King Crimson - In The Court Of The Crimson King (1969)

13 Gennaio 1969. In uno dei sotterranei del Fulham Palace Cafè, sta suonando una band. Ma non è una band qualsiasi, perché di lì a pochi mesi la loro musica esploderà come una supernova, divenendo di fatto in pochi mesi una delle formazioni principe del rock inglese. In quel sotterraneo suonavano Robert Fripp (chitarra), Greg Lake (basso e voce), Mike Giles (batteria) Ian McDonald (tastiere e fiati) a cui si deve aggiungere un paroliere, Peter Sinfield. Qualche tempo prima Fripp e Giles suonavano già insieme, con il fratello di Mike, Pete, nel trio Giles Giles & Fripp. McDonald subentra di lì a poco, portando la fidanzata Judy Dyble, ex Fairport Convention, come vocalist (ma si lasciarono dopo pochi mesi) ma soprattutto l'artista Peter Sinfield, col quale già scriveva canzoni. Quella sera del 13 gennaio la band ha già preso un nuovo nome: King Crimson, inventato da Sinfield come nuova versione di Belzebù, il principe dei demoni. Secondo molti era un omaggio a Federico II di Svevia, lo stupor mundi, a cui il soprannome di Re Cremisi fu affibbiato dalla Chiesa in quanto considerato l’Anticristo. La svolta avvenne qualche mese più tardi, quando i King Crimson suonarono al leggendario concerto di Hyde Park voluto dai Rolling Stones come commemorazione dell’appena scomparso Brian Jones: suonarono come uno dei gruppi di apertura per oltre 500000 persone nel luglio del 1969 . Appena poche settimane prima erano iniziate le registrazioni del loro disco d’esordio, che partì con la supervisione del noto produttore Tony Clarke ma che alla fine la band accantonò per prodursi il disco da sola. Il 10 ottobre del 1969 è pronto nei negozi il loro esordio, In The Court Of The Crimson King: l’album è devastante per due motivi, uno visivo, per la iconica, leggendaria copertina di Barry Godber, di cui scriverò dopo; e poi per la musica, che cambia le coordinate del rock, divenendo il primo (e forse insuperato) capolavoro del progressive. In The Court Of the Crimson King è un memorabile, dolente e inquietante manifesto, un disco che esplora le contraddizioni del tempo in una musica aggressiva, visionaria, maestosa, poetica che per la prima volta si estende oltre i limiti del rock del periodo, prendendo dal jazz, dalla melodia e per la prima volta si discosta dai canoni del rock blues imperante. La partenza con 21st Century Schizoid Man è già leggenda, con la voce distorta di Lake, le schitarrate di Fripp (con leggendario assolo) e gli innesti di sax di McDonald, in una canzone incubo sulla miseria dell’uomo moderno (Nulla di ciò che ha gli serve realmente\Uomo schizoide del ventunesimo secolo sentenzia l’ultimo verso) e sulla guerra del Vietnam; poi si passa alla dolcezza di I Talk To The Wind, in un continuo ondeggiare tra un passato glorioso, inteso proprio in senso storico, e un presente oscuro e drammatico; infatti la canzone è una ballata bucolica dove la voce di Lake è cullata dal flauto di McDonald in un momento che sembra solo uno spiraglio di luce nel buio. Perchè dopo arriva un altro capolavoro: i tamburi e l’intro di Epitaph danno i brividi, per un brano che è una riflessione terribile sul destino dell’uomo nell’era nucleare, tra paura e sconforto, celebre per il pessimismo che esprime (La conoscenza è un amico mortale\Quando nessuno fissa le regole\Il destino dell'intera umanità, per quel che vedo\È nelle mani degli idioti) e contiene due intermezzi strumentali che si intitolano March For No Reason e Tomorrow and Tomorrow. Moochild è la parte free form del capolavoro, 12 minuti di improvvisazione di chiaro stampo jazz, con intermezzi famosi strumentali, poche parti cantate e soprattutto l’apoetosi del mellotron, che è presente in tutto il disco, ma qui raggiunge l’apice di utilizzo e potenza. La chiusura non può essere da meno: The Court Of The Crimson King è una suite da pelle d’oca, piena prova della grandezza strumentale e creativa del gruppo, un viaggio nelle stanze del Re, nella sua magia, nella sua visionarietà. Rimane da dire sulla copertina, divenuta una delle icone del ‘900. Godber non era un grafico di professione, faceva il programmatore di computer, che nel 1969 era un mestiere da fantascienza. Sentendo e leggendo le prime idee sul Schizoid Man, decise di disegnare quella paranoia, ispirandosi a L’Urlo di Munch. I colori saturi e psichedelici fecero il resto, sul retro il disegno ambiguo del Re Cremisi che invita ad andarlo a trovare; lo sguardo è quasi stanco, ma il sorriso mostra dei canini vampireschi che non sono proprio amichevoli. Tra l’altro Godber morì per una rara malattia cardiaca mai diagnosticata qualche mese dopo l’uscita del disco, senza poter mai vivere il successo del suo lavoro. All’epoca della sua uscita fu accolto con sentimenti contrastanti e una parte della critica non lo capì affatto. Con gli anni, e la fortuna del progressive, si capì la forza rivoluzionaria di uno dei dischi più importanti del secolo scorso, per la forza pionieristica, per la potenza sonora e immaginifica. Dopo questo disco, McDonald e Giles se ne vanno, prima intraprendendo una carriera come duo poi McDonald diventerà ricco e famoso con i Foreigner. Lake rimane a mezzo servizio nel successivo In The Wake Of Poseidon (1970), dove già emerge maggiormente la guida di Fripp, ma lascerà anche lui per unirsi a Keith Emerson e Greg Palmer per il leggendario trio prog Emerson Lake & Palmer. Fripp continuerà da solo a sondare il suo amato jazz per i King Crimson, ma quella è un’altra storia, riflessi di quella supernova scoppiata un giorno dell’ottobre del 1969.

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