21 aprile 2016

Sly & The Family Stone - There's A Riot Going' on (1971)

Sulle colline alle spalle di Los Angeles, nella casa in stile gotico che appartenne a John e Michelle Phillips dei Mamas & Papas, Sylvester Stewart - che si fa chiamare Sly Stone da quando guida da sovrano assoluto la Famiglia Stone - registra il nuovo album in un attico a cui si accede da una scala segreta, nascosta dietro una libreria. Registra, registra, registra. Poi cancella, sovrappone le nuove tracce alle vecchie, ricicla i nastri, tanto che, quando l'album finalmente uscirà, in ritardo di un anno intero sulle promesse che lui stesso ha fatto alla casa discografica, molti pensano che proprio i nastri usurati e riutilizzati piú volte siano la spiegazione per quei suoni smorzati, quasi soffocati, incredibili per la band piú esplosiva e trascinante del panorama contemporaneo. Altri, piú banalmente, diranno che sono le droghe, che Sly peraltro consuma in dosi notevoli, soprattutto la cocaina. Altri, invece, daranno la colpa agli anni Settanta, che sono arrivati da poco e già si fanno sentire, almeno nelle sensibilità eccitate degli artisti. Nel 1969, a Woodstock, nell'evento che celebra e chiude gli anni Sessanta, la Famiglia Stone si è guadagnata un credito enorme: su quel palco, nelle prime ore del 17 agosto 1969 molti intraviderox1n'America nuova, un po' bianca, un po' nera, un po' funky, un po' rock'n'roll, pronta ad affrontare il decennio in arrivo con energia. Sly ha però deciso che quel credito lo incasserà lui solo, con il piccolo aiuto di un gruppo di amici. Quelli della Family suonano nell'attico, ma nei lunghi mesi di registrazioni, cancellazioni, sovrapposizioni, passano di lí anche Miles Davis, Herbie Hancock, Billy Preston, Bobby Womack, Ike Turner (di questi ultimi tre rimarranno tracce nell'album) e poi chiunque si guadagni i favori di Sly, o di Bubba Banks e J. B. Brown, vecchi compagni di strada ora suoi manager personali. E un caos assoluto, da cui in qualche modo esce un album sorprendente, sofisticatissimo nel linguaggio, controllatissimo nei suom, pieno di idee, molte delle quali incomprensibili. Ci sono, per dire, le prime drum machine, ci sono tastiere distorte come chitane. C'è molta della musica che dominerà il mondo nei decenni a venire. Non c'è la «sommossa» del titolo: Sly Stone ha inserito un brano con quel titolo, ma dura zero minuti e zero secondi. Tutto il resto, però, c'è. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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