King Crimson - Islands (1971)

La favolosa (per l’epoca, siamo agli inizi degli anni ‘70) fotografia della nebulosa Trifida nella costellazione del Sagittario accompagnò l’uscita dell’edizione europea di questo disco (gli americani, non so perchè, preferirono un disegno con il nome della band e il titolo dell’album, che nell’edizione europea non cerano se non sul retro). I King Crimson di Robert Fripp sono una delle band più visionare, imitate e fenomenali della storia del rock. Fripp è stato per almeno un decennio, diciamo dall’uscita del loro clamoroso debutto, In The Court Of The Crimson King, 1969, fino a Heroes di David Bowie, 1979 (in cui il suo contributo creativo è fortissimo) uno dei pilastri della musica popolare occidentale. Eppure sebbene in due anni i suoi King Crimson sfornino 3 dischi leggenda (non solo il primo, ma poi In The Wake Of Poseidon e l’altrettanto magico Lizard) Fripp è costretto a ben 4 cambi di formazione. Agli inizi del 1971, è ormai solo con Peter Sinfield, fido paroliere, co fondatore della band e produttore, e con Mel Collins, che erano entrato con il suo sax durante la produzione di Lizard. Quasi è sconsolato Fripp, e vorrebbe abbandonare ogni ulteriore progetto a nome King Crimson, ma Collins con spirito di lena invidiabile organizza una serie di audizioni: si presentano in moltissimi, tra cui leggenda vuole anche Brian Ferry, scartato, finchè la scelta cade su un batterista, Ian Wallace, raccomandato da Keith Emerson che aveva sfilato Greg Lake al primo nucleo King Crimson, e un cantante, fascinoso e dalla voce bellissima, Raymond "Boz" Burrell, che incantò Fripp. Nell’impossibilità di trovare anche un bassista, dopo che il prescelto Rick Kemp ex Steeleye Span rinunciò all’ultimo momento, si racconta che Boz iniziò a strimpellare un basso lasciato da uno dei musicisti: Fripp ne intravide il potenziale, decide di insegnargli come suonare partendo dal posizionamento delle dita, le scale ed alcuni suggerimenti sull'intonazione. La band decide di dare una settimana di tempo al nuovo bassista per vedere se la cosa possa funzionare. In sole undici settimane Boz, aiutato anche dal batterista Ian Wallace a sincronizzarsi con la batteria, riesce ad imparare tutte le parti di basso delle complesse composizioni di Fripp. Tutto è pronto per andare in studio e iniziare a produrre il nuovo disco dei King Crimson: Islands. Si parte dall’influenza, fortissima, che il jazz ebbe già in Lizard, ma qui si percorrono strade innovative e per anni non più percorse, in un disco dal fascino suggestivo e in molti sensi mai del tutto consumato, un disco che trascende persino la definizione in un genere per la varietà, fantastica, che contiene e per le geniali intuizioni di Fripp e soci. Formentera Lady, che apre il disco, è piacevole e intricata, e il testo di Sinfield, ispirato alla fama di capitale hippie della città in quel periodo diventerà famoso tanto che Formentera Lady è il titolo di un documentario sulla comunità hippie nell’isola di quei tempi (del 2018) e oggi esiste una “Via King Crimson” a Formentera. Ma il disco ha ben altre sorprese: Sailor’s Tale è uno dei loro capolavori, uno strumentale enigmatico e meraviglioso, tutto un rincorrersi di ritmiche jazz fino a due assoli, uno di Collins al sax e uno di Fripp alla chitarra, leggendario, “apparso” in sogno al chitarrista e registrato alle due di notte da solo nello studio di registrazione. Ladies Of The Road è, parola di Sinfield, la canzone con il testo più sessista della storia, un omaggio in stile pop-Beatles al mondo della groupies con Boz che canta filtrando la voce in un secchio, mentre è in preda ai postumi di una micidiale sbronza. The Letters è fatta per esaltare, in freejazz, la voce davvero sottovalutata di Burrell. Song Of The Gulls è eseguita da una piccola orchestra d’archi e dall’oboe, diretti da Fripp, rielaborazione di un movimento della Suite N°1 scritta da Fripp nel 1967 e contenuta nell'album The Cheerful Insanity Of Giles, Giles & Fripp del 1968. Ma il capolavoro sono i 12, intensissimi e magici, minuti di Islands (che racchiude anche una hidden track con le chiacchiere preparatorie delle prove d’orchestra di Song Of The Gulls): il canto di Boz Burrell, su un testo molto complesso e bello di Sinfield, racconta della necessità di essere comunità, e non solo isole, nell’arcipelago del mondo. Uno dei passi più belli, famosissimo, dice: “Scure banchine del porto / come dita di pietra / si allungano bramose dalla mia isola / Carpiscono le parole dei marinai / Perle ed angurie / sono sparse sulla mia riva / Come innamorati, legate in cerchio / Terra ruscelli ed alberi ritornano al mare / Onde lambiscono la mia isola / portando la sabbia lontano da me /Al di sotto del vento che si trasforma in onda / Pace infinita / Le isole uniscono le mani / Sotto il mare del paradiso”. Il disco ebbe un’accoglienza strana, amato dalla riviste jazz, meno da quelle rock, ma con il tempo si è apprezzata sempre di più la sua natura unica e originale, in un momento tra l’altro preludio ad una ennesima rivoluzione, perchè solo dopo pochi concerti Fripp verrà abbandonato da tutti, persino Sinfield, e con una nuova formazione che comprenderà Bill Bruford, John Wetton, David Cross, e Jamie Muir, inizierà una nuova fase, per certi versi ancora più estrema, con la trilogia di Larks' Tongues In Aspic, Starless And Bible Black e Red nel bienno 1973-1974. Ennesima dimostrazione del talento sconfinato e geniale di Robert Fripp, uno dei pilastri del rock di tutti i tempi.

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