Leonard Cohen, poeta e cantautore

You want it Darker, l’ultimo album di Leonard Cohen
di Vittorio

Leonard Cohen, poeta e cantautore è scomparso l’11 novembre del 2016. Sempre in quell’anno aveva pubbblicato l’album You want it Darker. Vittorio ne ripercorre la storia e la musica in questo ritratto…

Leonard Cohen è stato poeta, romanziere, cantautore, regista, monaco buddista.
Ha attraversato questa terra in punta di piedi, avendo l’accortezza di non fare troppo rumore, provocando suo malgrado un gran subbuglio, perlomeno nell’ambito letterario e musicale. Perlomeno in molti cuori.
A pochi giorni dalla sua morte, avvenuta lunedì 7 novembre 2016 e comunicata al mondo 3 giorni dopo, si è avviata la kermesse dei “grandi appassionati di”, “quelli che lo conoscevano e lo amavano prima di chiunque altro”.
Un film già visto. Un film triste, in quanto comincia sempre con la morte di qualcuno. Che poi finisce, perlomeno in molti organi di informazione italiana, in pochade.
Un film già visto in occasione della scomparsa di Joe Strummer, di BB King, di Johnny Cash, di David Bowie, di Lou Reed e che purtroppo rivedremo quando saremo in presenza di nuovi lutti. Con lo stesso medesimo e trito copione. Esaltazione del recente scomparso da parte di chi non lo aveva minimamente considerato quando era in piena attività, con notizie ed aneddoti al limite della falsità o quando va bene riciclati da altre fonti. Il più comune di questi aneddoti comincia solitamente con il classico “io lo conoscevo bene”. Avete capito il genere, è inutile spendere parole.

Leonard Cohen, ritratto

Leonard Cohen io non lo conoscevo così bene, ma alcune sue canzoni mi sono entrate nel profondo. E non poteva essere altrimenti, con quelle scarne melodie che sostenevano quella voce simile, cito i più grandi ed affermati critici musicali mondiali, ad una lama di rasoio arrugginita.
Me ne aveva parlato, e molto, negli anni 80 un mio amico veneziano che mi regalò I’M YOUR MAN, che allora classificai come un album mediocre. Ero un giovane punk che stava attraversando, di nero vestito, l’epopea del post punk. I miei interessi musicali portavano il nome di PIL, Joy Division, Siouxsie & the Banshees e poi più tardi Echo & theBunnymen, Teardrop Explosion, Soft Cell, Sister of Mercy, i miei preferiti.

Suonava bene quel nome, Sister of Mercy! Ma da dove arrivava, quello strano e seducente nome?
Scoprii ben presto che era un pezzo di Leonard Cohen e che questi era un idolo dei componenti del gruppo in questione. Ma anche di quel fenomeno che stava emergendo come solista, quel tal Nick Cave che anni prima urlava nel microfono dei Birthday Party, facendomi. Ma rimanendo in ambito nazionale era uno dei punti di riferimento di Fabrizio dè Andrè.
Con tali referenze non poteva essere estraneo ai miei interessi e cominciai ad occuparmi di questo personaggio, che in quel periodo si era ritirato in un convento buddista per uscirne solo dopo molti anni. Salutai con entusiasmo, nel 2001, l’uscita del suo nuovo album e mi innamorai di quel film tributo prodotto da Hal Willner (di cui un giorno o l’altro vi parlerò) in cui Leonard si alterna sul palco ad artisti quali il già citato Nick Cave, Bono, Rufus Wainwright e tanti altri.

Sono andato a recuperare i suoi lavori degli anni 60 e 70, quelli in cui Cohen assomiglia al tenente Sheridan.
Album scarni e bellissimi. Da ascoltare ed amare incondizionatamente.
Ecco, io non lo conoscevo bene, ma delle sue opere sono innamorato.
Ecco, lui è mancato a questo mondo, ed io parlo del mio passato che tangenzialmente ha incontrato il suo spirito.
Voglio chiudere con arroganza. Sono convinto che questo modo di ricordare Leonard Cohen sarebbe piaciuto molto, a Leonard Cohen, grande uomo in quanto sapeva porsi come piccolo, umile, monaco letterato che si esprime con la musica. La sua. Quella che rimarrà. A dispetto di quanti lo conoscevano bene.

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