16 giugno 2015

Van Morrison - Poetic Champions Compose (1987)

Un'espressione dura, tagliente, tremendamente essenziale rivela - già a partire dalla copertina - un uomo fisicamente maturo ma ancora in preda a infiniti dubbi esistenziali.
Il volto di Van, in bella mostra in quasi tutte le 'sleeves' della sua produzione, non può che esserci familiare: a partire dall'estasi mistico-psichedelica di "Astral Weeks", passando per lo sguardo intenso di "Moondance", il rapimento di "St. Dominic's Preview", la struggente nostalgia di "Veedon Fleece", il taglio deciso e perfetto di "Into The Music" - ogni tassello melodico di questo grande cuore irlandese è sempre stato accostato, suggellato, completato da immagini di incredibile comunicatività.
Sembra quasi di sapere in anticipo cosa ci attende, di intuire con un solo sguardo quale fase della interminata ricerca interiore del Nostro stiamo per approcciare. Motivo per cui un certo timore accompagna il primo contatto con questo disco poco conosciuto e, al consueto, potenzialmente ostile: mai Van The Man aveva sfoggiato uno sguardo così secco, impenetrabile, spietato come in "Poetic Champions Compose" (1987).
Siamo a un momento decisivo della carriera del bardo celtico: la fase Irish, ricca a modo suo di speranze e aspettative, prodiga di momenti liricamente felicissimi (una su tutte: "Cleaning Windows"), ha da poco trovato il suo apogeo e contestuale declino nella nuova esplorazione mistico-esistenziale dello straordinario "No Guru, No Method, No Teacher" (1986) - di cui "Poetic Champions Compose" è sconsolata, amara prosecuzione. Ci troviamo di fronte a un uomo ormai consapevole del fatto che ogni verità, ogni punto fermo è sempre passibile di discussione e contestazione. E queste pagine, dal titolo intensamente esplicativo (sottile, dolente ironia sulle presunte verità che bagnano la penna dei "campioni di poesia") sono una tremenda accusa di ingenuità che Van si autoinfligge e al contempo uno spietato monumento al dubbio esistenziale.
L'apertura strumentale di "Spanish Steps", straordinaria jazz song d'atmosfera, è la cosa più struggente che Van ci regala dai tempi di "Fairplay", con l'unica differenza che qui le parole, alla stregua di concetti ormai vuoti, vengono sostituite dal pianto vibrante e drammaticamente romantico di un sax alto. Se vana è stata la ricerca d'amore, perché allora non "lasciarsi andare al mistero", affidarsi alla consolazione propria di ogni dimensione indeterminata, ci suggerisce il Nostro in "The Mistery" ? Salvo poi sprofondare nuovamente nella lancinante consapevolezza di quello che manca e che dovrebbe essere presente: "Sometimes I Feel Like A Motherless Child" è l'agghiacciante titolo di uno splendido lamento d'amore in cui l'artista smette addirittura di analizzare e si limita a invocare soccorso. Proprio come invece la straordinaria "I Forgot That Love Existed" non ha eguali nello scandagliare le motivazioni che hanno condotto a questa assurda atrofia del cuore, a questa paralisi della vita stessa. Se la dolce "Queen Of The Slipstream" è un altro momento di stacco, di speranza e rinnovato sogno di realizzazione affettiva, il pezzo più incredibile è sicuramente quella "Someone Like You" su cui si potrebbe tranquillamente scrivere un libro. In apparenza solo una buona jazz-pop song calda e fumosa (come quasi tutto il disco, uno dei più vicini al jazz dell'artista), è proprio lei forse il fulcro di questa fase di Van, la sintesi perfetta di un romanticismo disincantato che non cerca più risposte nella realtà, ma scivola tranquillamente nella richiesta di mero appagamento dell'immaginazione; un'immaginazione a cui basta l'idea di "aver cercato per tutta la vita qualcuno come te", intendendo con "te" non la concretezza di una figura femminile, ma il ritratto che l'uomo-artista ne ha sempre avuto.
"Poetic Champions Compose" è un disco musicalmente dolce, vario, amico del jazz d'atmosfera come del folk celtico, ma tematicamente arduo ed intensissimo, ritratto di un uomo perennemente ai confini dell'alienazione, consumato dalla malattia d'amore, sempre incerto se volerne o no guarire ("Did Ye Get Healed?"). (Mia valutazione: Distinto)

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