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Ryley Walker – Course In Fable (2021)

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di Davide Cedolin Dopo le pubblicazioni di album live (Bozo in Big Smoke), e le collaborazioni trasversali degli ultimi anni (su tutte Little Common Twist in duo con il batterista Charles Rumback), il ritorno di Ryley Walker con full band ripristina l’ordine delle cose tra l’anima e il corpo del ragazzo prodigio di Chicago, disegnando un paesaggio favolistico polimorfico in cui pennellate materiche cullano l’ascoltatore, svincolando ulteriormente Course In Fables dagli schemi di genere e costruendo una riuscita alchimia tra i diversi lati della personalità del talentuoso songwriter americano. Il team coinvolto nella realizzazione di Course In Fable è formato da musicisti di alto livello: gli amici e collaboratori di lunga data Andrew Scott Young (basso e piano), Bill MacKay (chitarra e piano) e Ryan Jewell (batteria e percussioni), insieme alla Portland Cello Orchestra, nelle persone di Nancy Ives e Douglas Jenkins, mentre alla regia e alle tastiere c’è il noto John McEntire dei concit...

Louis Armstrong, in arte Satchmo: la storia di We have all the time in the world

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Condivido pubblicando questo post di Luca Divelti, in maniera particolarmente interessata, in quanto il brano "We have all the time in the world" di Satchmo, è tra le mie prime tre canzoni preferite di tutti i tempi, assieme a "Image" di Lennon e "Like a rolling stones" di Dylan. “Se qualcuno è stato un maestro, quello è Louis Armstrong” Duke Ellington Louis Armstrong si era presentato piuttosto malmesso all’incisione del brano: John Barry aveva voluto che a interpretare la sua We have all the time in the world fosse il grande jazzista, sicuro che Armstrong fosse in grado di caratterizzare al meglio la canzone e darle un’impronta degna del grande performer. Il trombettista non era stato considerato come prima scelta per il tema musicale di Al servizio segreto di sua Maestà, il nuovo film di James Bond, che vedeva lo storico passaggio di consegne tra l’iconico Sean Connery e il fugace George Lazenby per i panni del protagonista: la produzione preferiva volt...

Folk Show: Episode 50

Valerie June – The Moon And Stars: Prescriptions For Dreamers (2021)

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di Ricardo Martillos Ci sono voluti ben quattro anni per avere il successore dello splendido “The Order Of Time”, album ammirato e stimato da sua maestà Bob Dylan, ma alla fine Valerie June ce l’ha fatta. Il risultato è questo splendido “The Moon And Stars: Prescriptions For Dreamers “ e valeva  la pena aspettare perché è il suo album più bello e personale d’una carriera in forte ascesa. Un album che lei definisce il suo manifesto personale, dove realizza il  sogno di fare musica, ammirando e seguendo le orme del padre, pure lui grande appassionato. Da piccola cantava già nei soliti cori della chiesa, come sono solite fare molte donne di colore, luogo di culto che però ha spesso formato e sfornato molte grandi artiste del passato (e presente) a stelle e strisce. Il trasferimento a Memphis a soli 19 anni è stato determinante per lo sviluppo della sua carriera musicale, ricca di album contraddistinti da un deciso crescendo qualitativo. E’ impressionante la sua evoluzione, siamo ...

Quicksilver Messenger Service

Gruppo classico della California psichedelica, i Quicksilver Messenger Service nascono a San Francisco alla fine del 1964. Il nucleo originario della formazione è costituito da Dino Valenti, John Cipollina, David Freiberg e Jim Murray, con loro suonano per breve tempo Casey Sonoban e Skip Spence. Discografia e Wikipedia

L’angelo dell’Alabama | Il suono degli anni Novanta in “Wrecking Ball”, il capolavoro di Emmylou Harris

