Van Morrison - Remembering Now (2025)

di Marco Denti

Per quanto uniforme, più di molti altri episodi della personale saga di Van Morrison, Remembering Now è un disco che contiene un’inquietudine di fondo. È tutto fondato sulle emozioni, sui “ricordi e visioni” e su sentimenti che capitano una volta nella vita, compresa la nostalgia che, nel ricordare tempi appena più nobili, ha il sapore di una terapia indolore. Restare aggrappati alla meraviglia e allo stupore come succede in Haven’t Lost My Sense Of Wonder è l’imperativo principale per la sopravvivenza. La canzone è una specie di riassunto strategico delle forme amate di Van Morrison: sentite l’intreccio dell’organo e del pianoforte che l’accompagna e poi quella voce che si inerpica in un rosario di invocazioni da grande soulman.
Il richiamo plateale a A Sense of Wonder, bellissimo album di un altro secolo dove trovava posto l’omaggio a Ray Charles, pare il seguito implicito della celebrazione definitiva di If It Wasn’t For Ray, dove Van Morrison confessa senza pudore l’ammirazione per “the genius”. Lo stile è quello, la band pure (è la stessa di Three Chords and the Truth, per trovare un termine di paragone recente) e chiedergli qualcosa di diverso sarebbe inutile oltre che insensato. Remembering Now è una sinfonia di piccoli dettagli che spuntano all’improvviso: gli svolazzi dell’organo e del pianoforte, i cori beati, le chitarre, le orchestrazioni o un violino solitario o ancora un sassofono a sorpresa che spunta in Cutting Corners concorrono tutti a creare quel mood a cui prima o poi chiunque ha attinto.

Sentite Down To Joy e non ci metterete neanche un secondo a pensare che Remembering Now sarebbe piaciuto tantissimo a Willy DeVille, e pure a Tom Petty, giusto perché se dobbiamo ricordare, scegliamo chi Van Morrison non solo l’ha omaggiato, ma ne ha condiviso quell’attitudine fatta di una concentrazione feroce verso un’idea di canzone, e ciò che può racchiudere. E quando si parla di amore, perché poi è per quello che nascono le canzoni, Van Morrison sa trattare la delicata materia con grande dimestichezza e con una rara grazia. Funziona proprio così in Back To Writing Love Songs o The Only Love I Ever Need Is Yours, che avranno sì il richiamo "dell’inarticolato linguaggio del cuore", ma lo parlano ancora come se fosse la prima volta e lo stesso si può dire per Stomping Ground, When The Rains Came o Colourblind.
La conclusione è affidata a una torsione poetica, tra Remembering Now e Stretching Out, ed è come se il nocciolo incandescente del disco non fosse animato dalle fluttuazioni esistenziali e dal tempo trascorso dalle strade di Belfast in poi, ma dalla semplice, spontanea apparizione della musica, un mistero che con Van Morrison si rinnova come se fosse la cosa più naturale al mondo.

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