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The Waterboys - Fisherman's Blues (1988)

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And I am the Water Boy\The real game’s not over here. Nel 1973 Lou Reed pubblica Berlin, album seminale, oscuro, profondissimo e nella canzone The Kids compare il verso che ho appena scritto. Sarà lo spirito scozzese, così abituato alla poetica e selvaggia bellezza di quella terra, ma come per la vicenda dei Deacon Blue quel verso diviene una scheggia di passione che colpisce lo spirito di un giovane ragazzo di Edimburgo, che si appassiona alla musica. La capitale scozzese è tutt’altra città rispetto a Glasgow e ha dei particolari piuttosto noti a noi, dato che è attraversata da un fiume (anzi sorge all'insenatura (firth) creata dall'estuario del fiume Forth) e si sviluppa su sette colli (Arthur’s Seat, Calton Hill, Castle Rock, Corstorphine Hill, BVarids Hill, Blackford Hill, Craiglockhart Hill). Mike Scott è un poeta e cantante di Edimburgo, che per un po’ di tempo vive a Ayr, sulla costa occidentale della Scozia. Nel 1977 fonda una fanzine, una rivista autoprodotta dedicata ...

Tracy Chapman - Omonimo (1988)

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di Silvano Bottaro Nera, ventitreenne, americana di Boston, una laurea in antropologia e una facilità compositiva che è di pochi, Tracy Chapman si inserisce nel panorama musicale con un album d'esordio dal forte impatto testuale-sonoro. Fra i cantautori di colore in aria folk solo Richie Havens e la Armatrading battono il suo terreno ma, il primo è un uomo da cover poco in confidenza con le classifiche e la seconda ha appesantito le sue belle canzoni. La Chapman, 'spostandosi' dal 'vecchio' folk cantautorale, apre un nuovo 'filone' sonoro, estremamente personale e immediato, di forte presa emozionale con dei connotati politico-sociali, incidendo un disco di impegno e di protesta, con un suono solare e spontaneo che fa di lei una vera rivelazione musicale. Nel disco, pluridecorato e prodotto con garbo (D.Kershenbaum), undici meravigliose ballate che parlano di violenza sulle donne, razzismo e amore con la determinazione di un Dylan giovane e la g...

The Jesus And Mary Chain - Psychocandy (1985)

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La Scozia è patria di cose meravigliose: il single malt, il tweed, il mostro di Lochness e nella Glasgow enigmatica e pazza degli anni '80 di un duo di fratelli che mettono su una band che, nel modo apparentemente più facile del mondo, cambia in parte la storia del rock. William e Jim Reid sono dell'East Kilbride, la periferia desolata della città, ma sanno suonare di base la chitarra. Sono di poche parole, ma un giorno William, leggenda vuole mentre legge un annuncio sulla confezione del latte (usanza molto comune nei paesi anglosassoni) metta insieme, senza un motivo apparente, le parole Jesus, Mary e Chain: The Jesus And Mary Chain. Non c'è nessuna correlazione religiosa o ideologica, e dopo un po' di tentennamenti, riconoscono che suona bene e non ha nessun riferimento ad altre band. Poche settimane dopo trovano un batterista, Murray Dalglish e un bassista, Douglas Hart. Autoproducono il primo brano, Upside Down, che racchiude tutta la pazzia semplice ma destabilizz...

St. Vincent - All Born Screaming (2024)

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di Stefano Solventi Se guardiamo a Daddy’s Home alla luce di questo nuovo album e di quelli che lo hanno preceduto, viene da considerarlo un lavoro in cui St. Vincent provava, beh, a limitarsi. A circoscriversi in un perimetro. A raccontare e, quindi, raccontarsi. Per questo, e al di là del suo valore effettivo, quello sarà probabilmente ricordato come il tipico disco di transizione, forse persino interlocutorio. Un modo diplomatico per sostenere che, insomma, meglio se lasci stare. Meglio se fai ciò che sei. Un po’ mi spiace, perché Daddy’s Home resta un buon album, una partita giocata con carte più stropicciate – volutamente – per obbedire a una strategia meno sensazionalista che narrativa. Una strategia che bene o male definiva un “luogo” – del ricordo, dell’immaginario – a suo modo toccante. In questo senso, il nuovo All Born Screaming si colloca, in poche parole, agli antipodi. Non che manchi di momenti suggestivi e anche – appunto – toccanti, ma la tattica di avvicinamento all’ob...

Ivan Cattaneo

Ivan Cattaneo nasce a Bergamo il 18 marzo 1953. trascorse infanzia e adolescenza a Pianico, vicino al lago d'Iseo, si avvicina alla musica frequentando il Liceo Artistico e, una volta terminati gli studi, si trasferisce a Londra, dove frequenta a lungo l'ambiente artistico. Tornato in Italia per il servizio militare, inizia ad esibirsi in alcuni festival pop, e viene così notato da Nanni Ricordi. Discografia e Wikipedia

This Old Porch - Lyle Lovett (1986)

