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Jimi Hendrix, l'ultima stella di Woodstock

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di Alessio Bardelli Una delle immagini più forti del Festival di Woodstock del 1969 è quella di un chitarrista mancino che suona l’inno americano con la sua Fender Stratocaster. Non a caso la performance di James Marshall Hendrix, noto anche come Jimi Hendrix, rimarrà nella storia. Dopo tre giorni di musica ininterrotta, che era andata avanti ogni giorno fino a mattina inoltrata, Hendrix si esibì per ultimo, nel quarto giorno, davanti ad un pubblico di circa 30mila spettatori, meno di un decimo di quello che aveva assistito alla lunga maratona di tre giorni. Giacca bianca ornata di pelline, blue jeans, catenine d’oro al collo, e una fascia rossa in testa: è così che Hendrix si presenta al pubblico di Woodstock. Sono le nove del mattino del 18 agosto 1969. Insieme a lui la Gypsy Sun and Rainbows che, fatta eccezione per il batterista Mitch Mitchell, comprendevano nuovi musicisti e segnavano la rottura di Hendrix con il bassista degli Experience Noel Redding. Al basso trov...

Ben Howard - Old Pine

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William Fitzsimmons – Mission Bell (2018)

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di Giovanni Graziano Manca Una manciata di canzoni ispirate e sofferte compongono quest’ultimo lavoro discografico (il dodicesimo, salvo errori) del cantautore americano William Fitzsimmons. “Mission Bell”, titolo assai significativo per una raccolta di canzoni nata a seguito di vicende personali che hanno lasciano il segno nell’animo dell’autore (Fitzsimmons ha dovuto affrontare la fine improvvisa del suo matrimonio e rimettersi in discussione) contiene dieci splendide songs. Non sembra azzardato pensare che, data la eccellente qualità delle canzoni contenutevi, l’album potrà costituire un punto di riferimento qualitativo all’interno della discografia dell’artista della Pennsylvania. “Non avrei mai voluto fare questo disco”, sostiene Fitzsimmons, “ma è la cosa migliore che abbia mai fatto”. L’allusione alle recenti tormentate vicende personali del cantautore di Pittsburgh appare chiara. Eppure, nonostante l’ascolto di questa manciata di canzoni lasci dentro anche un pò di mestizi...

Michel Petrucciani

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Robin Bacior – Light It Moved Me (2018)

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di Vassilios Karagiannis Dalla spazialità del violoncello al calore domestico di una band da camera, dai tumulti acquatici del precedente lavoro all'abbagliante energia della luce. Sono elementi primigeni, ma dalla forte carica simbolica, quelli che si danno il passo nei titoli dei lavori di Robin Bacior, elementi che però contengono in tralice molta della poetica che si cela nei dischi dell'autrice, ormai ben più che una promessa. Inserendosi in una cornice apparentemente più dimessa e spartana, che esalta le piccole finezze di scrittura e amplifica la matrice jazz insita nel suo bagaglio espressivo, l'artista firma con “Light It Moved Me” un affresco di quieta ma inesorabile vitalità, una riflessione sul complesso equilibrio tra interiorità e apertura al mondo esterno, con tutta la sottile e dinamica turbolenza che ne deriva. Coloriture folk, sprazzi cameristici, ma soprattutto un'intensità melodica che sa trasparire anche senza particolare enfasi nei volumi e ne...

Joe Bonamassa – Redemption (2018)

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di Sergio Mancuso Dicono che la via per arrivare in cima sia lunga, se si vuole fare rock & roll. Joe Bonamassa però di strada ne ha già fatta tanta e sono almeno due anni abbondanti che non sbaglia un colpo, consolidando ampiamente il suo posto nell'Olimpo della musica. "Redemption" raccoglie l'eredità di Blues of Desperation riprendendone sonorità quali la batteria cavernosa e profonda e la voglia di giocare ecletticamente con la chitarra e gli arrangiamenti. Sulle solide basi della musica del Mississipi, del quale il nostro è maestro, il buon Joe erige pareti di suoni e sonorità contingenti creando un album composito, elegante e per nulla scontato. S'iniza ad alto impatto con "Evil Mama" che nell'intro ricorda "Rock And Roll" dei Led Zeppelin con una batteria di alto spessore e una chitarra che si scatena fin da subito. Senza lasciare nemmeno un secondo all'ascoltatore per ambientarsi, Bonamassa lo assale, travolge e...

Accadde oggi...

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1930: Nasce ad Albany, Georgia, USA, Ray Charles Robinson, ovvero Ray Charles, detto "The Genius", cantante soul. Morirà il 10 giugno 2004. 1949: Nasce a Long Branch, New Jersey, USA, Bruce Frederick Joseph Springsteen. 1967: Nasce a Rho (Milano) Cristina Trombini, in arte Cristina Donà, cantautrice. 1970: Nasce a Buffalo, New York, USA, la cantautrice Angela Marie "Ani" DiFranco. 1980: Bob Marley tiene a Pittsburgh il suo ultimo concerto. Morirà l'11 maggio 1981. Fonte

Amos Lee - Keep It Loose, Keep It Tight

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U2 - Songs Of Experience (2017)

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Autore della copertina dell'album "Songs Of Experience" degli U2 pubblicato in tutto il mondo il primo dicembre 2017 è il famoso fotografo Anton Corbijn nella quale ritrae gli attuali figli adolescenti degli U2 presi per la mano, Eli Hewson figlio di Bono e Siam Evans figlia di The Edge. Nei testi dell'album troviamo tutto ciò che la band ha voluto rappresentare in questo lavoro: fragilità, paura della morte, amore, e la voglia incessante di tramandare ai propri figli i propri insegnamenti... L'immagine rappresenta il passaggio di testimone ai propri figli, lasciando a loro di scegliere per la propria vita e battersi per il mondo che vogliono vivere. La foto compariva sullo schermo alla fine di ogni concerto del "The Joshua Tree Tour" portato in giro nel mondo per celebrare i 30 anni dell'album "The Joshua Tree", a partire dalla prima data di Vancouver nel maggio 2017.

Ornette Coleman - The Shape Of Jazz To Come (1959)

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Per tutta la sua vita, Ornette Coleman ha avuto a che fare con due tipi di ascoltatori ed appassionati: una parte, che negli anni si è sempre più rinforzata, che lo ha considerato un genio. L’altra, all’inizio più numerosa, che lo considerava uno svitato. Proprio svitato lo chiamava Miles Davis, che poi cambiò idea, e leggenda vuole che durante una esibizione in un famoso locale nel 1954, Dizzy Gillespie si piazzò a braccia conserte in piedi dinanzi al suo gruppo ed esclamò:”Ma state facendo sul serio?”.  Ornette Coleman fu così controverso perchè è stato l’inventore del free jazz. Lo fa partendo da un presupposto incontrovertibile: era per abilità un passo indietro ai grandi maestri del sax del suo periodo. Questo però lo costrinse a cercare nuove vie, nuove strade. Nato nel 1930 in Texas, sin da adolescente si innamora del sax e del rhythm’n’blues. Si lega ad una band itinerante come sassofonista, e durante una serata a Baton Rouge il suo sax viene fatto a pezzi da dei tizi ...

E T I C H E T T E

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