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Nel 1975, fu amore a prima vista. Vorrei poter dire solo al primo ascolto, ma ad esser onesto quel volto angelico, un sorriso dolcissimo, i lunghi capelli neri e un fisico da modella (una delle sue prime attività per potersi mantenere) mi trasformarono in territorio di conquista fin troppo facile. E poi, quella voce cristallina, qualcosa di impossibilmente melodioso, un fraseggio perfetto, un senso di intimità e di amore infinito per i dettagli delle canzoni… «I don’t wanna hear a love song…», la frase iniziale di Boulder To Birmingham eran di quelle che «scioglie il sangre dent’evvene, sai», come cantava il poeta. Ricordate i tempi: erano anni in cui il mio ascolto preferito erano cantautori, italiani e stranieri, e se oggi la ricerca è soprattutto nei confronti di ‘suoni’ interessanti, allora la bussola era settata su testi con un significato e voci che entrassero in contatto con la tua anima. E, prendendo una frase della sua collega bionda sull’altra costa, «surely you touched mine»...

Arcade Fire & Owen Pallett – Her [Original Score] (2021)

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di Elena Raugei In uscita per la prima volta il 19 marzo 2021 via Milan Records con distribuzione Sony, in digitale, vinile e cassetta, Her (Original Soundtrack) è la colonna sonora – eterea ed essenziale nel suo intimismo altamente sognante – realizzata dagli Arcade Fire e Owen Pallett per l’omonimo film cult di Spike Jonze, risalente al 2013 e vincitore di un meritato Oscar per la miglior sceneggiatura originale, con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Rooney Mara, Amy Adams. Win Butler degli Arcade Fire ha dichiarato: «È stato un onore essere stati invitati dal nostro amico Spike Jonze a lavorare sulla colonna sonora di Her. C’è una misteriosa alchimia nel modo in cui il suono e l’immagine lavorano insieme, le note e gli stati d’animo che si spostano e reagiscono l’un l’altro come un caleidoscopio… E anche in assenza di immagini, il paesaggio emotivo rimane ancora. Ci auguriamo che abbiate un momento di calma per perdervi nella musica come abbiamo fatto noi scrivendola e registrand...

Tim Buckley: i suoi capolavori rimasti nascosti

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di Riccardo Bertoncelli Per un crudele scherzo del destino, due capolavori del Novecento rock giacciono nascosti da tempo immemore nel profondo della discografia. Parlo di «Blue Afternoon» e «Starsailor», gli album che Tim Buckley pubblicò all’apice della sua avventura artistica. Finirono in cd su una avara edizione nel lontano 1991 per essere presto tolti di catalogo e sparire per decenni – questioni di diritti probabilmente, una matassa da districare tra il gruppo Warner e il manager Herb Cohen. Da qualche tempo «Blue Afternoon» è riapparso, ma solo in un box poverello edito dalla Rhino in Europa (Original Album Series, ci sono i primi cinque lp di Buckley), mentre di «Starsailor» affiorano ogni tanto tracce in varie antologie, tutte imperfette. Nessuna seria rimasterizzazione (e dire che il suono è sempre stato uno degli elementi chiave dell’universo buckleyano), nessuna edizione critica con note e/o, puro sogno, inediti. Il rock sa essere profondamente ingiusto, ma è la seconda vol...

Folk Show: Episode 49 (Best Albums of 2018 - Parts 1 & 2)

Dominique Fils-Aime – Three Little Words (2021)

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di Patrizia Lazzari Il cuore pulsante del nuovo album di Dominque Fils-Aimé, giovane talento canadese di origini haitiane, è il soul, inteso nel senso quasi letterale del termine: emozioni sonore che nascono dal profondo dell’anima e riscaldano gli ascoltatori. Three Little Words conclude infatti la trilogia sulla storia della musica afro-americana iniziata con l’esplorazione blues di “Nameless” (2018) e l’immersione jazz di “Stay Tuned” (2019). Acclamata vincitrice dei Juno Awards dello scorso anno per il miglior vocal jazz album (i Grammy canadesi, per intenderci), la Fils-Aimé ancora una volta fa della sua voce il centro vibrante di questo nuovo lavoro. E non a torto considerando che è soprattutto la sua interpretazione a rendere interessanti e coinvolgenti anche brani non particolarmente vibranti (“Home to me”). Toni e semi-toni della lead singer intrecciati agli essenziali cori rendono ogni pezzo una storia a sé e anche laddove l’intro è affidata a ritmi doo-woop tipicamente anni ...

E T I C H E T T E

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