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Passerà alla storia per essere stato il marito di Julia Roberts, per averla sposata sulla spiaggia, a piedi nudi. Ma prima di finire sulle pagine di tutti i rotocalchi, questa strana faccia di uomo che pare scolpita sul Monte Rushmore aveva pubblicato canzoni ammalianti e curiose. Le più belle appartengono al primo album, quello che batte i sentieri della ballata e ricorda le atmosfere di un certo songwriting degli anni settanta. Insieme a Closing Time, This Old Porch è la canzone più intensa dell'esordio, una raccolta di Texas Tales raccontati all'ombra del vecchio portico («unto come un piatto di enchiladas»). Storie di lunghe attese e dimenticanze, di partenze e ritorni, cadute e fallimenti, maledizioni e sconfitte di chi aveva giurato che avrebbe fatto fortuna da qualche parte e non sarebbe più tornato. This Old Porch è il commento sonoro ideale a quelle traversate americane che si facevano una volta sui sedili dei Greyhound, oggi fuori moda, ma che tutti dovrebbero provare...

Steely Dan - Gaucho (1980)

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Devo ammettere che la fine di questo percorso sulle storie musicali alla ricerca del suono perfetto non poteva che fermarsi a questi due. Che in un decennio dove nella musica sono successe infinite cose, gli anni ’70, sono passati tranquilli e inscalfibili a diffondere qualcosa di completamente diverso. E per molti versi inclassificabile. Walter Becker e Donald Fagen sono probabilmente i musicisti più maniacali, quasi in senso patologico, che io conosca nella storia della musica pop occidentale. Siamo davvero ad una sorta di mania di perfezionismo che nasce in un momento preciso. Infatti i loro Steely Dan (dal nome di un dildo meccanico a vapore citato da William Burroughs ne Il Pasto Nudo) all’inizio erano un gruppo, formato dal duo (che sanno fare tutto, ma si dividono tra voci e chitarra) con Denny Dias insieme a Jim Holder alla batteria, Jeff Baxter alla seconda chitarra, e David Palmer. Il loro esordio è già fenomenale: Can’t Buy A Thrill (1972) vola subito nella Top 20 e frutta d...

Fela Kuti reinventò la musica dell’Africa occidentale

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Tra gli anni Settanta e Ottanta incorporò il jazz e il funk nei generi tradizionali nigeriani, e diventò una leggenda artistica e politica di Giuseppe Luca Scaffidi Alla fine degli anni Sessanta la scena culturale di Lagos, la più grande città della Nigeria, si concentrò in un piccolo locale del quartiere di Yaba. Si chiamava Kakadu, ed era il posto in cui gli studenti dell’Università di Lagos e dello Yaba College of Technology, i due atenei più importanti della città, si davano appuntamento per assistere alle lunghissime jam session dei Koola Lobitos, un gruppo che si ispirava alle grandi big band statunitensi, e quindi composto da una dozzina di musicisti suddivisi in una sezione ritmica e in una di fiati. Facevano ballare e divertire la gente suonando l’afrobeat, una musica libera da schematismi che mescolava le composizioni del repertorio tradizionale della comunità nigeriana yoruba a generi che si erano diffusi oltreoceano nella comunità afroamericana, come il funk, il soul e sopr...

Frank Zappa - Hot Rats (1969)

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Nella classifica di chi, facendo musica rock, ha sempre cercato una dimensione tecnica e strumentale da musicista “classico” (mi si perdonino le virgolette) al primo posto non può esserci che lui. Frank Zappa è stato uno dei personaggi più bizzarri e creativi della musica rock. Figlio di Francis, perito industriale originario di Partinico (Palermo), nasce a Baltimore. Per problemi respiratori suoi, la famiglia si trasferisce prima in Florida e poi a Los Angeles. Agli inizi degli anni 60′, bazzica studi di registrazione, con l’idea di fare musica orchestrale. Quello che però riesce ad ottenere sono solo jingle pubblicitari (determinanti comunque nello sviluppo della sua musica), qualche canzoncina da poche copie e due composizioni per gli Animals (il disco di riferimento è Animalism). Non si sa come, verso la fine del 1965 viene ingaggiato dalla Verve, la leggendaria etichetta del Jazz, e Zappa, che aveva fondato nel giorno della festa della mamma il suo gruppo, The Mothers Of Invention...

Bodega - Our Brand Could Be Yr Life (2024)

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di Lorenzo Montefreddo What is the difference between an artist and an advertiser? (“Bodega Bait”) Quanto un artista è spinto da reale urgenza creativa o quanto è solamente un pubblicitario che vuole vendere i suoi prodotti? Nella loro ultima uscita, “Our Brand Could Be Yr Life”, parafrasando il libro sull’underground americano degli anni 90 “Our Band Could Be Your Life”, i Bodega osano porsi questo interrogativo. E lo fanno ricorrendo a un’operazione abbastanza inusuale: scelgono di fare un ritorno al loro passato con il ripescaggio dei brani scritti nel disco pre-esordio, quando avevano ancora come ragione sociale Bodega Bay. In questa sorta di prequel dell’esperienza Bodega, la band di New York rivede, riarrangia tutto il materiale, riscrivendo anche alcune parti per riproporlo in una nuova veste che sfrutta tutte le competenze acquisite in questi anni di attività. Già l’arrembante open track “Dedicated To The Dedicated” è una chiara dichiarazione di intenti, piena di cambi di direz...

E T I C H E T T E

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