tutto in musica. E questo il risultato che vogliamo ottenere: attraverso la musica rendere presente e vivo quel ragazzo, e ciò che lui sente, poiché lo creiamo suonando. Lui sente tutto sotto forma di musica e di sogni: sente quando viene toccato, e tUtte le sensazioni le interpreta come musica». Se il discorso può sembrare un po' confuso, bisogna anche dire che l'album doppio che raccoglie le ventiquattro canzoni ispirate a questa storia lo è ancora di piú. Townshend nel tempo aumenterà la confusione colmando i vuoti ogni volta in maniera leggermente diversa: non a caso, Tommy diventerà per gli Who una specie di maledizione da cui, tra versioni teatrali, musicar film, concerti speciali, non si libereranno mai.Al succo è che Tommy, cieco, sordo e muto per un trauma infantile, trova nel flipper e nella musica la strada per prendere coscienza della propria chiusura al resto del mondo, superandola e diventando addirittura il leader di una setta parareligiosa. Finché i suoi stessi adepti non gli si rivolteranno contro, causando una seconda e perfino piú profonda illuminazione in lui." Su disco, la band interpreta tutti i personaggi, senza ospiti né arrangiamenti particolari. La scelta di andare al di là della struttura narrativa ormai consueta stravolge però il suono di Townshend e dei suoi, che non saranno mai piú cosí pop e accessibili. L'opera — per quanto rock — ha le sue esigenze. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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